<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465</id><updated>2012-01-11T17:09:23.925+01:00</updated><category term='Angelo Panebianco'/><category term='Programma Unione di Centro'/><category term='politica economica'/><category term='Occupazione'/><category term='scuola'/><category term='La Rosa per l&apos;Italia'/><category term='Energia nucleare'/><category term='Alleanza per l&apos;Italia'/><category term='Riforme costituzionali'/><category term='politica energetica'/><category term='rinnovamento della politica'/><category term='Politica Monetaria'/><category term='Risultati elettorali'/><category term='Federalismo'/><category term='reagire alla crisi'/><category term='Politica fiscale'/><category term='Welfare'/><category term='politica industriale'/><category term='evasione fiscale'/><title type='text'>Nicola Squicciarini</title><subtitle type='html'>Oltre la palude: COSTRUIAMO IL NUOVO POLO</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>389</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-347118098658545019</id><published>2011-06-24T12:28:00.000+02:00</published><updated>2011-06-24T12:29:49.418+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Attenti, è l'ultimo autobus</title><content type='html'>Chi analizza i dati economici degli ultimi giorni può essere più che giustificato se si lascia andare a una crisi di sconforto. Nell’ampia massa di notizie sulla congiuntura e sulle imprese di tutto il mondo è difficilissimo trovare qualche segnale davvero positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli Usa aumenta la disoccupazione, in Italia il Centro Studi di Confindustriaprevede un tasso di crescita dimezzato, al ridicolo, quasi inesistente livello dello 0,6 per cento, del tutto insufficiente a qualsiasi discorso di rilancio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre negli Stati Uniti la vendita delle abitazioni nuove fa registrare l’ennesimo segno negativo, in Italia dal mondo del commercio arriva l’ennesimo allarme sulle serrande dei negozi che chiudono per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presidente della Confindustria invoca riforme immediate, il presidente della Fed, la banca centrale americana riflette in maniera malinconica sui possibili effetti della crisi greca. E l’elenco potrebbe continuare a lungo, basti pensare che persino in Germania, il Paesecampione del recente recupero, illusoriamente scambiato per crescita, il più noto indice congiunturale registra un’inattesa e grave caduta. La stessa Cina non sembra esser più un Eldorado senza crisi, visto che, pur con ripetuti rialzi dei tassi di interesse e altre misure finanziarie restrittive, non riesce a tenere a freno l’inflazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ormai chiaro che nell’ambiziosa manovra di rilancio dell’economia mondiale basata sull’iniezione di nuova liquidità da parte degli Stati unici - in pratica, la stampa di nuovi dollari - qualcosa è andato storto e il mondo si trova sprovvisto di un «piano B», un piano di riserva per far ripartire il motore bloccato o troppo lento. Dalla politica non viene nessun barlume di soluzione e il mondo politico italiano spicca per la sua capacità di dimenticare i grandi problemi per dettagli come la polemica nascosta tra Bossi e Maroni, mentre molti mezzi di informazione dedicano più spazio alle difficoltà dell’Inter a trovare un nuovo allenatore che alle difficoltà dei giovani a trovare un lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ tempo di uscire da questo circolo vizioso, di provare a immaginarsi strade di crescita, di iniziare il discorso, troppo a lungo interrotto, sul nuovo sviluppo. Limitandosi all’Italia, lo si può fare domandandosi come potrebbe questo Paese riprendere, sia pure molto modestamente, un cammino di espansione della sua economia. Che cosa ci vorrebbe per passare dal misero 0,6 per cento del 2011 di cui - purtroppo realisticamente - ci accredita il Centro Studi della Confindustria diciamo a un 2 per cento nel 2012? Dopotutto, si tratta di un tasso che riuscivamo a raggiungere con disinvoltura ancora una quindicina di anni fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve essere chiaro che non c’è una ricetta miracolosa, non ci sono singole misure che possano agire da potentissime medicine. C’è invece una condizione di base che bisogna ricreare. Si tratta di un generale clima di collaborazione sulle questioni fondamentali, una sorta di consenso di fondo che ora manca nella società. Se non partiamo dal presupposto che tutti debbano rinunciare a qualcosa, che tutti hanno sbagliato qualcosa, se si reclamano o difendono diritti invece di accettare doveri è perfettamente inutile darsi da fare. La decomposizione dei rifiuti nelle strade di Napoli, dovuta a un contrasto di interessi particolari e al disprezzo per l’interesse collettivo assai più che a, pur importanti, motivi tecnici diventa una metafora della decomposizione dell’economia di un grande Paese nel più generale quadro di disgregazione del sistema politico-sociale europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Schematicamente, le grandi rinunce sono due. E vedono da un lato alcuni diritti acquisiti, dall’altro alcuni capitali finanziari o immobiliari molto aumentati. Se gli orari, le ferie, le stesse procedure di inizio e termine del lavoro, l’età del pensionamento «non si toccano», le fabbriche - che devono competere con quelle di altri Paesi dove invece è possibile agire su questi elementi della produzione della ricchezza chiudono. Se i capitali finanziari devono essere esenti da imposte per definizione, e le rendite finanziarie devono continuare a essere poco tassate, se l’evasione fiscale deve continuare a essere tollerata, allora è bene rassegnarsi a vedere il Paese scendere sempre più in basso in tutti i confronti con ogni tipo di paesi del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due rinunce (quella «del lavoro» e quella «del capitale») non solo devono in qualche modo bilanciarsi e compensarsi ma anche essere accompagnate da un ulteriore scambio con le generazioni giovani e future. Finora siamo sopravvissuti alla crisi al prezzo di massacrare le prospettive di vita di gran parte di coloro che hanno meno di 35-40 anni; tutta la (poca) crescita che sarà possibile ottenere con questi sistemi deve andare a loro. Nel mondo del lavoro, una maggiore flessibilità all’uscita deve servire a garantire una maggiore stabilità all’entrata, oggi ridotta al peggior tipo di precariato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su queste basi è probabilmente possibile costruire un qualche programma politico di cui oggi né la maggioranza né l’opposizione sembrano disporre. Potremmo così provare a costruire un futuro decente per tutti. Per cercare di salire sugli ultimi autobus che la storia mette a nostra disposizione.&lt;br /&gt;MARIO DEAGLIO - La Stampa - 24 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-347118098658545019?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/347118098658545019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=347118098658545019' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/347118098658545019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/347118098658545019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/attenti-e-lultimo-autobus.html' title='Attenti, è l&apos;ultimo autobus'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6093925922886847603</id><published>2011-06-24T10:50:00.001+02:00</published><updated>2011-06-24T10:53:27.019+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Casini: governo di unità nazionale Berlusconi lasci o saremo travolti</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Il leader dell'Udc: Italia non è governata, serve un'assunzione di responsabilità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risponde rapido alle domande più semplici, «proporre ora la riforma fiscale è da irresponsabili», «l’idea di un Ppe italiano, detta da Berlusconi che ha rotto con me e cacciato Fini, è un misto di propaganda e di ipocrisia». E rilanciare la legge sulle intercettazioni, con la P4 che squaderna «tante sciocchezze, ma anche un sistema di potere che si nutre della debolezza della politica, è perlomeno sospetto». Soprattutto, «la difesa della privacy va bene, ma di mettere il bavaglio alla libera stampa non se ne parla neanche». Poi inforca la porta di Angela Merkel. E quando il telefonino squilla ha appena fatto ciao, «ma da lontano», proprio a Silvio Berlusconi. «Esportare all’estero le beghe italiane mi fa accapponare la pelle. E poi che ci parlo a fare? Non è più tempo di convenevoli...». Però, degli incontri al margine del vertice del Ppe e del Consiglio Europeo a Bruxelles, qualcosa Pier Ferdinando Casini dice: «Si tenta di convincere l’opposizione greca di Nuova Democrazia ad appoggiare il piano di risanamento di Papandreou, senza l’unità nazionale nemmeno l’Europa può aiutare la Grecia. E’ un momento storico e drammatico, che ha qualcosa da insegnare all’Italia. Anche noi rischiamo. L’Italia sta andando a fondo perché la maggioranza c’è, ma il governo non fa nulla». E di fronte a questo, «l’importante non sono le promesse e la propaganda ma il fare, le cose concrete». Di fronte a questo «se Berlusconi resta o se ne va è poca cosa...»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure lei ha posto quella precondizione per riavvicinarsi al centrodestra. E nel dibattito alla Camera è stato tra i più duri. Tanto che Berlusconi ha commentato che con lei è rottura, non c’è più niente da fare... Stavate trattando?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«No, infatti non c’era niente da rompere. Io non sono stato duro, sono stato come sempre leale. Ho detto in faccia a Berlusconi che se lui facesse un passo indietro non sarebbe un suicidio, sarebbe un atto d’intelligenza e di lungimiranza per il futuro suo e del centrodestra. E del Paese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi obietta che non si fa un matrimonio ponendo condizioni da funerale...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Berlusconi è simpatico, lo sappiamo. Ma io non ho chiesto un suicidio, ho indicato la salvezza. Il suo attaccamento al governo ormai è accanimento terapeutico, vive attaccato a Scilipoti, ai «responsabili» e alla maggioranza dei 317, e non si accorge di esserne prigioniero, senza vie di fuga, paralizzato, immobile. Berlusconi è stato il principale elemento divisivo della politica italiana, per lunghi anni. Difficilmente può oggi essere lui a favorire assunzioni più ampie di responsabilità. Vede, chi semina vento raccoglie tempesta: se Berlusconi non fa un intelligente passo indietro, rischia di lasciarci come eredità una reazione che produce estremismi altrettanto sbagliati. Che non risolverebbero i problemi italiani, anche perché non è a colpi di referendum che si costruisce un’alternativa di governo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nega il significato politico di quei 27 milioni di no a quattro leggi del governo Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non lo nego affatto e non lo sottovaluto. E apprezzo la prudenza dei leader del Pd nell’interpretare il significato di quei voti. Hanno fatto bene. L’Italia ha bisogno di coraggio, di rimettersi in moto. Il lascito berlusconiano rischia di travolgerci tutti. Per ora gli «indignados» italiani si sono espressi al voto ma, se il sistema politico non si sveglia, gli «indignados» si riverseranno contro tutti noi. E senza che questo movimento politico possa essere utile all’Italia, perché ci siamo già abbuffati di demagogia e populismo, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il referendum Passigli per riportare l’Italia al proporzionale? Lo sa che quel quesito non sta in piedi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Questa è l’obiezione di una parte, dei fan del maggioritario. Sta in piedi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa si aspetta da Berlusconi, dopo la verifica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Temo l’ immobilismo totale, il suo discorso in Parlamento è lo stesso dell’insediamento di tre anni, ma intanto non è stato fatto nulla».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ci fosse un’inversione di tendenza, lei sarebbe disposto a dare il suo sostegno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Io resto all’opposizione, dove sto da cinque anni, ma le poche cose giuste che ha fatto il governo le abbiamo sempre sostenute. Ma mi chiedo: sin qui Berlusconi non è stato sulla luna, è stato a Palazzo Chigi, e se non ha governato sinora, che ragione c’è che cominci nei prossimi anni? Nel frattempo, il bipolarismo è entrato in crisi e il problema non è aggiungere un giocatore, è cambiare lo schema di gioco. Per questo dico, da tempo, che all’Italia occorre mettere attorno ad un tavolo le forze responsabili del Paese a fare le scelte impopolari che i partiti non hanno il coraggio di fare. Serve un governo di unità nazionale. Serve un’assunzione di responsabilità più forte e più ampia, o l’Italia va a rotoli».&lt;br /&gt;ANTONELLA RAMPINO - La Stampa - 24 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6093925922886847603?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6093925922886847603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6093925922886847603' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6093925922886847603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6093925922886847603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/casini-governo-di-unita-nazionale.html' title='Casini: governo di unità nazionale Berlusconi lasci o saremo travolti'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3360074151064977756</id><published>2011-06-19T15:31:00.001+02:00</published><updated>2011-06-19T15:33:16.922+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Tremonti accelera: tagli per 5 miliardi ai ministeri</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Pronta una norma per applicare i «costi standard» dei Comuni dal 2013&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre Umberto Bossi gioca a Risiko sulla mappa dei ministeri, i tecnici che lavorano (ancora) negli stanzoni romani del Tesoro lavorano alle questioni dirimenti: come tagliare la spesa ai palazzi in maniera equa. La parola magica è «costi e fabbisogni standard», il principio introdotto con il federalismo fiscale per gli enti locali. Il meccanismo è semplice: un soggetto terzo analizza le spese delle amministrazioni (nel caso dei Comuni sarà la Sogei), stabilisce i criteri in base ai quali definire dei tetti, quindi applica quei limiti di spesa a tutti gli uffici. La manovra che il governo approverà alla fine del mese allargherà il principio a tutte le amministrazioni, compresi i ministeri. «Credo che nella manovra verrà inserita una disposizione che ricalchi l’idea dei fabbisogni standard», spiegava ieri il presidente della Commissione di attuazione per il federalismo fiscale, Luca Antonini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’obiettivo è superare i cosiddetti «tagli lineari», vale a dire le riduzioni di spesa che colpiscono in modo indiscriminato. Nel caso dei ministeri, la definizione dei criteri sarà demandato ad un «nucleo di valutazione» presso la Ragioneria. Il lavoro non sarà semplice ma promette risparmi importanti: nella bozza di manovra che circola al Tesoro, la misura garantirebbe cinque miliardi di euro di risparmi nel biennio 2013-2014.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avvertimento di Moody’s, e la minaccia di tagliare il rating italiano, ha fatto accelerare il lavoro di messa a punto del decreto. Per evitare contraccolpi sui mercati, innervositi dalla crisi greca, Giulio Tremonti porterà il provvedimento in consiglio dei ministri il prima possibile. La prima data utile dovrebbe essere martedì 28 giugno, ma certezze ancora non ve ne sono. L’unica certezza è la correzione necessaria ad azzerare il disavanzo nel 2014: tre miliardi per finanziare spese obbligatorie quest’anno (fra queste le missioni all’estero), altri 6-7 miliardi nel 2012, almeno 30 miliardi nel biennio 2013-2014. Se le previsioni di crescita saranno rispettate, questa tabella di marcia dovrebbe permettere all’Italia di raggiungere entro la fine di quest’anno il deficit al 3,9%, al 2,7% nel 2012 e così via fino al «close to balance» (il quasi pareggio di bilancio) a fine 2014. Per nostra fortuna, prima di formulare un giudizio definitivo su un Paese in «warning» («avvertito») le agenzie di rating concedono un comodo lasso di tempo. Nel caso di Moody’s il tempo a disposizione è novanta giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se c’è un monito da temere è quello delle agenzie di rating: il minimo declassamento dei titoli italiani costerebbe al Tesoro un aumento vertiginoso degli spread, e di conseguenza del costo necessario a finanziare il debito pubblico. Dalle parti di Via Bellerio la questione non sembra abbastanza chiara, se è vero che Bossi chiede il (costosissimo) spostamento di quattro ministeri e crede nella possibilità di ridurre le tasse senza sacrifici. Non sentono ragione nemmeno i Comuni i quali, riuniti ieri a Ischia, hanno chiesto di evitare nuovi tagli: l’Anci ne ha stimati per altri due miliardi di euro. Più cauti i vertici di Cisl e Uil: ieri i leader Bonanni e Angeletti hanno lanciato una proposta di riduzione delle imposte a costo zero ed hanno glissato sul no all’aumento dell’età pensionabile delle donne del settore privato a 65 anni. Non è chiaro se quel giudizio cambierà: di certo, a fronte di nuove misure anti-evasione o un taglio drastico dei costi della politica, il loro atteggiamento potrebbe mutare. Quali che siano le questioni sulle quali trattare, per Tremonti a questo punto quel che conta è procedere rapidamente. Se si materializzasse il default della Grecia, il prezzo che rischiamo di pagare è alto. Soprattutto se, nel frattempo, non saranno venuti meno le divisioni nella maggioranza.&lt;br /&gt;ALESSANDRO BARBERA - La Stampa - 19 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3360074151064977756?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3360074151064977756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3360074151064977756' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3360074151064977756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3360074151064977756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/tremonti-accelera-tagli-per-5-miliardi.html' title='Tremonti accelera: tagli per 5 miliardi ai ministeri'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-9011538885137197762</id><published>2011-06-18T11:37:00.000+02:00</published><updated>2011-06-18T11:39:07.993+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>L'Fmi ritocca il Pil italiano al ribasso</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Nel 2011 +1%. Focus sul debito&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK&lt;br /&gt;Lieve ritocco al ribasso per il pil dell’Italia nel 2011. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) lima le stime di crescita italiane a +1%, ovvero con un calo di 0,1 punti percentuali rispetto alle previsioni di aprile, in un contesto di rallentamento globale della ripresa, appesantita dalla crisi del debito europea e dai rischi di contagio e dagli Stati Uniti, la cui ripresa è debole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2012 la crescita italiana è confermata al +1,3%. I conti pubblici italiani però tengono, anche se il Fmi invita l’Italia, insieme a Canada e Polonia, a una più rapida attuazione dei piani di risanamento: il deficit quest’anno si attesterà al 4,1% per poi scendere al 3,2% nel 2012, meglio della media di Eurolandia. Resta elevato il debito, sopra il 120% del pil sia quest’anno sia il prossimo a 120,6% e 120,3%. Il confronto con gli altri paesi mostra però come il debito italiano è in qualche modo stabile rispetto agli aumenti osservati fra le economie avanzate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’area euro il livello del debito è previsto attestarsi all’87,9% nel 2011 e salire all’88,7% nel 2012, con la Francia all’84,8% quesst’anno e all’86,6% il prossimo. Trend in aumento anche per Spagna da 67,5% a 69,7%, Giappone da 233,2% a 236,7% e Regno Unito da 82,9% a 86,5%. Nelle economie avanzate del G20 il debito si attesterà quest’anno al 108,4% nel 2011 e al 110,9% nel 2012. «Il processo di aggiustamento fiscale non è omogeneo fra le economie avanzate, con alcune che hanno compiuto progressi, altre che devono aumentare gli sforzi e altre che devono iniziare» mette in evidenza il Fmi, invitando i paesi con elevato debito a «non giocare con il fuoco» e ad agire per ridurlo. In Canada e in Europa il risanamento procede e sta «aiutando gradualmente a rallentare la crescita del rapporto debito pil». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’analisi del Fondo osserva che «in Italia e in Spagna le previsioni spesa sono state riviste al ribasso». Gli aggiustamenti di bilancio in Europa «sono accompagnati da un rafforzamento delle istituzioni di governo e delle norme: in seguito alle recenti riforme nel Regno Unito e in Germania, misure per migliorare il processo di bilancio si discutono in vari paesi, incluse Francia, Grecia, Irlanda, Italia e Portogallo». I mercati temono la sostenibilità del debito della Grecia e fanno salire gli spread sui titoli di stato ma il «contagio a altri paesi dell’area euro è stato limitato, con gli spread stabili in Belgio, Italia e Spagna». &lt;br /&gt;La Stampa - 18 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-9011538885137197762?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/9011538885137197762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=9011538885137197762' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9011538885137197762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9011538885137197762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/lfmi-ritocca-il-pil-italiano-al-ribasso.html' title='L&apos;Fmi ritocca il Pil italiano al ribasso'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6100638399703765266</id><published>2011-06-17T09:28:00.000+02:00</published><updated>2011-06-17T09:30:36.581+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Monetaria'/><title type='text'>Banche, rischio Atene per 130 miliardi</title><content type='html'>La polveriera è sul punto di esplodere, tra tentativi di acciuffare per i capelli Atene e la realtà di una situazione macro-economica che continua ad avvitarsi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chiamarla polveriera non è eccessivo. Come definire quella montagna di oltre 300 miliardi di debito su cui i greci sono seduti? Ma un debito che si fatica a ripagare non riguarda ovviamente solo Atene. È un problema di tutti, dato che le obbligazioni elleniche sono sparse per tutta Europa. Solo a livello delle principali banche europee l'esposizione secondo stime di Credit Suisse viaggia sui 130 miliardi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ingordigia francese &lt;br /&gt;E la parte del leone la fanno i francesi con i loro istituti che hanno in pancia 53 miliardi. A seguire le banche tedesche con 34 miliardi. Per una volta l'Italia e il suo sistema bancario «dove non si parla l'inglese» secondo la felice definizione del ministro Tremonti appare più che virtuosa. L'esposizione è di meno di 3 miliardi, un decimo di quella tedesca. Ecco spiegata la particolare apprensione di Parigi e Berlino. Un eventuale crack greco, o qualsiasi rimodulazione delle scadenze avrebbe comunque un effetto dirompente sugli istituti più esposti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già ma quali sono? &lt;br /&gt;Eccoli. Secondo le stime degli analisti di Ubs la francese Bnp Paribas ha un'esposizione diretta sulla Grecia per 5 miliardi. La diretta concorrente Société Générale vanta 2,5 miliardi (per Citigroup sono 2,9 miliardi). Il Credit Agricole è esposto invece per soli 650 milioni. E non è un caso che l'altro ieri Moody's abbia acceso i riflettori sulle prime tre banche francesi per un possibile «downgrade». Ma anche la franco-belga Dexia non dorme sonni tranquilli: in pancia all'istituto ci sono 3,5 miliardi di bond greci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le tedesche, sempre secondo le stime di Ubs sono Commerzbank (2,9 miliardi), Postbank, acquisita da Deutsche Bank a fine 2010 (1,2 miliardi) e la Landesbank del Baden (con 1,38 miliardi) le più esposte. Ma di per sé questi valori possono dire poco. Conta il loro peso relativo su attivo e capitale. Ebbene l'esposizione di Dexia vale l'1% dell'attivo ma ben il 39% del capitale. Per Commerbank e Postbank la zavorra greca vale oltre un quinto del patrimonio. Il peso sul capitale si riduce invece sulle francesi Bnp e SocGen a un più modesto 8 e 6 per cento. Ma chi davvero balla, e non da ieri, sul filo del rasoio sono gli istituti ellenici. Corsi in soccorso al governo di Atene fin dall'inizio della crisi e di fatto i principali acquirenti di bond governativi di casa. Nei bilanci di National Bank of Greece ci sono 19,4 miliardi; 10 miliardi figurano nei conti di Agricoltural Bank; Piraeus ha in portafoglio 8,7 miliardi; Alpha Bank 4,6 miliardi. E in questo caso quei 50 miliardi in titoli domestici in pancia alle banche di Atene pesano eccome. Per Nbg sono ben il 16% degli asset e il 218% del capitale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c'è chi è messo peggio: Hellenic Postbank ha bond greci per un terzo dell'attivo e per ben sei volte il capitale. Quei titoli poi sono stati comprati nel corso del tempo. Oggi il decennale quota il 39% in meno di anno fa; il quinquennale ha perso il 44%. Quindi quei 50 miliardi valgono sul mercato poco più di 30 miliardi. Il buco reale nei bilanci delle banche greche è di 20 miliardi, nascosto contabilmente dal fatto che sono nei portafogli da detenere fino alla scadenza, il che consente di non dover svalutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il guaio Bce &lt;br /&gt;E qualche problema è evidente anche per la Bce. Anche qui in portafoglio ci sarebbero secondo Credit Suisse una cinquantina di miliardi. Al valore nominale, ma nella sostanza se la Grecia salta si aprirebbe un buco anche nei conti della Banca centrale europea.&lt;br /&gt; Fabio Pavesi - Il Sole 24 Ore - 17 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6100638399703765266?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6100638399703765266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6100638399703765266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6100638399703765266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6100638399703765266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/banche-rischio-atene-per-130-miliardi.html' title='Banche, rischio Atene per 130 miliardi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3493817217532788750</id><published>2011-06-16T11:32:00.000+02:00</published><updated>2011-06-16T11:33:17.665+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Province, Lanzillotta: «Destra e sinistra non vogliono abolirle»</title><content type='html'>«Un atto grave di insensibilità e di sordità nei confronti della voce che viene dai cittadini e dal Paese»: è il giudizio della portavoce di Alleanza per l'Italia, Linda Lanzillotta, intervenuta alla Camera nel dibattito sulla soppressione delle province.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«È da tre anni che si sta palleggiando l'ipotesi di una riduzione radicale delle province per farle ritornare al loro ruolo e ridurre, non solo i costi diretti, che sono 2 miliardi, ma anche i costi indiretti di inefficienze, di duplicazioni, che gravano sui cittadini e sulle imprese», sottolinea Lanzillotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Purtroppo, in Parlamento, registriamo un ostinato immobilismo e l'autoconservazione di un ceto politico che non riesce ad avere la lungimiranza e la generosità di realizzare riforme al servizio del Paese e di ridurre di 2 miliardi di euro la spesa per enti inutili. Ed è sconcertante la saldatura tra tutti i partiti, destra e sinistra, fatta eccezione per il Terzo Polo e l'Idv per mantenere lo status quo delle province che tanto comodo fa a tutti, Lega in testa», conclude la portavoce di ApI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3493817217532788750?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3493817217532788750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3493817217532788750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3493817217532788750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3493817217532788750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/province-lanzillotta-destra-e-sinistra.html' title='Province, Lanzillotta: «Destra e sinistra non vogliono abolirle»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3750516722043310200</id><published>2011-06-08T14:11:00.001+02:00</published><updated>2011-06-08T14:12:59.672+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>L'Europa e Pontida, piani paralleli di una politica talvolta dissociata</title><content type='html'>Il topolino partorito lunedì sera ad Arcore nel vertice Berlusconi-Bossi-Tremonti si è già accorto quanto impervio sia il sentiero che deve percorrere. Per la verità, più che di un sentiero si tratta di due binari paralleli. È la tipica condizione della politica romana: tanto ingessata quanto, il più delle volte, dissociata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri la dissociazione si è manifestata in modo plateale. Sul primo binario corre il monito rivolto all'Italia dalla Commissione europea: ogni risorsa disponibile deve essere utilizzata per ridurre il deficit e in prospettiva il debito. Bene le misure predisposte dal governo, ma a partire dal 2012 occorrerà maggiore rigore e interventi strutturali, perché i rischi sono destinati ad aumentare. In altre parole, se l'obiettivo è il pareggio di bilancio entro il 2014, non c'è spazio per trasgressioni di sorta. Tanto meno per allargare i cordoni della borsa. C'è spazio solo per riforme dolorose. E impopolari. Sullo sfondo, i 40 miliardi di euro da risparmiare in un triennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo binario, parallelo al primo. Il ministro Calderoli presenta in Cassazione una proposta di legge d'iniziativa popolare il cui scopo è il trasferimento al Nord di alcuni ministeri. Si tratta di raccogliere almeno cinquantamila firme e la Lega comincerà subito. Il raduno di Pontida, previsto per il 19, è l'occasione giusta. E così si spera di accontentare gli umori del famoso «popolo leghista», descritto come piuttosto attonito negli ultimi tempi, specie dopo le amministrative. Basterà?&lt;br /&gt;Bossi è molto bravo a motivare i militanti. Ma in questo caso può offrire solo un pugno di mosche. Una proposta di legge sulla dislocazione dei ministeri. Da affidare a un Parlamento che, è presumibile, la dimenticherà in qualche cassetto. Non è molto per le ambizioni leghiste, in attesa che il fatidico federalismo fiscale, su cui il Carroccio si è tanto speso, cominci a dispiegare i suoi effetti. Ma per questo ci vorranno anni e i capi della Lega ne sono ben consapevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altra parte non è facile spiegare ai convenuti di Pontida che i margini per operazioni più serie sono quasi inesistenti. Il linguaggio dell'Europa non lascia dubbi al riguardo e il ministro dell'Economia, da anni in stretti rapporti con il vertice leghista, è il custode dei conti pubblici. La parte «alta» della politica è decisa a Bruxelles e a Strasburgo molto più che ad Arcore o in via Bellerio a Milano. Ed è una linea severa che va poco d'accordo col consenso elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi c'è la parte leggera, persino ludica. Bossi e Calderoli preferirebbero parlare alla loro base inquieta di cose più concrete, ma si trovano a raccogliere firme per trasportare i ministeri in Lombardia. È la prova che la narrazione politica leghista comincia a mostrare la corda. C'è bisogno di un generale rinnovamento di temi e forse anche di uomini. Ma occorrerebbero risorse, soprattutto economiche, intorno a cui costruire le nuove proposte. E queste risorse non ci sono, come l'Europa ricorda a tutti con tenacia quasi quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così si resta nel piccolo cabotaggio, in attesa che qualche evento dirompente arrivi a smuovere le acque. È noto quello che si pensa a sinistra, soprattutto dopo la pronuncia della Consulta: che tale evento sarà, lunedì prossimo, il risultato dei quattro referendum. Ma è tutto da vedere. Contando i tre milioni di italiani all'estero, in gran parte astenuti, il quorum vero (non quello ufficiale) sarà intorno al 54%. Un'asticella molto alta per chiunque. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Folli - Il Sole 24 Ore - 8 giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3750516722043310200?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3750516722043310200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3750516722043310200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3750516722043310200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3750516722043310200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/leuropa-e-pontida-piani-paralleli-di.html' title='L&apos;Europa e Pontida, piani paralleli di una politica talvolta dissociata'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2466002985201087948</id><published>2011-06-08T09:22:00.000+02:00</published><updated>2011-06-08T09:23:20.424+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Rutelli: «No sirene nuovo Ulivo o neo-Berlusconi»</title><content type='html'>«Il Terzo Polo intende definire e consolidare la sua piattaforma politica unitaria senza ascoltare né le sirene del nuovo Ulivo, né i richiami che potrebbero provenire da un governo neo-Berlusconi». Lo ha detto Francesco Rutelli conversando con i giornalisti. «Nulla di tutto questo - ha proseguito il leader dell'ApI - potrà condizionare il nostro percorso politico che troverà un momento importantissimo con la convention unitaria di metà luglio». L'ex vicepremier ha confermato che il Terzo Polo non si fonderà né sceglierà di aderire ad uno degli altri due anche perché «il bipolarismo come si è finora formato riceve critiche fortissime in tutto il Paese». «È chiaro - ha detto ancora Rutelli - che il nostro impegno sarà portare avanti la nostra agenda e le nostre proposte politiche. Siamo in campo per dare contenuti e prospettive diverse».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2466002985201087948?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2466002985201087948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2466002985201087948' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2466002985201087948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2466002985201087948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/rutelli-no-sirene-nuovo-ulivo-o-neo.html' title='Rutelli: «No sirene nuovo Ulivo o neo-Berlusconi»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7890974467816479458</id><published>2011-06-07T15:38:00.000+02:00</published><updated>2011-06-07T15:38:29.665+02:00</updated><title type='text'>Il Terzo polo si rafforza nelle urne</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2245:il-terzo-polo-si-rafforza-nelle-urne&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;Il Terzo polo si rafforza nelle urne&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’analisi dei flussi elettorali fatta sul "Sole 24 Ore" da Roberto D’Alimonte i dati sulla crisi del bipolarismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il centrosinistra è stato il vincitore di questa tornata di elezioni amministrative. Su questo punto non ci sono dubbi. Basta guardare i dati sui 133 comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. In 85 casi hanno vinto i candidati sindaco appartenenti a questo schieramento e solo in 40 comuni ha vinto il centrodestra. Per il centrosinistra il risultato è superiore a quello delle comunali precedenti, che erano finite 76 a 55, e certamente superiore alle aspettative. Sarebbe tuttavia prematuro trarre da queste cifre conseguenze valide a livello nazionale. E va notato che nel campione esaminato anche il centrosinistra è in lieve calo, mentre sale il Terzo polo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche mese fa un pronostico del genere sarebbe stato giudicato frutto di pura fantasia. Ma siamo veramente di fronte a quello che in gergo tecnico si definisce un riallineamento elettorale? Esiste ancora una maggioranza di destra o il Paese è diventato più di sinistra? Rispondere a queste domande vuol dire poter fare ipotesi empiricamente fondate su ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro, e specialmente alle prossime elezioni politiche. Ma non va dimenticato che un esercizio del genere, fatto con dati di elezioni comunali, presenta dei limiti. Tanto più che i dati si riferiscono solo a un piccolo campione di comuni. Però il caso vuole che la distribuzione dei voti per area geografica in questi comuni non sia molto distante da quella di tutti i comuni. Per la precisione, nei 118 comuni in cui si è votato sia nelle regionali del 2010 che nelle recenti comunali circa il 40% degli elettori era collocato al Nord, il 17% nel centro e il 44% nel Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa era quasi perfettamente la distribuzione dei voti nelle elezioni politiche del 2008. La corrispondenza è importante perché si sa quanto la geografia influenzi ancora oggi l'espressione del voto nel nostro paese. Nel complesso in questi 118 comuni hanno votato per le liste a sostegno dei vari candidati-sindaco 4.018.147 elettori. Questi sono i comuni e gli elettori su cui abbiamo condotto l'analisi. Fino a oggi questa base di dati non era disponibile. Né purtroppo sono ancora disponibili i dati dei comuni sotto i 15.000 abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle regionali del 2010 nei 118 comuni del nostro campione l'insieme delle liste di centrodestra aveva ottenuto il 45,5% dei voti contro il 44,4% delle liste di centrosinistra. Nelle ultime comunali queste percentuali sono diventate rispettivamente 38,0 e 43,2. Tutti e due gli schieramenti hanno perso ma il centrodestra ha perso 7,5 punti percentuali mentre il centrosinistra ne ha persi poco più di uno, diventando in questo modo il primo partito in questo insieme di comuni. L'aumento di 7,5 punti della affluenza alle urne tra le due tornate elettorali ha decisamente svantaggiato il centrodestra e molto meno il centrosinistra. Il dato è importante perché vuol dire che il calo del centrodestra non è semplicemente dovuto al fatto che gli elettori che lo avevano votato alle regionali sono rimasti a casa alle comunali. C'è di più. Tra 2010 e 2011 il centrodestra ha perso solo 70.000 elettori su 1.600.000, cioè il 4% circa. È andato male perché non ne ha conquistato di nuovi. Il centrosinistra invece è andato meglio, anche se in percentuale è sceso di poco, perché ha conquistato una quota importante di elettori che nel 2010 non avevano votato e nel 2011 sono tornati alle urne. È ancora una volta una questione di mobilitazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al Nord però il quadro è più articolato. Qui le perdite del centrodestra sono state decisamente più pesanti e gli incrementi del centrosinistra più significativi. Sia in valori assoluti che in termini percentuali in questa area il centrodestra partiva decisamente in vantaggio. Il distacco nel 2010 era di sei punti a suo favore. Adesso i punti di vantaggio sono diventati 8 a favore del centrosinistra. Qui qualcosa è successo, soprattutto nelle città più grandi. Infatti nei 23 comuni capoluogo del nostro campione il centrosinistra ha ottenuto il 50% dei voti e il centrodestra solo il 37,4 per cento. Ad una perdita rilevante di consensi si è aggiunta una bassa capacità di mobilitazione. Un distacco di quasi 13 punti percentuali a favore del centrosinistra in questa zona del paese non è poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sintesi oggi il centrosinistra è diventato lo schieramento maggioritario al Nord e al Centro. Il centrodestra resta tale solo al Sud. Anche qui ha perso ma molto meno che nelle altre zone. Mentre al Nord e al Centro il calo è stato di circa dieci punti al Sud si è fermato a meno di cinque. Anzi in questa area il centrosinistra ha perso di più, quasi sei punti. I vincitori sono stati da una parte la frammentazione e dall'altra i partiti del terzo polo. Il terzo polo come coalizione non si è presentato dappertutto ma i partiti che gravitano nell'area di centro erano ben presenti nel Meridione. La somma dei loro voti arriva al 15,8 per cento. È un dato poco notato. Ed è un dato che aumenta addirittura nei comuni più piccoli. Infatti nei 51 comuni non capoluogo del Sud i partiti del terzo polo hanno ottenuto il 19,8% contro il 12% nei dieci comuni capoluogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Geografia e demografia sono due fattori che pesano molto nella interpretazione del voto. Abbiamo già visto come il risultato al Nord e al Centro sia molto diverso da quello del Sud. E abbiamo visto quanto conti il fattore "dimensione dei comuni" nel successo dei partiti del terzo polo. Questo è vero anche per il centrosinistra. Nell'insieme dei 118 comuni questo schieramento perde voti in percentuale nei comuni dai 15.000 ai 50.000 abitanti mentre passa dal 45,7% al 47,2% nei comuni sopra i 100.000, dove è stato espresso circa il 50% dei voti validi. Insieme alla sua performance nel Nord qui è l'altra chiave del suo successo. Ma è anche il suo limite. L'Italia è un paese di piccole comunità. Nei comuni sotto i 15.000 abitanti (che non sono compresi in questa analisi) vive il 43% della popolazione italiana In questi comuni il centrosinistra è sempre andato molto meno bene che nelle grandi città. Al Nord questi sono i comuni della Lega. Quelli dove il partito di Bossi aveva nel 2010 circa il 30% dei voti. Alle prossime politiche la partita si giocherà necessariamente anche qui, su un terreno che è sempre stato poco favorevole al centrosinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, messi insieme dati e indizi queste elezioni amministrative assomigliano per certi aspetti alle elezioni regionali del 2005. Allora il centrosinistra vinse 12 regioni su 14 e gettò le basi della vittoria alle politiche del 2006. Ma fu una vittoria di Pirro. Il centrodestra riuscì a recuperare riportando a votare i suoi elettori delusi, quelli che in queste comunali sono rimasti a casa. Tanto per essere chiari, in queste elezioni ha votato per le liste di partito il 60% degli aventi diritto. Alle politiche del 2008 è stato l'80%. Si tratta di circa dieci milioni di elettori in più. Per questo la partita decisiva è ancora tutta da giocare. E per vincerla il centrosinistra dovrà mettere in campo una proposta convincente. Un leader, una coalizione, un programma. Tutto questo ancora non si vede.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7890974467816479458?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2245:il-terzo-polo-si-rafforza-nelle-urne&amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;Itemid=23' title='Il Terzo polo si rafforza nelle urne'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7890974467816479458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7890974467816479458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7890974467816479458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7890974467816479458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/il-terzo-polo-si-rafforza-nelle-urne.html' title='Il Terzo polo si rafforza nelle urne'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-854525632892308709</id><published>2011-06-07T09:37:00.002+02:00</published><updated>2011-06-07T09:46:44.479+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>La ricetta é giusta, ma il governo no</title><content type='html'>Le proposte avanzate da Draghi sono tutte molto giuste e condivisibili. Il problema è che un vero rilancio dell’economia avrebbe richiesto l’uso del bisturi, e invece questo governo ha usato l’accetta con tagli indiscriminati che ci hanno gettato in una depressione economica senza precedenti. Intervenire sugli sprechi e attuare misure strutturali avrebbe richiesto un lavoro paziente che avrebbe dovuto cominciare nel 2008 per dare qualche risultato già oggi. Ma la verità è che questo esecutivo si è fatto in quattro solo per trovare soluzioni alla vita privata del presidente del Consiglio, lasciando gli italiani al loro destino attraverso politiche improvvisate e irresponsabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Paese ha finalmente capito che al Cavaliere non interessa nient’altro che se stesso. Ma non si può tacere che questo disastroso quinquennio di legislatura, lascerà al nuovo governo un’eredità spaventosa che costringerà gli italiani a durissimi sacrifici». Le prove tecniche di fine berlusconismo sono un’ottima notizia per Giorgio La Malfa. Ma il deputato del Terzo Polo accoglie l’ultima relazione dell’uscente governatore di&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bankitalia, Mario Draghi, con un misto di rammarico e preoccupazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tagli alla cieca azzerano lo sviluppo, spiega Draghi. È la sonora bocciatura di Tremonti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tagli alla spesa erano necessari, ma affinchè risultassero anche utili avrebbero dovuto essere mirati. Naturalmente ciò avrebbe richiesto un diligente lavoro di analisi in grado di sfrondare la spesa sociale dai gravami e di finalizzare i margini recuperati a un piano di sviluppo. La conseguenza è la stagnazione attuale, che per quanto sia drammatica non è ancora giunta alla fase acuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa manca per farci gridare al capolavoro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manca tutto il tempo sprecato da questo governo a negare la crisi, a fabbricare leggi ad personam e a inneggiare al popolo sovrano che invece è stato l’ultimo dei pensieri di questa maggioranza. Se questo governo  riuscirà a trascinarsi fino alla fine della legislatura, nel 2014 scatterà il piano di rientro imposto dall’Europa: tagli immediati senza se e senza ma. E allora saranno dolori, per chi dovrà sanare questo disastro. Se non sono capaci nemmeno di capire perché hanno perso queste elezioni, come possiamo sperare che si rendano conto di aver affossato il Paese? Chi avrà il coraggio di dire al capo di dimettersi e andare a casa, se molti di loro sanno che senza Berlusconi un partito che non è mai esistito smetterà di esserci anche nella forma?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Draghi sostiene che per rilanciare i consumi, bisogna rilanciare il mercato del lavoro. In particolare per giovani e donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli interventi legislativi sul mercato del lavoro non sono mai stati molto efficaci. Servono piuttosto operazioni macroeconomiche, e cioè investimenti in grado di sostenere la domanda aggregata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il governatore parla anche di aliquote più basse e lotta all’evasione fiscale più efficace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È soltanto grazie alla riduzione delle aliquote che l’evasione fiscale può diminuire. Al contrario, ipotizzare che un maggior gettito possa tradursi in tasse più basse non è molto credibile. Per abbassare le aliquote occorre tagliare la spesa in modo mirato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Draghi valuta le mancate riforme dell’istruzione e della giustizia civile in due punti di pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stime attendibili. E inoltre va considerato il discredito lanciato sul sistema Italia dalle tragicomiche sortite del premier e dei suoi festini bizzarri. Gli investitori stranieri hanno bisogno di sapere che i loro soldi finiscono in un Paese serio e stimabile. Senza contare quante risorse potrebbero essere recuperate da un’offerta turistica all’altezza delle bellezze della Penisola. Le recenti aggressioni ai turisti, i disservizi e le speculazioni allontanano i visitatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quale Paese lasceremo ai nostri figli?”, si è chiesto  Mario Draghi. Ha fatto una  domanda, diamoci una risposta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una domanda che richiederebbe lunghe riflessioni e giudizi drammatici. Ma la vera questione è: chi sarà in grado di applicare la ricetta di Draghi? Questo governo è fuori tempo massimo e sa bene che nel 2013  perderà le  prossime elezioni. Sa che non ha il tempo e forse nemmeno i numeri per varare le riforme, ma allo stesso tempo farà di tutto per non passare la mano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciare ogni speranza da parte per iprossimi due anni? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorrerebbe un gesto di amore verso il Paese da parte della Lega, e dei veri responsabili  che militano nelle fila del Pdl: staccare la spina e approntare un piano di emergenza che tenti di mettere in salvo il Paese.  Sarebbe tempo prezioso per cominciare finalmente a fare sul serio, per studiare le carte e rilanciare il Paese sulla base di misure che hanno premiato tutto il resto d’Europa, tranne noi. Nel momento in cui molti Paesi cominciano a uscire dalla crisi, l’Italia non l’ha ancora affrontata.&lt;br /&gt;Giorgio La Malfa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;intervista di Francesco Lo Dico da Liberal del primo giugno 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-854525632892308709?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/854525632892308709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=854525632892308709' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/854525632892308709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/854525632892308709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/06/la-ricetta-e-giusta-ma-il-governo-no.html' title='La ricetta é giusta, ma il governo no'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4735699963459468712</id><published>2011-05-21T07:18:00.000+02:00</published><updated>2011-05-21T07:18:14.739+02:00</updated><title type='text'>ApI a Pdl: «Stop a provocazioni, esito voto positivo»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2167:elezioni-api-a-pdl-lbasta-provocazioni-positivo-nostro-risultator&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;ApI a Pdl: «Stop a provocazioni, esito voto positivo»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruno: «Noi al 2.3%, cresce la fiducia degli elettori»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nelle amministrazioni in cui Alleanza per l`Italia si è presentata con il suo simbolo ha fatto registrare il 2.3% di consensi": lo dichiara il senatore Franco Bruno, responsabile Enti Locali di ApI, replicando a quelle che considera le “provocazioni” del Pdl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Terminato lo spoglio in tutta Italia - sottolinea Bruno - ApI può vantare numerosi sindaci eletti e decine di amministratori su tutto il territorio nazionale, con alcuni risultati di eccellenza. Ad esempio a Benevento, dove Alleanza per l`Italia con il suo 7% è risultata determinante per la vittoria al primo turno del candidato sindaco di centrosinistra. O alla provincia di Campobasso, con ApI al 4.8%, a Cosenza al 4 o ancora a Pordenone con il 3%. A Casoria - osserva il responsabile Enti Locali di ApI - il candidato sindaco di Alleanza per l`Italia raggiunge il ballottaggio, spingendo la nostra lista al 12.5%".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sono queste le cifre di cui è composto il positivo risultato nazionale di ApI. E non sarà, certo, la matematica sballata di Denis Verdini, con le sue provocazioni, a dare la misura del nostro impegno sul territorio che è stato premiato - a differenza del PdL - con la fiducia crescente di tanti e tanti elettori», conclude l'esponente rutelliano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4735699963459468712?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2167:elezioni-api-a-pdl-lbasta-provocazioni-positivo-nostro-risultator&amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;Itemid=23' title='ApI a Pdl: «Stop a provocazioni, esito voto positivo»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4735699963459468712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4735699963459468712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4735699963459468712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4735699963459468712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/api-pdl-stop-provocazioni-esito-voto.html' title='ApI a Pdl: «Stop a provocazioni, esito voto positivo»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7021824281957082394</id><published>2011-05-21T07:15:00.000+02:00</published><updated>2011-05-21T07:15:13.700+02:00</updated><title type='text'>Amministrative, Tabacci: «Terzo polo protagonista dei ballottaggi»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2169:amministrative-tabacci-lterzo-polo-protagonista-dei-ballottaggir&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Amministrative, Tabacci: «Terzo polo protagonista dei ballottaggi»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La nostra è una scelta di valorizzazione dello spazio politico che ci siamo conquistati». Lo dice Bruno Tabacci, presidente dell'assemblea di Alleanza per l'Italia, a Radio Città Futura parlando della decisione del Terzo Polo di non schierarsi per i ballottaggi di Milano e Napoli. «Abbiamo valorizzato la posizione del Terzo Polo - spiega Tabacci - perché aver retto in un voto così bipolare come quello comunale, portando a casa un risultato importante sia a Milano che a Napoli, ci dice che saremo protagonisti non solo nel ballottaggio ma anche nella fase successiva. Se poi qualcuno dell'attuale centro-sinistra pensa all'idiozia dell'autosufficienza, si accomodi!». Quanto ai malumori interni a Futuro e Libertà, «ho grande rispetto per la posizione di Fini, che oggi ha convocato i suoi - afferma l'esponente dell'ApI - del resto, gran parte del Terzo Polo viene da rapporti stretti con l'attuale centro-destra, anche nelle amministrazioni comunali».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7021824281957082394?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2169:amministrative-tabacci-lterzo-polo-protagonista-dei-ballottaggir&amp;amp;catid=3:politiche' title='Amministrative, Tabacci: «Terzo polo protagonista dei ballottaggi»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7021824281957082394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7021824281957082394' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7021824281957082394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7021824281957082394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/amministrative-tabacci-terzo-polo.html' title='Amministrative, Tabacci: «Terzo polo protagonista dei ballottaggi»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3332197461178161913</id><published>2011-05-19T13:45:00.001+02:00</published><updated>2011-05-19T13:47:26.914+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Risultati elettorali'/><title type='text'>Analisi comparata elettorale</title><content type='html'>&lt;strong&gt;ELEZIONI PROVINCIALI TREVISO 2011&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo partito nella provincia di Treviso si confermano gli ASTENUTI, 315.000 cittadini che raggiungono il 43,14%, sommando le schede bianche e quelle (per chi le ha lette, si nota la volontarietà) nulle, si arriva a quasi il 50% di elettori che, non hanno ritenuto nessuno dei partiti in lizza degni del loro voto.&lt;br /&gt;Analizzando i voti conseguiti dai singoli partiti e raffrontandoli con le elezioni più recenti, notiamo che &lt;br /&gt;la LEGA NORD più la lista di Muraro (RAZZA PIAVE) &lt;br /&gt;perde 54.000 voti rispetto alle Regionali del 2010;&lt;br /&gt;perde 25.000 voti rispetto alle Europee del 2009;&lt;br /&gt;perde 30.000 voti rispetto alle Politiche del 2008;&lt;br /&gt;guadagna 32.000 rispetto alle Provinciali del 2006.&lt;br /&gt;Il PDL più la lista consorella FORZA VENETO&lt;br /&gt;perde 5.200 voti rispetto alle Regionali del 2010;&lt;br /&gt;perde 71.200 voti rispetto alle Europee del 2009;&lt;br /&gt;perde 90.700 voti rispetto alle Politiche del 2008;&lt;br /&gt;perde 49.500 voti rispetto alle Provinciali del 2006 (FI+AN).&lt;br /&gt;Il Partito Democratico&lt;br /&gt;guadagna 950 voti rispetto alle Regionali del 2010;&lt;br /&gt;perde 12.650 voti rispetto alle Europee del 2009;&lt;br /&gt;perde 54.750 voti rispetto alle Politiche del 2008;&lt;br /&gt;guadagna 9.650 voti rispetto alle Provinciali del 2006 (ULIVO).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molto più complessa l’analisi del voto dei partiti che hanno sostenuto la candidatura di ZABOTTI. &lt;br /&gt;Ne facevano parte: &lt;br /&gt;• TERZO POLO, costituitosi a Treviso pochi giorni prima della presentazione delle liste (con la creazione di un apposito simbolo che non ha rilevanza nazionale), è composto dall’UDC, unico partito presente anche nelle precedenti tornate elettorali; da Alleanza per l’Italia (API) che si sta strutturando in provincia da pochi mesi, e da Futuro e Libertà, il movimento fondato da Gianfranco Fini nato solo da poche settimane;  &lt;br /&gt;• UNIONE NORD EST già presente alle elezioni regionali;&lt;br /&gt;• MARCA CIVICA presente per la prima volta.&lt;br /&gt;Il candidato presidente ha ottenuto 27.000 voti, pari la 6,82%            così suddivisi:&lt;br /&gt;TERZO POLO                                 10.269 VOTI –  3,09%&lt;br /&gt;UNIONE NORD EST                         8.020 VOTI -  2,41%&lt;br /&gt;MARCA CIVICA                                 3.637 VOTI - 1,09%&lt;br /&gt;I raffronti non possono che essere parziali: &lt;br /&gt;Alle Regionali 2010, UDC (15.166) + UNIONE NORD EST (7228)  22.400 voti, 5,74%;&lt;br /&gt;Alle Europee del 2009, UDC 26.200 voti, 5,6%;&lt;br /&gt;Alla Camera 2008, UDC 26.900 voti, 5,02%;&lt;br /&gt;Alle Provinciali 2006 UDC 20.000 voti, 5,66%.&lt;br /&gt;La conclusione più evidente è un pesante calo di consensi dell’UDC.&lt;br /&gt;L’aspetto più interessante che emerge dalla lettura dei numeri, più che da quella delle percentuali, è che “non è vero che i trevigiani sono  leghisti” &lt;br /&gt;Se entriamo in un bar dobbiamo sapere che su 4 persone presenti solo 1 ha votato Lega Nord, 1 ha votato per un altro dei tanti partiti e 2 non sono schierati con nessun partito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3332197461178161913?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3332197461178161913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3332197461178161913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3332197461178161913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3332197461178161913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/analisi-comparata-elettorale.html' title='Analisi comparata elettorale'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2682826188978369478</id><published>2011-05-17T07:45:00.000+02:00</published><updated>2011-05-17T07:45:46.402+02:00</updated><title type='text'>Elezioni: Soddisfazione di ApI per primi dati. Si apre promettente spazio politico</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2146:elezioni-soddisfazione-di-api-per-primi-dati&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Elezioni: Soddisfazione di ApI per primi dati. Si apre promettente spazio politico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soddisfazione alla sede nazionale di Alleanza per l’Italia alla lettura dei primi dati elettorali che affluiscono dal territorio e che confermano, con grande evidenza, la rottura del bipolarismo e l'apertura di un nuovo, promettente spazio politico. Facendo un raffronto, il Terzo Polo ha raccolto, infatti, più voti di quelli presi nelle precedenti elezioni dai singoli partiti. ApI ha ottenuto dappertutto risultati nettamente superiori alle stime dei sondaggi pre-elettorali. Alleanza per l’Italia elegge i suoi primi sindaci in diversi comuni, sia piccole realtà, sia in quelli superiori ai 15mila abitanti. In particolare, è di ApI il sindaco più giovane d’Italia, Salvatore Paradiso eletto a Bonea, in provincia di Benevento, con il quale Francesco Rutelli si è congratulato telefonicamente.  Tra i primi risultati che affluiscono a Fontanella Borghese spiccano le percentuali lusinghiere di Savona, Rovigo, Campobasso, Benevento, Cosenza, Olbia e tantissimi altri comuni su tutto il territorio nazionale, dove Alleanza per l’Italia elegge un numero consistente di amministratori locali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2682826188978369478?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2146:elezioni-soddisfazione-di-api-per-primi-dati&amp;amp;catid=3:politiche' title='Elezioni: Soddisfazione di ApI per primi dati. Si apre promettente spazio politico'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2682826188978369478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2682826188978369478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2682826188978369478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2682826188978369478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/elezioni-soddisfazione-di-api-per-primi.html' title='Elezioni: Soddisfazione di ApI per primi dati. Si apre promettente spazio politico'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7800345841040421679</id><published>2011-05-14T08:55:00.000+02:00</published><updated>2011-05-14T08:56:33.564+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Terzo Polo: noi Berlusconi lo conosciamo bene</title><content type='html'>Berlusconi ha gioco facile nell’attaccare gli esponenti del PD, ricordandogli i loro trascorsi storici con la tessera del PCI in tasca. Si trova invece in imbarazzo quando ha come avversari i suoi ex alleati che, dal 2008 ad oggi lo hanno man mano abbandonato e, non perché attratti dal miraggio di poltrone e prebende (vedi i Responsabili) ma, si potrebbe dire perché sono degli Irresponsabili. &lt;br /&gt;Il primo a mollarlo fu Pierferdinando Casini quando, con sprezzo del pericolo, rifiutò di sciogliere il suo partito per confluire nel nascente Pdl. Questa scelta gli costò la perdita di un pezzo del suo partito che, non se la senti di affrontare le elezioni senza l’ombrello protettivo di Berlusconi, col rischio di non superare la soglia di sbarramento rimanendo fuori dal Parlamento. Gli elettori premiarono il coraggio di Casini e Tabacci dandogli un insperato 6% dei voti. &lt;br /&gt;Nel corso dell’attuale legislatura si è avuto il distacco del repubblicano Giorgio La Malfa, nel 2006 ministro di Berlusconi, in disaccordo con la politica economica del governo. Ricordiamo che Tabacci e La Malfa erano stati nella legislatura berlusconiana 01/06 i presidenti delle commissioni parlamentari della Camera Attività produttive e Finanza, da cui passano tutti gli atti di politica economica e finanziaria del governo. &lt;br /&gt;Successivamente si ha la diaspora del cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini che, insieme ad alcuni parlamentari, tra cui ministri e sottosegretari, passano all’opposizione dando vita al movimento Futuro e Libertà.&lt;br /&gt;Nel frattempo anche sul versante di sinistra, un altro cofondatore, in questo caso del Partito Democratico, Francesco Rutelli esce dal partito, e con lui un gruppetto di parlamentari, per dar vita al movimento Alleanza per l’Italia, insieme a Bruno Tabacci. Anche nel caso di Rutelli, ci troviamo di fronte ad un temerario che, come nei casi precedenti, lascia il certo per l’incerto. Sport di solito poco praticato dai nostri politici. &lt;br /&gt;Ben diverso il comportamento degli ormai famosi “Responsabili” che, hanno indubbiamente dimostrato ben altro coraggio nel lasciare i partiti di opposizione in cui erano stati eletti, per andare a sostegno del Governo, ottenendo in cambio un po’ di poltrone da sottosegretario o da ministro.&lt;br /&gt;Il desiderio di rinnovamento, al fine di andare oltre il bipolarismo improduttivo che ha portato l’Italia alla crescita zero nell’ultimo decennio, è sfociato nella nascita di quello che la stampa ha chiamato Terzo Polo. È qui che ritroviamo Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli, Bruno Tabacci, Gianfranco Fini, Giorgio La Malfa e tanti altri temerari che hanno smesso di credere nelle mirabolanti promesse di Silvio Berlusconi, dopo aver sperimentato di persona che non si sarebbero mai avverate.&lt;br /&gt;Ora gli elettori hanno una chance in più. Vedremo se vorranno sfruttarla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7800345841040421679?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7800345841040421679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7800345841040421679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7800345841040421679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7800345841040421679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/terzo-polo-noi-berlusconi-lo-conosciamo.html' title='Terzo Polo: noi Berlusconi lo conosciamo bene'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7665146042276523263</id><published>2011-05-11T07:26:00.001+02:00</published><updated>2011-05-11T07:28:11.376+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Italia, ciò che l'Ocse non dice</title><content type='html'>Esame superato, ha liquidato Tremonti. E il Rapporto Ocse sull’Italia presentato ieri è già archiviato. Un risultato un po’ asciutto per un rapporto tanto atteso e presentato in pompa magna alla presenza di 4 ministri del governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti il messaggio lanciato dalla sintesi e dalla conferenza stampa è stato piuttosto neutro: situazione difficile ma in stabilizzazione, la ripresa è lenta ma si intravede, gli interventi di rigore sono stati giusti ma potrebbe esserci bisogno di nuove manovre. Niente insomma su cui fare grandi titoli. Tutto nella norma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure andando oltre la sintesi del rapporto si notano delle cose interessanti. Ci si accorge, per esempio, che circa il cinquanta per cento del lavoro riguarda l’università e la riforma Gelmini, con un’analisi molto approfondita di tutti i suoi aspetti, a livello quasi di singolo emendamento. Un’analisi certo molto articolata e ben fatta, sulla cui utilità però resta qualche dubbio visto che è ormai troppo tardi per fare eventuali modifiche legislative e troppo presto per fare un bilancio sulla sua efficacia. Non a caso la riflessione dell’Ocse sulla riforma è ricca di «dovrebbe» e «potrebbe».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro trenta per cento del rapporto è occupato da analisi su questioni ambientali legate all’energia, i rifiuti e l’acqua. Un’analisi argomentata ed interessante che però non si sbilancia con nessuna raccomandazione specifica tranne una: totale privatizzazione dell’acqua e della sua gestione da effettuare quanto prima. Senz’altro un’informazione molto utile considerato che tra poco avremo un referendum su questo tema. Così come sarà molto utile per i milanesi, che tra pochi giorni dovranno andare a votare, sapere che l’unico esempio «virtuoso» riportato dal rapporto Ocse riguarda proprio la città di Milano, citata come primo caso in Italia ad introdurre l’Ecopass. Infine, il restante venti per cento del rapporto fa una panoramica sui conti pubblici, con apprezzamenti alle riforme delle pensioni attuate negli ultimi venti anni e un’estesa analisi del programma del ministero dell’Economia sull’auspicata Riforma del Fisco che «dovrebbe» dare un contributo importante alla semplificazione. Si raccomanda di proseguire la lotta all’evasione, anche se si sconsiglia il ricorso a condoni fiscali come quello dell’anno scorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il rapporto fornisce senz’altro informazioni utili per capire alcune cose che sono state fatte e altre che si ha intenzione di fare. Stranamente, però, sono assenti analisi su temi chiave dell’economia italiana come la concorrenza, le liberalizzazioni dei servizi e delle professioni, il dualismo del mercato del lavoro e le infrastrutture. Pur essendo menzionati nella sintesi iniziale, questi aspetti non vengono poi sviluppati con analisi dettagliate, grafici e riflessioni su cause, conseguenze, su ciò che è stato fatto e soprattutto ciò che si dovrebbe fare. Alla produttività del lavoro, elemento cardine della competitività di un Paese, e che in Italia non solo non è cresciuta ma è diminuita dal 2000 ad oggi, sono dedicate 20 righe. La disoccupazione e l’inattività giovanile, un dramma che affligge milioni di giovani italiani, è totalmente assente. Nemmeno un grafico di confronto con la situazione di altri Paesi, per esempio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’assenza che colpisce in modo particolare perché proprio l’Ocse, in altri rapporti precedenti, aveva ripetutamente enfatizzato questi aspetti come priorità per il Paese. Nel rapporto «Going for Growth» pubblicato meno di un mese fa, la breve scheda dedicata all’Italia citava proprio tra le priorità, oltre alla riforma dell’università, anche l’incremento della concorrenza, le liberalizzazioni, l’abbassamento delle tasse sul lavoro e la riduzione del dualismo nel mercato del lavoro. Una scheda necessariamente breve, affiancata a quella di decine di altri Paesi, che non consentiva un’analisi approfondita. Quale occasione migliore del rapporto sull’economia del Paese per dare all’Italia indicazioni più dettagliate su questi aspetti così importanti? E’ un vero peccato aver sprecato questa opportunità. L’Ocse è una delle istituzioni internazionali più autorevoli sul fronte dei dati statistici e delle analisi economiche, con un’arsenale di eccellenti economisti che sarebbe stato saggio sfruttare più a fondo. Forse se si fosse aspettato un po’ a presentare il rapporto, magari verso l’estate, ci sarebbe stato tempo per fare un’analisi più completa. Senza contare che in questo modo si sarebbe anche evitato di cadere in periodo elettorale, così come era nelle tradizioni dell’Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Tremonti è stato molto soddisfatto e ha dichiarato: «Dobbiamo continuare nel futuro questo rapporto con l’Ocse, di cui apprezziamo l’indipendenza, l’oggettività delle osservazioni e la capacità di analisi». Dando un po’ l’impressione che, in realtà, a passare l’esame sia stata proprio l’Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IRENE TINAGLI -La Stampa - 11 maggio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7665146042276523263?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7665146042276523263/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7665146042276523263' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7665146042276523263'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7665146042276523263'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/italia-cio-che-locse-non-dice.html' title='Italia, ciò che l&apos;Ocse non dice'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-9104360663237027324</id><published>2011-05-10T09:21:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T09:22:22.515+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='reagire alla crisi'/><title type='text'>DITE LA VERITA' AL PAESE</title><content type='html'>Non vanno bene le cose per l'Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche - comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 - ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo un sistema d'istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall'Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, mentre musei, siti archeologici e biblioteche versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C'è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l'evasione fiscale fra le più alte d'Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell'area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d'Europa malgrado le numerose riforme già fatte e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c'impedisce d'intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall'estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta assai alta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno di questi mali ha un'origine recente, lo sappiamo bene. Non paghiamo cioè per errori di oggi o di ieri: o almeno non solo per quelli. È piuttosto un intero passato, il nostro passato, che ci sta presentando il conto. Oggi cominciamo a capire, infatti, che qualche tempo fa - quando? nel '92-'93? un decennio dopo con l'adozione dell'euro? - si è chiuso un lungo capitolo della nostra storia. Nel quale siamo diventati sì una società moderna (qualunque cosa significhi questa parola), ma pagando prezzi sempre più elevati, accendendo ipoteche sempre più rischiose sul futuro, chiudendo gli occhi davanti ad ogni problema, rinviando ed eludendo. Prezzi, stratagemmi, rinvii, che negli Anni 70-80 hanno cominciato a trasformarsi in quel cappio al collo che oggi sta lentamente strangolando il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sappiamo che le cose stanno così. Ce ne accorgiamo ogni giorno che l'Italia perde colpi, non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Ma ci limitiamo a pensarlo tra noi e noi, a confidarcelo nelle conversazioni private. Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi, il suo patetico «ghe pensi mi» da un lato, e la vacuità dei suoi oppositori dall'altro. Bersani, La Russa, Bossi, Fini, Bondi, Vendola, Verdini, Di Pietro, Casini, e chi più ne ha più ne metta credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola. Mai una volta che uno di essi proponga al Paese una soluzione concreta per qualche problema concreto: chessò, come eliminare la spazzatura a Napoli, come attrarre investimenti esteri in Italia, come finire la Salerno-Reggio Calabria prima del 3000, come iniziare a risanare il debito pubblico. Mai: anche se a loro scusante va detto che nel solcare quotidianamente l'oceano del nulla sono aiutati da un sistema dell'informazione anch'esso perlopiù perduto dietro la chiacchiera, il «retroscena», il titolo orribilmente confidenziale su «Tonino» o «Gianfri», il mortifero articolo di «costume». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle pagine e pagine dedicate dai giornali alla politica diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso, scorgere qualche spicchio di realtà tra i fumi dell'aria fritta. È così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo. Agli italiani non sta restando altro. Disperato perché frutto dell'attesa vana che finalmente da dove può e deve, cioè dalla politica, venga una parola di verità sul nostro oggi e sul nostro ieri. Una parola che non ci esorti - e a che cosa poi? A credere in un ennesimo partito, in un'ennesima combinazione governativa? - ma che ci sfidi: ricordandoci gli errori che abbiamo tutti commesso, i sacrifici che sono ora necessari, le speranze che ancora possiamo avere. Per l'Italia è forse iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Galli della Loggia - Corriere della Sera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-9104360663237027324?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/9104360663237027324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=9104360663237027324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9104360663237027324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9104360663237027324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/dite-la-verita-al-paese.html' title='DITE LA VERITA&apos; AL PAESE'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7531559295704391656</id><published>2011-05-08T19:18:00.000+02:00</published><updated>2011-05-08T19:19:53.045+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Perché l'Italia non può più attendere</title><content type='html'>Alcune settimane fa il Governo ha presentato il Piano Nazionale delle Riforme (Pnr), come previsto dagli accordi europei che ambiscono a realizzare entro il 2020 un'Europa più competitiva e dinamica. Sebbene molto povero di proposte concrete, il Piano conteneva un'analisi condivisibile dei problemi economici dell'Italia ed alcuni obiettivi ambiziosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il «decreto sviluppo» avrebbe potuto essere il primo passo per avviare le riforme e rendere più concreti i buoni propositi elencati nel Pnr. I problemi da affrontare sono ben noti: un sistema tributario troppo sbilanciato sulla tassazione del lavoro, che comporta un cuneo fiscale sui salari tra i più alti al mondo; un sistema di relazioni industriali troppo incentrato sulla contrattazione nazionale; un mercato del lavoro duale, con rigidità eccessive per chi ha un lavoro regolare e nessuna tutela per i nuovi ingressi; molti comparti dei servizi chiusi alla concorrenza o all'iniziativa privata; il cattivo funzionamento della giustizia civile e di molti altri servizi pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così non è accaduto. Il decreto contiene un gran numero di provvedimenti estemporanei che però non scalfiscono i problemi di fondo dell'economia italiana.&lt;br /&gt;Ciò non è casuale. Le riforme di cui l'Italia ha bisogno sono complesse e richiedono uno sforzo di programmazione. Inoltre, per vincere le resistenze politiche che sostengono lo status quo non può bastare l'immaginazione del ministero dell'Economia, ma occorre l'impegno politico di tutta la maggioranza. È evidente, tuttavia, che in questo momento il Governo ha altre priorità politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi stessi mesi, altri Paesi europei stanno predisponendo e dando attuazione ai loro programmi di riforma. Ciò fa parte della strategia europea recentemente approvata, che prevede un più stretto coordinamento delle politiche economiche nazionali, con il coinvolgimento anche della Commissione europea. &lt;br /&gt;L'idea alla base di questa strategia è che la peer review possa rinforzare la determinazione dei governi a identificare e attuare le riforme economiche, e aiutarli a superare gli ostacoli politici all'interno dei singoli Paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È troppo presto per sapere se questa strategia europea avrà successo o se, come è accaduto con la strategia di Lisbona, sarà un fallimento. Tuttavia, i primi segnali che vengono dagli altri Paesi europei suggeriscono che questa volta stanno facendo sul serio.&lt;br /&gt;La Spagna, incalzata anche dalla crisi finanziaria, sta affrontando alcuni dei suoi più gravi problemi economici, non solo con riferimento alle banche e al settore immobiliare, ma anche con interventi sulle istituzioni del mercato del lavoro (aumentandone la flessibilità e rendendo meno costosi i licenziamenti), e sulle pensioni (dove ha alzato di due anni l'età di pensionamento). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la Francia ha alzato l'età della pensione, oltre ad avere introdotto alcune rilevanti modifiche al sistema tributario e numerosi provvedimenti di semplificazione amministrativa. &lt;br /&gt;L'Inghilterra ha avviato un attento riesame della spesa pubblica che porterà a profondi tagli di spesa negli anni a venire, e ha annunciato una riduzione dell'aliquota d'imposta sui redditi d'impresa dall'attuale 28% al 23% entro il 2014. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Germania ha già un'economia molto competitiva grazie alle riforme degli anni passati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il contesto europeo offre anche al Governo italiano l'opportunità per impostare una strategia di riforme lungimirante e ambiziosa. Finora quest'opportunità non è stata colta. L'economia italiana non può permettersi di aspettare ancora molto a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido Tabellini - Il Sole 24 ore - 8 maggio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7531559295704391656?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7531559295704391656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7531559295704391656' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7531559295704391656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7531559295704391656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/perche-litalia-non-puo-piu-attendere.html' title='Perché l&apos;Italia non può più attendere'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-8691858392436247406</id><published>2011-05-06T07:32:00.000+02:00</published><updated>2011-05-06T07:34:12.738+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Ma senza soldi non si cresce</title><content type='html'>Le nozze con i fichi secchi: questo modo di dire toscano che si riferisce all’atteggiamento di chi vuole realizzare qualcosa senza averne i mezzi, e perciò rischia di rendersi ridicolo, descrive abbastanza bene il «decreto sviluppo» varato ieri dal Consiglio dei ministri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’affermazione del presidente del Consiglio che il decreto «non graverà sui conti dello Stato» mostra chiaramente i limiti di questo provvedimento: la crescita dell'economia non deriverà, come per magia, da una manciata di micro-misure come quella sulle facilitazioni alle imprese per disfarsi di beni obsoleti, o la soppressione dell'obbligo di compilazione della scheda carburanti per chi paga con moneta elettronica, o la soppressione del limite d'età per la carta d'identità elettronica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crescita non deriverà nemmeno dal via libero dato dalla Banca d'Italia alla Banca del Sud, che sarà pure un «gigante», come l'ha definita il ministro dell'Economia, capace di arrivare a settemila sportelli; si tratta però di un gigante sulla carta con tempi di realizzazione in ogni caso molto lunghi, che potrebbe non contribuire affatto alla crescita nel caso in cui questi settemila sportelli, se mai si realizzeranno, fossero semplicemente sottratti ad altre banche o istituzioni creditizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detto questo, alcune misure sono di buon senso, servono a mantenere il Paese sulla linea di galleggiamento, specie quando correggono storture precedenti. I contratti di ricerca e il credito d'imposta per la ricerca potrebbero dare un modesto sollievo a un'attività chiave che, tramite i tagli alle università, è stata a lungo tartassata. La semplificazione contabile e l'accorpamento dei controlli sulle imprese dovrebbero alleggerire un poco il fardello amministrativo delle aziende in crescita, le misure sui precari della scuola leniranno una piaga senza sanarla, la rinegoziazione dei mutui compenserà in parte il rialzo dei tassi che si sta verificando da qualche mese. Le misure sull’apprendistato erano attese da tempo; trecento euro al mese di detrazione fiscale per ogni lavoratore assunto al Sud non sono certo da buttare via, ma un'impresa che decide di installarsi nel Mezzogiorno solo o soprattutto in virtù di questa norma non può essere molto seria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo non mancano anche provvedimenti discutibili che rischiano di creare dei mostri senza generare sviluppo, come il diritto di superficie per novant'anni per i chioschi e gli stabilimenti balneari. Può darsi che in questo modo si portino nuove risorse alle casse dello Stato o dei comuni interessati, ma questo vantaggio appare molto modesto di fronte al rischio di immobilizzare per quasi un secolo infrastrutture chiave di un turismo in rapidissimo cambiamento e il sospetto di perpetuare privilegi locali di «amici degli amici» non è però certamente infondato. Ugualmente, se non sarà accompagnata da adeguati controlli, la libertà di ampliamento delle abitazioni può portare a una nuova ondata di brutture edilizie con scarsissimi benefici economici e l’infornata dei nuovi sottosegretari che aumenta disinvoltamente, si potrebbe dire sfacciatamente, i costi della politica non è certo un bel segnale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è purtroppo un vizio di questo Paese pensare che basti scrivere «sviluppo» in un decreto perché si avvii un processo di sviluppo. Il contenuto di questo decreto conferma l'avvitamento del Paese sulle piccole cose, quasi un modo per rimuovere scelte più grandi e più scomode. Tutto ciò rende la classe politica - opposizione compresa, come ha ricordato due giorni fa il Presidente della Repubblica - sempre meno credibile, sempre più lontana dai bisogni del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un discorso sullo sviluppo dovrebbe partire dalla constatazione che è molto difficile per qualsiasi governo «fare sviluppo» senza quattrini da spendere. Il settore pubblico di quattrini da spendere sicuramente non ne ha e il settore privato, come mostrano anche i dati sul forte calo del risparmio delle famiglie, ne ha sempre meno. Occorre francamente riconoscere che far ripartire lo sviluppo in un Paese addormentato da una quindicina d'anni non può non essere un'operazione dolorosa che può implicare sia una ridistribuzione dei redditi all'interno, sia una franca discussione in ambito europeo su politiche che di fatto potrebbero portare a una crescita stentata e insufficiente, non soltanto in Italia ma in tutti i Paesi del vecchio continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A discorsi di questo genere non sembrano preparate né la maggioranza né le opposizioni. Entrambi si disperdono nel varare, nel discutere provvedimenti necessari ma secondari e di qui nasce la tentazione bipartisan di ricorrere a slogan, di definire sviluppo ciò che è al massimo normale manutenzione. Di fare le nozze con i fichi secchi, appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO DEAGLIO - La Stampa - 6 maggio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-8691858392436247406?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/8691858392436247406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=8691858392436247406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8691858392436247406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8691858392436247406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/ma-senza-soldi-non-si-cresce.html' title='Ma senza soldi non si cresce'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-1258902624093969888</id><published>2011-05-05T10:36:00.000+02:00</published><updated>2011-05-05T10:37:48.259+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>La strategia di Berlusconi</title><content type='html'>Questa volta non abbiamo ragione per dubitare della sincerità del Cavaliere. Il suo obiettivo è arrivare alla primavera 2013 che, non è solo la data di naturale conclusione della legislatura ma, guarda caso, coincide con la fine del settennato di Giorgio Napolitano. La prospettiva è quindi chiarissima: arrivare alle elezione alla guida del governo e, vinto il confronto elettorale, farsi eleggere al Quirinale. Non è un caso se il famigerato lodo Alfano prevedeva l’estensione degli effetti anche al Presidente della Repubblica.  &lt;br /&gt;Quindi l’ipotesi di eventuali elezioni anticipate è definitivamente accantonata. Ed è da qui che deve ripartire il “Nuovo Polo per l’Italia”. Per organizzarsi in modo definitivo. Fino a questo momento, considerando imminenti o potenzialmente molto vicine le elezioni, i fautori dell’alternativa al bipolarismo hanno sempre fatto prevalere l’istanza del “non c’è tempo per organizzarsi”, non procedendo nei fatti alla costruzione di quel soggetto politico nuovo, dotato di programma e di organigramma, che pure essi stessi prefiguravano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi le cose sono cambiate e non solo c'è il tempo, ma anche le condizioni politiche per percorrere attivamente questa strada. Proprio perché le elezioni non sono più dietro l’angolo, questo è il momento di parlare e prendere posizione apertamente. Davanti a noi c’è un lasso di tempo sufficientemente lungo per costruire non un cartello elettorale come si profilava fin qui con il trio Casini-Fini-Rutelli, ma una vera e propria forza politica organizzata. Adesso non ci sono più alibi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-1258902624093969888?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/1258902624093969888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=1258902624093969888' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1258902624093969888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1258902624093969888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/la-strategia-di-berlusconi.html' title='La strategia di Berlusconi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4722930507018402866</id><published>2011-05-05T10:06:00.002+02:00</published><updated>2011-05-05T10:08:37.869+02:00</updated><title type='text'>Libia: dichiarazione di voto dell'on Giorgio La Malfa</title><content type='html'>Signor Presidente, il Ministro degli esteri ha parlato, a proposito della Libia, di una scelta obbligata per l'Italia, di un dovere morale, che discende da sentimenti umanitari, dalla nostra partecipazione alla NATO, all'Unione europea, all'ONU e così via. Sono tutte parole che indurrebbero un repubblicano - come io sono - a votare a favore della politica del Governo, perché sono propositi certamente encomiabili. &lt;br /&gt;Tuttavia, nella mozione firmata dai colleghi della maggioranza, alla quale il Ministro ha fornito parere favorevole, si legge testualmente la frase che la Camera impegna il Governo a fissare un termine temporale certo, da comunicare al Parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro gli obiettivi militari in Libia.&lt;br /&gt;Quindi, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro degli esteri, domani quando la signora Clinton - Ministro degli esteri degli Stati Uniti - verrà a Roma, immagino il colloquio tra il Presidente del Consiglio Berlusconi e la signora Clinton. Berlusconi dirà: «Io sono impegnato dalla mia maggioranza a fissare una data finale per la manovra militare». La signora Clinton gli dirà: «E quand'è questa data?»&lt;br /&gt;Lui dirà, ad esempio, il 15 luglio alle ore 12, colleghi della Lega? O il 24 agosto, alle ore 16? E la signora Clinton dirà: «Ma io spero che si possa finire domani, se Gheddafi la smette con le azioni. Se, invece, non finisce il 15 luglio», dirà la signora Clinton, «forse dobbiamo andare avanti, se non è finita». E il Presidente del Consiglio del nostro Paese cosa dirà? «Ma noi ce ne andiamo ugualmente», in barba a quegli impegni morali di cui ha parlato il Ministro Frattini. Queste sono le contraddizioni della vostra politica, signori della maggioranza.&lt;br /&gt;Ma voi pensate che un Paese possa avere una politica estera in queste condizioni, per vellicare le opinioni elettorali di questo o quel membro? Questa è la ragione per cui l'Italia non gode di prestigio internazionale ed è così isolata nel mondo. Questa è anche la ragione per cui voteremo contro la mozione che la maggioranza ha presentato in questo Parlamento&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4722930507018402866?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4722930507018402866/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4722930507018402866' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4722930507018402866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4722930507018402866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/libia-dichiarazione-di-voto-delllon.html' title='Libia: dichiarazione di voto dell&apos;on Giorgio La Malfa'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6521469885301623315</id><published>2011-05-05T07:47:00.000+02:00</published><updated>2011-05-05T07:49:32.271+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica industriale'/><title type='text'>Una lente diversa per la crescita italiana</title><content type='html'>Un punto di vista distaccato aiuta a leggere più correttamente i fenomeni. In questo senso, è assolutamente utile (oltre che sferzante) l’analisi proposta da Bill Emmott su questo giornale sui miti che descrivono la nostra economia. Ha toccato nervi scoperti, soprattutto per chi - come nel nostro Paese - è poco abituato a ragionare pacatamente, a confronti anche serrati, ma con l’obiettivo di trovare punti di soluzione positivi. I dati e le classifiche sfornate da diversi istituti di ricerca nazionali e internazionali testimoniano da tempo una progressiva perdita di posizioni dell’Italia, una sua maggiore lentezza rispetto agli altri nel recuperare dopo avere toccato il punto più basso della crisi. Quindi, in prospettiva futura, uno sviluppo con tempi più lunghi, ma avendo a fianco competitori agguerriti e in grado di realizzare performance largamente positive. Il rischio di una «crescita declinante» non è così peregrino, dunque. E le preoccupazioni degli industriali, espresse a più riprese dalla loro presidente Emma Marcegaglia, è facile prevedere che non mancheranno di farsi sentire da domani a Bergamo. Quindi, l’idea di una crescita declinante va presa sul serio, se si vuole offrire una svolta. I dati e l’analisi di Emmott presentano effettivamente un quadro problematico molto condivisibile. All’interno di quel quadro, però, è necessario aggiungere altri elementi che articolino l’analisi, in modo tale da approssimarsi maggiormente alla realtà. Perché non sempre i dati istituzionali consegnano una fotografia corretta dei fenomeni, soprattutto in realtà fortemente differenziate com’è il nostro sistema produttivo. Un esempio su tutti può essere illuminante al proposito. Un’impresa che produce scarpe sportive (come la Lotto a Montebelluna, Treviso) è censita nel manifatturiero, alla voce «sistema moda». Ha oltre 200 dipendenti, di questi solo il 10% ha una mansione manuale. Tutti gli altri svolgono un lavoro terziario: amministrativi, marketing, progettazione, logistica, ricerca. Ha incorporato funzioni terziarie, trasformandosi: è una «fabbrica terziarizzata». Ma il dato istituzionale la colloca nel manifatturiero. Quante siano precisamente le imprese segnate da questi cambiamenti non è dato saperlo in modo preciso. Tuttavia, un insieme di ricerche qualitative sembrerebbe sostenere che si tratti di processi più diffusi di quanto non si ritenga. Abbiamo, dunque, un problema di lenti, di categorie di analisi che rischiano di non farci comprendere le effettive metamorfosi realizzate dal nostro sistema produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un secondo spunto in questa direzione è relativo al problema della piccola dimensione delle imprese che costituisce un handicap per la competizione internazionale, per la capacità di proiettarsi sui mercati esteri. Non a caso, le rilevazioni congiunturali sottolineano come le performance positive siano realizzate dalle imprese con più di 50 addetti. La crisi, però, sta mutando questo profilo, le imprese stanno «crescendo»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizzando i dati di Movimpresa sulla demografia delle imprese, osserviamo come nel 2010 in Italia il numero delle ditte individuali costituisca ancora la maggioranza: ammontano a 2.546.356, il 57,5% di tutte le imprese, ma rappresentavano il 60,9% nel 2006 (erano 2.563.967). Viceversa, le società di capitali nello stesso anno giungono a quota 918.690 (20,7%, erano il 16,7% nel 2006: 702.552). Dunque, da questo primo elemento si potrebbe inferire una tendenza del sistema produttivo a una maggiore strutturazione, complice la crisi che ha colpito soprattutto le piccolissime imprese in particolare del manifatturiero e delle costruzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’ulteriore considerazione prende le mosse dal fatto che la selezione sul mercato e la competizione internazionale obbliga le imprese a riorganizzare le proprie relazioni produttive. Su questo, le testimonianze degli imprenditori tracciano un percorso definito. La filiera produttiva deve essere sempre più corta e organizzata in modo formale, nell’ottica di una migliore efficienza e maggiore produttività. Secondo il rapporto L’Italia delle Imprese (Fondazione Nord-Est - UniCredit), il 78,9% dei titolari evidenzia come i rapporti all’interno dei distretti siano sempre più formalizzati e l’82,2% vede le imprese leader accrescere il loro peso decisionale nella filiera. Si tratta di un processo inevitabile se rammentiamo che, ad esempio, nel Nord Italia ogni media impresa (50-249 dipendenti) ha generalmente rapporti commerciali e produttivi con 250 piccole imprese, che realizzano circa l’80% di quanto prodotto dalla stessa media impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’interno del sistema produttivo, allora, si alimentano processi di «addensamento» fra imprese, con le più grandi nel ruolo di guida. Crescono poco verticalmente, ma ricercano una maggiore efficienza della filiera produttiva e distributiva. Accorciano i tempi, le risposte e le comunicazioni al loro interno. Fidelizzano i partner produttivi formalizzando accordi di produzione. Realizzano le innovazioni dei prodotti assieme ai propri fornitori. In definitiva, la crescita non avviene secondo i canoni tradizionali, ma tailor made, per vie orizzontali. Ma, per quanto possibile, rimanendo ancora ciascuno indipendente nella proprietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendere sul serio l’idea del declino, allora, deve obbligare ad articolare l’analisi anche con elementi qualitativi che aiutino ad avvicinare la comprensione dei fenomeni. Non per un malcelato intento consolatorio, ma per osservare chi anticipa i cambiamenti. Cui le politiche industriali dovrebbero guardare con attenzione. Perché sarà grazie a loro che si potrà evitare il declino.&lt;br /&gt;DANIELE MARINI - direttore Fondazione Nord Est&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Stampa - 5 maggio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6521469885301623315?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6521469885301623315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6521469885301623315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6521469885301623315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6521469885301623315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/una-lente-diversa-per-la-crescita.html' title='Una lente diversa per la crescita italiana'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2780509099120105737</id><published>2011-05-04T09:31:00.000+02:00</published><updated>2011-05-04T09:31:55.086+02:00</updated><title type='text'>Libia, Rutelli: «Fra Pdl e Lega compromesso scellerato»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2074:libia-rutelli-lfra-pdl-e-lega-compromesso-scellerator&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Libia, Rutelli: «Fra Pdl e Lega compromesso scellerato»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Per salvare il Governo umiliano l’Italia»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L’accordo tra Pdl e Lega sul ritiro degli italiani, dei nostri militari da alcuni teatri importantissimi, ci scaraventa nella serie “B” dei Paesi che contano a livello internazionale. È un compromesso scellerato per salvare il governo e per umiliare l'Italia». Lo ha detto Francesco Rutelli, a margine di un appuntamento elettorale del candidato sindaco del Terzo polo a Torino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La Lega - ha aggiunto Rutelli - impone alla maggioranza una ritirata. È un danno enorme per l’Italia. Vogliamo che l’Italia conti ancora di meno nei Balcani, in Medio Oriente, nei rapporti con gli alleati? Abbiamo tagliato i fondi per la cooperazione e lo sviluppo, abbiamo ridotto ai minimi termini la proiezione internazionale dell'Italia. Se adesso, per pretesa di Bossi, si tagliano anche le missioni di pace all'estero - ha ribadito - questo Paese scivola rapidamente verso la serie 'B' nella considerazione internazionale».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2780509099120105737?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2074:libia-rutelli-lfra-pdl-e-lega-compromesso-scellerator&amp;amp;catid=3:politiche' title='Libia, Rutelli: «Fra Pdl e Lega compromesso scellerato»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2780509099120105737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2780509099120105737' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2780509099120105737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2780509099120105737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/libia-rutelli-fra-pdl-e-lega.html' title='Libia, Rutelli: «Fra Pdl e Lega compromesso scellerato»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4704806942202428543</id><published>2011-05-01T17:04:00.000+02:00</published><updated>2011-05-01T17:06:05.387+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Una strategia della crescita</title><content type='html'>&lt;strong&gt;LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro Tremonti fa bene a resistere alle richieste pressanti che gli vengono dall'interno della maggioranza e del governo. Il recente attacco del ministro Galan è stato il più ruvido e diretto, ma ha dato voce a un'insoddisfazione condivisa da diversi ministri. Lo stesso presidente Berlusconi appare sempre più insofferente. Si chiede al ministro dell'Economia di riconoscere la necessità e l'urgenza di una maggiore crescita - esigenza economico-sociale per il Paese, esigenza anche politica per la maggioranza - e di facilitarla allentando un po' il controllo del disavanzo pubblico. Tremonti ha ragione. Non è creando più disavanzo che si genera una crescita solida. E non possiamo permetterci quel disavanzo in più, dato il nostro grande debito pubblico, lo sguardo severo dei mercati, la vigilanza più stretta introdotta dall'Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche i suoi critici hanno ragione. L'Italia ha davvero bisogno di crescere di più. Tra il 2000 e il 2007 il Pil è aumentato del 7 per cento (meno della metà del decennio precedente), mentre l'area dell'euro è cresciuta circa del doppio. Nel biennio 2008-09 la crisi ha determinato una riduzione del Pil di 6,5 punti percentuali, mentre gli altri Paesi dell'area ne perdevano in media 3,5. Il divario perdura nell'attuale fase di ripresa. Sbagliano, però, a premere su Tremonti perché faccia una politica di crescita con lo strumento, inutile e pericoloso, del disavanzo. E sbagliano anche coloro che, alla ricerca di un revamping della politica economica del governo, suggeriscono «scosse» o «frustate». La crescita sana e durevole si ottiene spiegando ai cittadini e ai mercati la politica economica alla quale il governo intende attenersi, mantenendola nel tempo e rendendola così credibile.&lt;br /&gt;E qui si arriva, a mio parere, alla vera carenza dimostrata, sul terreno economico, dalla maggioranza di centrodestra nell'azione di governo condotta inizialmente nel 1994 ma soprattutto dal 2001 in poi, ad eccezione del 2006-08. Una carenza ben visibile in coloro che oggi sono insofferenti nei confronti di Tremonti perché fa seriamente e bene il ministro del Tesoro; ma visibile anche - mi permetto di dire - nello stesso Tremonti, se si guarda alla sua attività di regista della politica economica italiana, un ruolo accentuato dalla sua cultura, dalla continuità nell'incarico e dal relativo distacco mostrato dal Capo del governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1994, dopo decenni di consociativismo, che pure avevano dato anche risultati positivi, l'Italia aveva bisogno di una grande depurazione dalle incrostazioni corporative, destinate a pesare ancor di più nel contesto della competizione globale sempre più dura. All'inedita maggioranza di centrodestra sarebbe stato più facile operare in questa direzione, innovativa per l'Italia, di una moderna economia di mercato, con poteri pubblici meno invasivi che in passato, regole chiare e fatte rispettare da autorità pubbliche, ma indipendenti dalla politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno barriere all'entrata, meno privilegi e rendite per gli inclusi, più possibilità di ingresso per gli esclusi e per i giovani, più spazio al merito e alla concorrenza: questi gli ingredienti di un'economia più competitiva, di una maggiore crescita, di una società più aperta, più inclusiva, più equa. Purtroppo, questo impegnativo disegno non è stato voluto con continuità; ancor meno è stato realizzato. Questi nodi sono venuti al pettine nel «Programma nazionale di riforma», che il governo sta per presentare alla Ue nell'ambito della «Strategia 2020». Il documento, a firma Berlusconi-Tremonti, contiene analisi tecniche approfondite ma è carente, alquanto confuso, poco ambizioso e con una scarsa articolazione operativa, proprio in quello che doveva essere il suo cuore: la strategia politico-economica delle riforme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È comunque, questa, un'occasione da cogliere per indurre gli italiani a guardare un po' di più al futuro del Paese, della società, dell'economia. È una riflessione che deve coinvolgere non solo i politici, ma l'intera classe dirigente. Le Commissioni Bilancio del Senato e della Camera, con una serie di audizioni, hanno dato un importante contributo iniziale. La stessa maggioranza, nell'approvare alla Camera il Programma, ha impegnato il governo «a favorire lo svilupparsi di un'ampia discussione pubblica sulle riforme strutturali necessarie ad incrementare la produttività, la competitività, l'occupazione e la crescita». Le mozioni delle opposizioni, pur con accenti molto critici, contengono anch'esse prospettive e proposte interessanti. Il Corriere della Sera, da oggi, darà un proprio contributo a questo impegno collettivo, animando un dibattito sulla Strategia 2020 e sulle riforme necessarie e possibili per rendere più competitiva l'economia e più inclusiva la società del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario Monti - Il Corriere della Sera - 1 maggio 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4704806942202428543?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4704806942202428543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4704806942202428543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4704806942202428543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4704806942202428543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/una-strategia-della-crescita.html' title='Una strategia della crescita'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-8000410816617536464</id><published>2011-05-01T10:03:00.001+02:00</published><updated>2011-05-01T10:06:03.620+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Le dieci criticità del sistema Italia</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Debito, fisco, ricerca, liberalizzazioni, età pensionabile&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché l'Italia è in declino da almeno dieci anni e cresce meno dei suoi concorrenti più vicini, Germania e Francia, i due partner con cui occorre paragonarsi per dimensioni e popolazione? II Bel Paese soffre di dieci piccoli problemi che sommati diventano un macigno e ne rallentano il percorso. Sotto accusa ci sono infrastrutture, istruzione, mentalità, sistema decisionale e politico, debolezza industria, ricerca e sviluppo, concorrenza nei servizi, eredità del debito pubblico, burocrazia. Insomma, la competitività del paese arranca, e questo si vede nel nostro calo delle quote di export. Vediamo di fare chiarezza in breve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) DEBITO&lt;br /&gt;Il primo problema è il debito pubblico, pari al 116% del Pil. Le cause affondano nel decennio degli anni della "Milano da bere" del "deficit spending" facile dove con un crescita buona si innestò sciaguratamente anche il turbo della spesa pubblica, facendo così gonfiare più di ogni altro nostro partner Ue, il fardello del debito pubblico. La notizia recente, che in un decreto minore si è deciso di ripristinare di nascosto i tagli alla politica locale facendo tornare le indennità per i consiglieri circoscrizionali abolite un anno fa dal ministro dell'economia Giulio Tremonti, fa capire come sia diffcile recuperare il terreno perduto. Il costo del debito pubblico intanto costa 50 miliardi di euro di interessi all'anno, soldi che mancano all'economia reale come l'ossigeno nei polmoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) RICERCA&lt;br /&gt;Uno dei maggiori successi del paese fu la scoperta di Giulio Natta, ultimo Nobel italiano nel 1963 per la chimica, dei polimeri. Alcuni di questi polimeri vennero commercializzati dalla Montecatini con brevetti commercialiali di Moplen (prodotti di plastica) e Meraklon (fibra tessile). Natta, si laureò in ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1924, a soli 21 anni. Nel 1925 Natta accettò una borsa di studio a Friburgo entrando in contatto con il prof. Hermann Staudinger che si occupava di macromolecole. Natta tornato a Milano proseguì gli studi sulla struttura cristallina di polimeri. Fu professore al Politecnico (1925-1932) all'Università di Milano (1929-1933), a Pavia nel 1933 e poi all'Università La Sapienza di Roma. Nel 1937 ricoprì la cattedra di chimica industriale al Politecnico di Torino. Cosa insegna la vicenda di Natta? Che una buona e selettiva università collegata al mondo delle imprese fa da volano per l'industria del paese. Oggi la chimica italiana è l'ombra di quello che era un tempo, proprio perchè quel legame si è rotto, occorre ripristinarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) L'ALTA VELOCITA'&lt;br /&gt;Il costo del lavoro assorbe anche il costo delle inefficienze del paese. Un revisore di una grande società internazionale mi disse che a parità di stipendio un loro dipendente, che si doveva trasferire da Parigi a Lione, costava meno grazie al TGV, l'alta velocità, di un dipendente italiano che doveva trasferirsi da Milano a Roma. Oggi grazie all'alta velocità del Freccia Rossa questo divario si è parzialmente ridotto, ma ampie zone del paese come il Nord-est, o i collegamenti internazionali con la Francia a Modane e il corridoio orintale verso Kiev restano ancora escluse da questo elemento di modernità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) LA BANDA LARGA &lt;br /&gt;Il secondo elemento di arretratezza delle infrastrutture del paese oltre l'alta velocità è la banda larga, un elemento che consente enormi aumenti di produttività.&lt;br /&gt;Una velocità minima di connessione è un requisito indispensabile per la diffusione di servizi come il telelavoro, telemedicina, teleconferenza, videochiamata.&lt;br /&gt;La disponibilità di una connessione a banda larga è considerata dai tecnici indispensabile in qualunque azienda che richieda un'interazione via rete web. Le Intranet aziendali già oggi dispongono di collegamenti ad alta velocità, ottenibili con investimenti propri dell'azienda. La disponibilità di una connessione Internet veloce dipende, invece, da decisioni di investimento di terzi, del provider. Se c'è una connessione lenta, diventano complessee operazioni quotidiane come l'invio di un file di qualche megabyte o l'apertura di pagine web, la consultazione del conto corrente on line, che non contiene solo testo. Le aziende senza banda larga subiscono una perdita di produttività, legata al tempo in più per svolgere attività rispetto ai concorrenti con connessione veloce.&lt;br /&gt;La rete nazionale, in doppino in rame, è stata completata nei lontani e gloriosi anni '60 e quindi presenta gravi segni di obsolescenza. La banda larga è stata dichiarata servizio universale per la prima volta in Finlandia (la cosidetta Nokialand) nel 2005, seguita da Spagna e Svizzera. Il Giappone detiene il primato globale di copertura del paese e di velocità media di connessione. Tokio ha realizzato l'intervento pubblico più importante per diffondere la banda larga. Questo forse spiega qualcosa del miracolo nipponico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) I CONTRATTI DECENTRATI TERRITORIALMENTE&lt;br /&gt;L'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, non cessa mai di raccomandare da anni all'Italia l'istituzione di livelli salariali differenti sul territorio, livelli che riflettano le diverse realtà di produttività e di costo della vita. Una mal compreso senso di uguaglianza da parte dei sindacati dei dipendenti ha fatto sì che questa suggerimento non venisse quasi mai recepito con danno degli stessi lavoratori delle zone meno progreddite del paese che hanno sulla carta salari identici a quelli del Nord senza però vedere mai arrivare gli investimenti. Non è pensabile dicono all'Ocse che un dipedente a Enna guadagni lo stesso di uno a Bolzano. IL "principio di realtà" non lo consente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) LIBERALIZZAZIONI&lt;br /&gt;È una vecchai battaglia che nessun governo di destra o di sinistra è riuscito ancora vincere. Ne sa qualcosa il professor Francesco Giavazzi dell'Università Bocconi di Milano che a causa di un suo articolo che chiedeva una deregolamentazione del settore dei taxi subì addirittura delle minacce sotto casa da parte di alcuni scalmanati appartenenti alla categoria "incriminata". Una deregolamentazione dei servizi di carburante alla pompa ad esempio farebbe calare il prezzo della benzina, ma la concessione di nuove licenze è spesso bloccata a livello regionale. In Francia la grande distribuzione ha ottenuto da tempo di poter aprire stazioni di carburante vicino ai propri supermercati con forti sconti al carburante. La parziale delregolamentzione delle farmacie (parafarmacie) ha scatenato forti reazioni da parte dei farmacisti stessi che per legge hanno un "diritto" di prelazione di trasmissione della licenza dell'attività ai propri eredi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) FISCO&lt;br /&gt;Alberto Mingardi e Piercamillo Falasca dell'Istituto Bruno Leoni consigliano da anni di ridurre la pressione fiscale. L'elevata pressione fiscale è un ostacolo alla crescita economica. Dopo la Germania, in Europa abbiamo la maggiore tassazione sui profitti d'impresa (37,5%, 17 punti in più della media Ue), ma a differenza di Berlino anche la pressione sul capitale è penalizzante. Ridurre le tasse sui profitti e sul capitale, attraverso uno «scambio», meno tasse e meno sussidi alle imprese, non è un favore agli imprenditori, - dicono i due studiosi - ma una spinta alla creazione di ricchezza e all'attrazione di nuovi investimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA CIVILE&lt;br /&gt;L'Italia ha il record dei tempi di attesa per una sentenza civile. Tempi lunghi equivalgono a incertezza del diritto. In Dopo!, Serena Sileoni suggerisce l'estensione a livello nazionale dei vademecum del Tribunale di Torino, uno strumento che ha consentito lo smaltimento del lavoro arretrato senza interventi legislativi, ma con l'applicazione di un metodo di lavoro aziendale all'interno dell'amministrazione della giustizia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) ETA' PENSIONABILE&lt;br /&gt;L'aumento dell'età media è una fattore di progresso sociale ma ne consegue l'aumento dell'età pensionabile, anche attraverso la piena equiparazione tra uomini e donne. Un elemento che libererebbe risorse finanziarie utili l'occupazione giovanile e femminile. Invece si assiste a un sempre maggior ricorso a forme di prepensionamento, un non senso visto l'aumento dell'età media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) INVESTIMENTI STRANIERI&lt;br /&gt;Come attrarre gli investimenti stranieri di norma sempre benvenuti se non sono ostili o di natura speculativa? Basta imitare quello che fanno gli altri. La Serbia ad esempio offre di pagare la differenza del Credit default swap, cioè il maggior rischio che il mercato chiede, rispetto al paese di provenienza dell'investitore. Un'idea semplice e poco costosa che garantisce l'investitore come se stesse investendo a casa propria. Ci vuole innovazione e capacità di attrarre, basta parlare di cibo buono e qualità della vita. Sciocchezze che non reggono più. Inoltre bisogna ridurre la burocrazia. Un solo ente per attrarre gli investitori stranieri ad esempio che risponda direttamente alla presidenza del Consiglio dei ministri per investimenti oltre una certa soglia. Questa la ricetta della Turchia. Anche in questo caso basta imitare e cercare di far meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) LA DEMOGRAFIA&lt;br /&gt;Un altro elemento di debolezza del paese è la demografia in calo: l'Italia è il paese d'Europa con la minor sviluppo demografico (al pari della Spagna) e con la minore partecipazione al mercato del lavoro (intorno al 55% rispetto al 70-75% di molti paesi europei: il tasso di ocupazione quindi è troppo basso). Per di più è un paese che invecchia e quindi con scarsa propensione al consumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10) FARE SISTEMA ALL'ESTERO&lt;br /&gt;Uno degli elementi di maggior capacità dei nostri partner europei è quello di essere presenti negli organismi internazionali e fare sistema: Parigi ha il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, e del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn mentre i tedeschi hanno il capo del fondo salva-stati Klaus Regling, e il capo economista della Bce, Jurgen Stark. Anche le sedi dei nuovi organismi delle tre autorità europee per banche, assicurazioni e Borse hanno trovato sede rispettivamente a Londra, Francoforte e Parigi. L'Italia è rimasta a bocca asciutta. Una sede internazionale è fonte di posti di lavoro di eccellenza e modernizzazione del tessuto sociale circostante. occorre divenatre europeisti pragmatici come i nostri partner.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - 30 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-8000410816617536464?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/8000410816617536464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=8000410816617536464' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8000410816617536464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8000410816617536464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/le-dieci-criticita-del-sistema-italia.html' title='Le dieci criticità del sistema Italia'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5488588101088313607</id><published>2011-05-01T08:31:00.002+02:00</published><updated>2011-05-01T08:34:26.255+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Bruno Tabacci: UN PAESE CON UN’ECONOMIA ALLA DERIVA</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3aM5p1r-1Jg/Tbz-5pWn38I/AAAAAAAAALA/D1EU7OSn9KI/s1600/Bruno%2BTabacci.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 145px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-3aM5p1r-1Jg/Tbz-5pWn38I/AAAAAAAAALA/D1EU7OSn9KI/s200/Bruno%2BTabacci.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601632302848794562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IL DPEF E IL PIANO NAZIONALE DI RIFORME DEL GOVERNO SCRITTO SULL’ACQUA &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono intervenuto alla Camera sul Dpef elaborato dal Governo e sul Piano nazionale di riforme che dovrebbero rilanciare, sempre secondo l’esecutivo, l’economia italiana. Il quadro, a fronte di un Governo ormai fantasma e solo preoccupato di sopravvivere alle elezioni amministrative, è sconfortante. Riporto di seguito il testo del mio intervento in aula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BRUNO TABACCI. Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi e in particolare al sottosegretario Casero, rilevando che sarebbe stata importante la presenza stamani del Ministro dell’economia e delle finanze.&lt;br /&gt;Viene, infatti, da fare una riflessione immediata, guardando il Documento di economia e finanza 2011. Ma, davvero, onorevole relatore Toccafondi, questo è un documento di programmazione economico-finanziaria? Lei ne ha illustrato i pregi. Io penso che si faccia una grande fatica a coglierli. Se ci si impegna un po’ a confrontare questo PNR (Piano Nazionale di Riforme) con quelli degli altri Paesi, non si può non avere un moto di vergogna. Si continua a rappresentare un quadro ottimistico della situazione italiana e del suo futuro, ma la realtà è molto diversa ed è caratterizzata, purtroppo, da eccezionale gravità.&lt;br /&gt;Per rientrare nei vincoli europei – ne ha fatto cenno prima il relatore di minoranza Ciccanti – si dovrebbero realizzare manovre di riduzione del debito, pari a circa 40 miliardi di euro all’anno per venti anni, entro il 2014 si deve predisporre una manovra di pari importo per ridurre il deficit e realizzare il pareggio di bilancio e tutto ciò mentre la crescita è stagnante, aumenta la disoccupazione, specialmente quella giovanile, assieme al divario fra nord e sud.&lt;br /&gt;Il Governo, invece di chiamare ad una comune assunzione di responsabilità e lanciare un forte piano di riforme per sostenere la crescita, sceglie di galleggiare e rinvia ogni intervento di riduzione del debito al 2014 – cioè a chi verrà dopo di noi – evitando di fare una «operazione verità» con i cittadini elettori. E lo fa – e questo è un’aggravante – con spocchia e con superbia, tipiche di un provincialismo senza respiro, come abbiamo visto in questi giorni e anche con riferimento ai meriti rivendicati con riguardo all’eventuale candidatura di Draghi alla guida della BCE. Magari andasse così! Ma non credo che questo sia il frutto del prestigio del Governo italiano.&lt;br /&gt;Tutto ciò avviene con l’aggravante di un’assenza di visione del futuro del Paese, che appare smarrito e senza una direttrice di crescita: il PNR è un elenco ripetitivo di misure generiche, prive di organicità e priorità, senza indicazione delle specifiche misure indispensabili per rimettere in moto un Paese bloccato.&lt;br /&gt;Avremmo invece bisogno di aumentare la nostra crescita più degli altri Paesi, sia perché da molti anni noi cresciamo meno, sia perché solo crescendo è possibile reggere la disciplina finanziaria senza che il Paese sprofondi in un ulteriore differenziale negativo rispetto agli altri. Andrebbe ripresa con forza la filosofia della strategia Europa 2020, perché essa va radicata in profondità nel Paese per accelerare le riforme strutturali necessarie. Senza la coscienza di un grande periodo riformatore si resta bloccati nel calcolo che ciascun gruppo e ciascuna corporazione sono indotti a fare nel breve periodo. Non si vede la passione per discutere di queste cose con il rigore necessario e invece si continua a sostenere una comunicazione fuorviante accanto a misure che portano a figuracce come nel caso Lactalis-Parmalat. Voi continuate, sottosegretario Casero – mi rivolgo a lei, e mi dispiace, ma è lei che è presente quindi devo rivolgermi a lei -, a ripetere come un mantra delle considerazioni che sono del tutto inveritiere. Non è vero che siamo stati i migliori in Europa, anzi, andiamo incontro ad una manovra annunciata ma sottotraccia che sarà deprimente per l’economia e ad una previsione di crescita assolutamente inadeguata. Non è vero che siamo meglio degli altri, siamo il fanalino di coda. Non è vero che la spesa pubblica sia stata posta sotto controllo, perché i tagli lineari non sono stati selettivi e così hanno tutelato la spesa scarsamente qualificata o improduttiva. Questa è la realtà.&lt;br /&gt;PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Tabacci.&lt;br /&gt;BRUNO TABACCI. I tagli lineari finiscono per rendere esplicita la difesa della scarsa qualità della spesa pubblica italiana. Da ultimo, non è vero che la lotta all’evasione ha dato buoni risultati, anzi, il sommerso irregolare, informale, illegale e talvolta malavitoso è cresciuto e con esso le disuguaglianze dei cittadini rispetto al fisco. Per queste ragioni, Alleanza per l’Italia non può che riconfermarvi un voto negativo rispetto alle vostre scelte di politica economica che stanno portando il Paese in una direzione sbagliata (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l’Italia e Partito Democratico).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5488588101088313607?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5488588101088313607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5488588101088313607' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5488588101088313607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5488588101088313607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/05/bruno-tabacci-un-paese-con-uneconomia.html' title='Bruno Tabacci: UN PAESE CON UN’ECONOMIA ALLA DERIVA'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-3aM5p1r-1Jg/Tbz-5pWn38I/AAAAAAAAALA/D1EU7OSn9KI/s72-c/Bruno%2BTabacci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5489311834532764669</id><published>2011-04-30T10:37:00.000+02:00</published><updated>2011-04-30T10:40:39.103+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica industriale'/><title type='text'>La solitudine dei numeri piccoli</title><content type='html'>&lt;strong&gt;In quali condizioni versa la piccola industria &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quali condizioni versa la piccola industria che il 7 maggio terrà il suo convegno biennale, in coincidenza con le assise di Confindustria? Si tratta di un universo molto esteso e complesso - l'Italia può contare su oltre 400mila imprese manifatturiere - che mal si presta a essere riassunto o semplificato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, potremmo forse dire che oggi i piccoli industriali - tutt'altro che rinunciatari e ben determinati a perseguire quello che definiscono un progetto di vita - si sentono sovente come il Sommo Poeta "tra color che son sospesi".&lt;br /&gt;"Sospesi" sotto due punti di vista. Anzitutto, sotto un profilo statistico. La crisi ha selezionato e sta selezionando tra piccole, separandone le sorti. Ci sono quelle che non hanno retto l'urto - e purtroppo non sono poche. Ci sono quelle di eccellenza. In Italia operano, ad esempio, circa 200 piccole imprese del settore biotech che in media investono in R&amp;S il 19% del fatturato, e hanno in sperimentazione oltre 230 nuovi prodotti. &lt;br /&gt;Queste imprese non competono in termini di prezzo, ma di competenze, ricerca e innovazione, e spesso vengono acquisite da grandi gruppi o entrano comunque nell'orbita di multinazionali per le quali sviluppano nuovi beni e servizi. &lt;br /&gt;Oppure le piccole dell'alimentare, che in pochi anni hanno contribuito a portare al 30% circa le produzioni non tradizionali del settore: questo anche grazie alla piattaforma tecnologica Italian Food for Life, un bell'esempio di collaborazione tra università, enti di ricerca e i principali attori della filiera agro-alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mezzo, tra le imprese marginali e le hi-tech, ci sono la maggior parte delle piccole industrie che sono assai vitali ma alle quali oggi capita di sentirsi disorientate: la traiettoria di modernizzazione dell'Italia coinciderà in buona parte col destino di queste imprese. Pesano certo l'eccesso di burocrazia, le lentezze e l'incertezza delle relazioni con la Pubblica amministrazione. Ma il principale problema che le piccole "mediane" oggi devono risolvere, nel planning e nella pratica quotidiana, è il seguente: come resistere alla compressione dei margini che è la condizione per restare sul mercato? &lt;br /&gt;Tra il 2007 e il 2009 i margini di profitto si sono contratti per quasi il 60% nel settore industriale, ci ricorda la Banca d'Italia, e il recupero appare lento. La compressione dei margini è la condizione per continuare a operare non solo sui mercati esteri - le piccole esportatrici continuano a essere una minoranza, circa una su cinque imprese nel segmento tra 10 e 50 addetti - ma su quello italiano. &lt;br /&gt;Sarà l'effetto dell'euro forte, ma da mesi le importazioni di manufatti corrono più delle esportazioni, e al netto dei prodotti energetici l'avanzo commerciale di gennaio-febbraio è quasi nullo (0,5 miliardi), mentre era di 1,3 miliardi nel primo bimestre 2010. I margini scendono per fronteggiare una concorrenza sempre più dura sul mercato domestico come su quelli esteri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Minori margini significano meno cassa, e questo contribuisce alla carenza di liquidità, dovuta anche ai ritardi di pagamento della Pa (nonostante lo Small Business Act) e al fatto che le banche si occupano forse più di entrare nell'azionariato delle imprese medie-grandi che di finanziare le piccole, oppure anticipano la stretta di Basilea 3.&lt;br /&gt;I piccoli industriali si sentono "tra color che son sospesi" anche sotto un profilo storico. Si rendono ormai conto, specie la nuova generazione di piccoli industriali, che devono cambiare la pelle delle loro aziende: non solo occorre crescere, ma mutare l'organizzazione aziendale per adattarla alle novità di questa fase della globalizzazione, con nuove funzioni e figure professionali, e poi allearsi, fare rete, filiera eccetera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La piccola impresa è un "organismo" che emana dall'imprenditore, e stravolgerlo non porterebbe nulla di buono. Oggi non è tuttavia consentito prendere tempo: i mercati corrono, e i clienti italiani ed esteri con loro. Le piccole stanno già cambiando pelle, ma sono alla ricerca d'interlocutori fuori dal comparto industriale ed è qui che la solitudine spesso brucia.&lt;br /&gt;Nessuno immagina più lo Stato a far da chioccia, ma se non si possono tagliare le tasse almeno si può ottemperare agli impegni dello Small Business Act e chiedere che i pagamenti avvengano nei tempi medi europei? E le banche non possono davvero fare di più, almeno in termini di servizi all'internazionalizzazione? &lt;br /&gt;Un recente sondaggio di Federexport sull'assistenza che le piccole ricevono nelle loro strategie globali non è lusinghiero: le banche sono al settimo posto tra le istituzioni che accompagnano le imprese all'estero, superate dal tanto vituperato Ice, dagli enti fiera, dalle associazioni di categoria, dalle società di consulenza. Solo una piccola su tre riconosce agli istituti di credito un sostegno per l'internazionalizzazione: è ancora troppo poco.&lt;br /&gt;smanzocchi@luiss.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Manzocchi - Il Sole 24 Ore - 30 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5489311834532764669?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5489311834532764669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5489311834532764669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5489311834532764669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5489311834532764669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/la-solitudine-dei-numeri-piccoli.html' title='La solitudine dei numeri piccoli'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3507132438070099600</id><published>2011-04-29T14:46:00.003+02:00</published><updated>2011-04-29T14:54:29.999+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Documento di economia e finanza</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MPjNH3m2S3U/Tbq03e9W29I/AAAAAAAAAK4/UEH3Ips01to/s1600/Giorgio%2BLa%2BMalfa.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 145px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-MPjNH3m2S3U/Tbq03e9W29I/AAAAAAAAAK4/UEH3Ips01to/s200/Giorgio%2BLa%2BMalfa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5600987951884852178" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dichiarazione di voto finale dell'onorevole Giorgio La Malfa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non può non essere osservato preliminarmente che &lt;strong&gt;il primo atto di politica economica successivo alla ridefinizione della governance dei sistemi di governo europeo avviene nell'assenza del Governo.&lt;/strong&gt;Infatti, con tutto il rispetto per il sottosegretario Casero, il fatto che il Ministro dell'economia e delle finanze, il Presidente del Consiglio e il Ministro dello sviluppo economico siano assenti dal dibattito con cui l'Italia entra nella nuova impostazione di politica economica fa veramente una certa impressione. Lo stesso tono con cui il sottosegretario risponde alle osservazioni degli intervenuti dell'opposizione e della maggioranza è un tono dimesso.&lt;br /&gt;Ora, si può cercare di affrontare in modo dimesso il problema della situazione economica del Paese? Il Ministro sa, come noi, e avrebbe il dovere di dirlo con chiarezza al Parlamento che le nuove regole europee che sono state decise negli scorsi mesi hanno e avranno degli effetti devastanti, allo stato delle cose, sull'economia italiana, onorevoli colleghi.&lt;br /&gt;E infatti se non vi sarà crescita, se il vincolo europeo sul debito pubblico che è stato introdotto e che prevede che ogni anno i Paesi che hanno un debito superiore al 60 per cento riducano la differenza di un ventesimo - il che vuol dire il 3 per cento l'anno per l'Italia, che ha il doppio del debito pubblico in rapporto al PIL rispetto al limite previsto - non verrà attenuato da una forte crescita del reddito nazionale, l'Italia sarà costretta ad una lunga, lunghissima serie di anni con politiche economiche insopportabili, onorevoli colleghi. Allora, il tema di questa riunione è il seguente: nella politica economica del Governo c'è qualcosa che consenta all'Italia e al Parlamento, di sperare che la crescita riparta? La risposta, onorevoli colleghi, è nello stesso Documento, il cosiddetto Programma nazionale di riforma, dove il Governo stima l'effetto che avranno le proprie misure - sono 87 le misure elencate - in uno 0,4 per cento di incremento della capacità di crescita l'anno, cioè nulla. L'Italia, onorevole Casero, signor Ministro dell'economia, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi della maggioranza, affronta le nuove regole europee con le mani alzate.&lt;br /&gt;Diamo atto a Tremonti di aver fatto dei tentativi: egli ha fatto un primo tentativo di dare all'Europa la responsabilità della crescita con le proposte, a suo tempo, del presidente della Camera dei Lord sui bond europei, e la risposta, se volete miope dell'Europa, è stata «no», ciascun Paese deve fare lo sforzo di crescita con le proprie forze, ci risponde l'Europa. Egli ha insistito, dicendo che nel calcolo del debito bisogna considerare non solo il debito pubblico, ma anche il debito privato, che è una ragionevole considerazione, ne diamo atto al ministro Tremonti: la risposta dell'Europa è stata «no», l'unico parametro è il debito pubblico che deve essere ridotto di un ventesimo ogni anno.&lt;br /&gt;Quindi, i tentativi ci sono stati ma i risultati sono zero, ma domandatevi, signori della maggioranza, se questo non è anche parte della mancanza di credito internazionale di cui gode questo Governo e di cui ci ha dato prova l'altro giorno un esperto americano, Luttwak, parlando in una trasmissione televisiva e dicendo che non c'è un uomo politico, uomo di Governo del mondo occidentale, che si voglia mischiare con i problemi dell'Italia. Questa è la condizione di isolamento nella quale si trova l'Italia di fronte ai suoi problemi! Dato atto del fatto che Tremonti ha tentato, qual è allora la realtà? Siamo soli, con la necessità di cominciare a ridurre il debito pubblico del 3 per cento l'anno, il che equivale a una riduzione di decine di miliardi di euro ogni anno. Ebbene, cosa fanno questi Documenti che voi ci portate, onorevole Casero? Rinviano, perché la manovra comincerà a mordere dal 2013 al 2014, cioè nella prossima legislatura, senza dire come, perché fino al 2012 avete detto con quali leggi e in quali settori tagliate, ma nella prossima legislatura?&lt;br /&gt;Aggiungo e denuncio questa promessa di riforma fiscale che avrei sostenuto se fosse stata fatta ieri, ma che si presenta come una promessa elettorale che il Governo intende fare nel 2013, prima delle elezioni. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Voi intendete lasciare un'eredità spaventosa al Paese&lt;/strong&gt;, come avete fatto con l'ICI, se volete saperlo. Questo è il quadro, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro Tremonti, e lo chiedo anche ai colleghi della Lega che sono attenti ai problemi dello sviluppo: ma voi quando volete impostare una politica economica? Dobbiamo aspettare le prossime elezioni?&lt;br /&gt;Benissimo, aspetteremo le prossime elezioni, faremo un Governo diverso che possa dare una speranza al Paese, ma questi sono anni persi, che peseranno sull'economia italiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3507132438070099600?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3507132438070099600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3507132438070099600' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3507132438070099600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3507132438070099600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/documento-di-economia-e-finanza.html' title='Documento di economia e finanza'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MPjNH3m2S3U/Tbq03e9W29I/AAAAAAAAAK4/UEH3Ips01to/s72-c/Giorgio%2BLa%2BMalfa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4490337711225470668</id><published>2011-04-29T10:11:00.000+02:00</published><updated>2011-04-29T10:13:13.697+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>L'unica soluzione è la crescita</title><content type='html'>«Sostanziale pareggio del bilancio nel 2014». Questo è l'obiettivo del Governo come da recente documento di finanza pubblica. Si tratta di un obiettivo realistico? Le aride cifre stanno ai sogni come le punture di spillo ai palloncini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E le cifre dicono - parola del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi - che per raggiungere questo obiettivo stringendo solo la spesa bisognerà ridurre quest'ultima del 7% in termini reali di qui ad allora.&lt;br /&gt;Le aride cifre, tuttavia, sono costruite, se non sulla sabbia, su un castello di ipotesi che riguarda gli andamenti a venire di altre grandezze economiche, e prima fra tutte il denominatore di quel rapporto deficit/Pil che è l'obiettivo della politica di finanza pubblica. E qui soccorrono allora alcune osservazioni di base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo, la spesa pubblica in Italia è elevata a causa degli interessi che dobbiamo pagare su un debito che viene dal passato. Ed è elevata anche perché dobbiamo pagare un monte-pensioni in essere che è pesante a causa degli impegni presi in passato. Possiamo e dobbiamo deprecare i comportamenti che nei decenni trascorsi hanno aggiunto quei pesi alle some di oggi, ma non possiamo scrollarci di dosso questi fardelli. Possiamo però fare un utile esercizio: se sgombriamo il campo dei numeri da questi due echi del tempo che fu, e guardiamo alla spesa pubblica residua ci accorgiamo di un semplice fatto: questa spesa non è affatto elevata e, nei confronti internazionali di analoghe grandezze, è anzi abbastanza bassa. C'è di più: è bassa anche in relazione al fatto che l'Italia è un Paese ad alto bisogno di spesa pubblica, per addensamento demografico, conformazione orografica, dissesto idrogeologico, inquinamento, conservazione di un immenso patrimonio artistico, dualismo territoriale, criminalità organizzata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non vuol dire che non vi siano aree di sprechi su cui bisogna intervenire con lucidità e spietatezza. Vuol dire semplicemente che i risparmi che possono venire dalla rimozione degli sprechi devono essere destinati a tanti bisogni pubblici che oggi non vengono adeguatamente soddisfatti (vedi per esempio, nel Sole 24 Ore di ieri, i dati sugli aiuti alle famiglie).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come raggiungere allora, i giusti obiettivi disegnati dal Governo in tema di pareggio del bilancio? In queste cifre c'è sempre un "convitato di pietra": il Pil, il reddito prodotto in Italia sul quale si misura il peso del deficit e del debito. Sull'andamento del Pil vengono fatte ipotesi "ragionevoli", e questo procedere con juicio porta a ritenere che sarà possibile raggiungere quell'obiettivo solo con tagli alla spesa che non possono non incidere sulla carne viva del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conclusione è una sola: non bisogna essere "ragionevoli". Bisogna puntare a una crescita "irragionevole", se è possibile applicare questa parola a un tasso di sviluppo che sia più alto del misero 1,5% di crescita potenziale che ci viene assegnato dai "ragionevoli" calcoli degli esperti.&lt;br /&gt;Le ricette sono quelle di sempre - liberalizzazioni vere, semplificazioni, disincrostazioni - e verranno ancora riprese alla grande dalle proposte degli industriali alle Assise del 7 maggio. Insieme a una massiccia seconda ondata di privatizzazioni (a cominciare dal disboscamento del "socialismo municipale") la ripresa della crescita offre l'unica via d'uscita per un risanamento della finanza pubblica che non sia malanno per l'economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fabrizio Galimberti - Il Sole 24 Ore - 29 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4490337711225470668?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4490337711225470668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4490337711225470668' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4490337711225470668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4490337711225470668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/lunica-soluzione-e-la-crescita.html' title='L&apos;unica soluzione è la crescita'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6502029717648338158</id><published>2011-04-28T20:57:00.000+02:00</published><updated>2011-04-28T20:57:50.780+02:00</updated><title type='text'>Def, Lanzillotta: «Niente sviluppo, solo tagli»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2052:def-lanzillotta-lniente-sviluppo-solo-taglir&amp;amp;amp;catid=22:camera&amp;amp;amp;Itemid=111"&gt;Def, Lanzillotta: «Niente sviluppo, solo tagli»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il Ministro dell'economia e delle finanze da mesi, e ancora nelle ultime settimane, ha continuato a negare la gravità della situazione economica e a spandere ottimismo e rassicurazioni. Oggi, però, è la durezza dei numeri del Documento di economia e finanza che, con una sorta di scissione e sdoppiamento della personalità, lo stesso Ministro dell'economia e delle finanze ha presentato al Parlamento, a non lasciar più adito a dubbi. Sono numeri crudi che ci dicono che, per rientrare nei vincoli del nuovo Patto europeo, quello, cioè, che Tremonti ci aveva detto che avrebbe molto giovato all'Italia e in cui noi, sempre a suo parere, avevamo realizzato un grande successo, l'Italia dovrà realizzare una riduzione del debito di circa 40 miliardi di euro l'anno per vent'anni e, in aggiunta a questo, entro il 2014 dovrà attuare una manovra dello stesso importo per ridurre il deficit e raggiungere il pareggio di bilancio. Ma il Documento di economia e finanza afferma anche che questa titanica operazione - 80 miliardi, ad essere ottimisti - dovrà essere effettuata con una crescita stagnante, una disoccupazione in aumento e un'ulteriore crescita del divario nord-sud. Di fronte alla drammatica e pressoché certa prospettiva di una recessione, che ci condannerebbe ad un inarrestabile declino, il Governo, invece di dire la verità al Paese, di chiamarlo ad una comune assunzione di responsabilità e lanciare un forte piano di riforme per sostenere la crescita e tentare di invertire la marcia, irresponsabilmente e colpevolmente, per puro opportunismo politico, rinvia tutto al 2014, cioè a dopo le elezioni politiche, lasciando a chi verrà dopo il compito immane di affrontare una situazione forse irreparabilmente compromessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, signor Ministro, no, signor Tremonti, non è così che si comporta uno statista di livello europeo quale lei ama essere considerato. Uno statista parla al suo Paese con il linguaggio della verità e della responsabilità, indica la prospettiva, la missione che il nostro Paese può ancora svolgere nel mondo globalizzato, le opportunità che possono venire dai rapidi e radicali mutamenti in atto nella sponda sud del Mediterraneo e il ruolo protagonista che questo nuovo scenario può far giocare all'Italia rispetto all'Europa. Uno statista disegna il percorso delle riforme che possono rendere concreta questa prospettiva. Invece, niente di tutto questo perché il Documento di economia e finanza e il Piano nazionale delle riforme, nonostante i ripetuti annunci di scossa all'economia, tutti regolarmente caduti nel dimenticatoio, ripropongono oggi il rassegnato immobilismo che ha caratterizzato la politica economica e di bilancio in questi tre anni, l'immobilismo nella spesa pubblica dove i tagli lineari hanno rappresentato la rinuncia a tagliare gli sprechi ed a investire nei settori della crescita come hanno fatto Paesi come la Germania e la Francia che, non a caso, nonostante la crisi finanziaria, oggi hanno ripreso a crescere, e l'immobilismo nelle riforme per la competitività: liberalizzazione dei servizi, mercato del lavoro, burocrazia, innovazione tecnologica, riforme per rendere efficiente e competitivo il nostro sistema produttivo, che è l'unico modo, l'unica via, in un'economia aperta di mercato, per difendere le nostre imprese dalla conquista straniera che, certo, non può essere contrastata da un impossibile, quanto velleitario ritorno al passato dell'intervento pubblico in economia, come l'umiliante esito della vicenda Parmalat si è incaricato di dimostrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questa ragione, Alleanza per l'Italia e il nuovo Terzo Polo danno un giudizio fortemente critico del Documento di economia e finanza e della linea di politica economica e con la nostra mozione proponiamo una linea alternativa. Proponiamo di avviare subito una radicale revisione della spesa perché, se è vero che la crescita non si fa in deficit, allora bisogna avere il coraggio di eliminare la spesa pubblica cattiva o inutile, quella che finanzia la politica ed alimenta la corruzione, per liberare risorse da destinare innanzitutto ad un piano per i giovani, i giovani che sono, oggi, la vera emergenza nazionale, i giovani disoccupati, i giovani precari, i giovani in fuga dal nostro Paese ogni volta che possono, giovani che stanno perdendo la speranza nel futuro. Ma la nostra proposta ha un punto debole, lo riconosciamo, perché, per essere attuata, richiede una guida forte ed autorevole, richiede un consenso largo nel Paese, richiede una mobilitazione delle migliori energie e queste sono condizioni che voi, signori del Governo, oggi non siete in grado di realizzare in Italia. Il vostro Governo non è all'altezza dei problemi che il Paese deve affrontare e, per questo, è urgente, urgentissimo, che l'Italia volti pagina per avviare un vero piano di riforme e guardare di nuovo con qualche speranza al proprio futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6502029717648338158?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2052:def-lanzillotta-lniente-sviluppo-solo-taglir&amp;amp;catid=22:camera&amp;amp;Itemid=111' title='Def, Lanzillotta: «Niente sviluppo, solo tagli»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6502029717648338158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6502029717648338158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6502029717648338158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6502029717648338158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/def-lanzillotta-niente-sviluppo-solo.html' title='Def, Lanzillotta: «Niente sviluppo, solo tagli»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2460630578400944982</id><published>2011-04-27T12:25:00.001+02:00</published><updated>2011-04-27T12:27:28.023+02:00</updated><title type='text'>Terzo Polo, un progetto che viene da lontano</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sEHQzN5tFc0/TbfveyFIESI/AAAAAAAAAKs/UnCkUe7YQ6Q/s1600/terzo%2Bpolo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 129px; height: 130px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-sEHQzN5tFc0/TbfveyFIESI/AAAAAAAAAKs/UnCkUe7YQ6Q/s200/terzo%2Bpolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5600207973776888098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La nascita di questo nuovo Polo, può apparire, a prima vista, il classico accordo preelettorale destinato a sfaldarsi una volta chiuse le urne. &lt;br /&gt;La storia ci dice che non ce niente di improvvisato, ma si è trattato di un lungo e faticoso  percorso, il cui inizio possiamo datare al 29 gennaio del 2007 a Milano, dove si tenne il primo incontro pubblico dei Volenterosi, un gruppo di politici provenienti dagli opposti schieramenti, supportati da alcuni dei più illustri economisti italiani, che si proponevano il fine ambizioso di andare oltre un bipolarismo improduttivo, che vedeva al momento, a Palazzo Chigi, il governo Prodi. &lt;br /&gt;È significativo soffermarsi sui partecipanti a quel primo incontro, troviamo in prima fila l’onorevole Bruno Tabacci esponente di spicco di quello che all’epoca si chiamava Unione Democratici di Centro, alleati di Berlusconi; alcuni parlamentari dell’allora Margherita, tra cui spicca la rutelliana Linda Lanzillotta, esponente del governo Prodi; Nicola Rossi e Franco Debenedetti dei DS; il repubblicano Giorgio La Malfa. Tra gli economisti troviamo Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Pietro Ichino, Fiorella Kostoris.&lt;br /&gt;Il 2 aprile dello stesso anno si tenne il secondo ed ultimo incontro pubblico. &lt;br /&gt;A gennaio 2008, siamo alla crisi del governo Prodi e Bruno Tabacci dichiara la volontà di “costituire un’alternativa centrista a questo bipolarismo muscolare, per rispondere alle esigenze e alle aspettative di tanti cittadini assolutamente delusi da questa politica, che sempre più appare raffigurata dalla casta”, lascia l’UDC di Casini e convoca a Montecatini l’assemblea costituente della Rosa Bianca. “Una cosa inutile di cui è inutile parlare”, il commentato Casini a Porta a Porta. &lt;br /&gt;Nel marzo 2008, in vista delle elezioni politiche l’UDC, la Rosa Bianca i Liberal di Adornato ed esponenti della Margherita danno vita all’Unione di Centro.&lt;br /&gt;Il 12 dicembre 2009 si tiene a Parma la prima assemblea nazionale del nuovo movimento politico centrista promosso da Francesco Rutelli, Bruno Tabacci e Lorenzo Dellai  che si chiamerà "Alleanza per l'Italia”. Durante l’assemblea Francesco Rutelli dichiara di sperare che Gianfranco Fini lascerà il Pdl per dare vita ad un nuovo polo dei moderati, insieme all’UdC di Casini.&lt;br /&gt;15 maggio 2011 alle elezioni provinciali di Treviso si presentano sotto un unico simbolo l’API di Rutelli e Tabacci, L’UdC di Casini e Futuro e Libertà di Fini, a compimento di un lungo e coraggioso percorso politico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2460630578400944982?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2460630578400944982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2460630578400944982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2460630578400944982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2460630578400944982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/terzo-polo-un-progetto-che-viene-da.html' title='Terzo Polo, un progetto che viene da lontano'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-sEHQzN5tFc0/TbfveyFIESI/AAAAAAAAAKs/UnCkUe7YQ6Q/s72-c/terzo%2Bpolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6453596802082502111</id><published>2011-04-25T09:10:00.000+02:00</published><updated>2011-04-25T09:12:28.351+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica industriale'/><title type='text'>Il morbo di Baumol e la malattia italiana</title><content type='html'>La diagnosi è fatta. I maiali europei, i Pigs, sono affetti dal morbo di Baumol. Prognosi: dieci anni di stagnazione. Effetti collaterali: molti, fra cui una possibile ristrutturazione del debito. Il morbo, che prende il nome dal famoso economista newyorkese William Baumol che per primo lo descrisse negli anni Sessanta, colpisce quei Paesi che crescono puntando principalmente su settori che hanno una bassa produttività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli più a rischio sono il turismo, come per Grecia e Spagna, l'edilizia residenziale, come per Irlanda e Spagna, i servizi e il settore pubblico, come per tutti i Pigs. La bassa produttività dovrebbe portare a salari relativamente bassi. In realtà, in un mercato del lavoro sufficientemente mobile, i salari si adeguano a quelli dei settori con maggiore produttività, altrimenti nessuno ci lavorerebbe. Come conseguenza, questi settori dovrebbero naturalmente scomparire per i crescenti costi. Il problema nasce, invece, quando vengono artificialmente tenuti in vita e rimangono sovradimensionati rispetto al resto dell'economia. In questo caso, per sostenere la produzione, attraggono un sempre maggior numero di lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco la prima complicazione. Il punto è che crescere tramite settori a bassa produttività che assorbono forza lavoro impoverisce il capitale umano del Paese e lo condanna a una prolungata stagnazione. Così si spiega la prognosi di dieci anni. Settori a bassa produttività richiedono lavoratori poco qualificati che non portano con sé nuova tecnologia o innovazione. Per formare questa forza lavoro, non c'è bisogno di investire in percorsi formativi avanzati né in ricerca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando scoppia una bolla immobiliare, come è successo in Irlanda e Spagna, i nuovi disoccupati faticano a trovare nuova collocazione e la disoccupazione perdura per molto tempo con ulteriori ripercussioni sulla qualità del capitale umano. Si parla di perdita di competitività del Paese. In effetti, come abbiamo detto, il morbo di Baumol comporta costi del lavoro per unità di prodotto elevati, che si riflettono nelle misure di competitività a livello internazionale. Ma il problema è più sottile: non è la competitività dei salari che conta ma quella del capitale umano e del tessuto produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non serve comprimere i salari, perché i settori improduttivi non sono aperti alla competizione internazionale, non esportano, non c'è alcuna competitività da guadagnare. La perdita di competitività dipende dall'aver soffocato i settori più produttivi, dall'aver formato capitale umano di bassa qualità che non è per sua natura competitivo e che, per riqualificarsi, richiede tempi lunghi. La riallocazione delle risorse verso settori più produttivi e la riqualificazione del capitale possono durare anche decenni. Non c'è svalutazione del cambio che possa aiutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda complicazione riguarda la sostenibilità dei bilanci pubblici. Il lavoro è la base imponibile nelle economie che si sviluppano attorno a settori improduttivi. Per sanare i bilanci bisogna alzare le tasse sul lavoro. Quando invece la crescita è guidata dalla produttività, è la crescita stessa che sana i bilanci. I Pigs non hanno alcuna crescita presente e futura con cui garantire i propri bilanci pubblici proprio perché hanno sovradimensionato le loro economie verso settori a bassa produttività. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'errore dell'accumulazione dei debiti privati e pubblici è nell'uso improduttivo che se n'è fatto, non tanto nel debito stesso. Oggi è impensabile credere che questi Paesi possano cambiare in tempi brevi la struttura produttiva e ritornare su un sentiero di sostenibilità. Quale lezione trarre per l'Italia e per la crescita. Dobbiamo aggiungere un'altra «I» all'acronimo Pigs? Ci salvano sicuramente la tenuta dei conti pubblici, l'assenza di una bolla significativa nel settore immobiliare, la relativa solidità del sistema bancario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche, e soprattutto, il cuore pulsante dell'Italia, fatto dalle tante, seppur piccole, imprese che hanno una vocazione innata verso la competizione internazionale, verso l'innovazione, che ci immunizzano ancora dal morbo. Sebbene la nostra sia una stagnazione più che decennale in termini di crescita e produttività che, dati alla mano, ci rende molto simili al Portogallo, la grande differenza è in un sistema produttivo che nella sua parte migliore è ancora vivace, che crea nuova tecnologia e domanda capitale umano qualificato. Ma per quanto tempo possiamo rimanere immuni? C'è l'urgenza di fare qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale strategia per la crescita? Non cadere nel morbo di Baumol. Investire in istruzione per formare capitale umano migliore, in ricerca di base e applicata che possa dialogare direttamente con l'impresa. Mettere al centro della politica industriale la competitività internazionale delle imprese, perché solo competendo per la frontiera della produzione si possono compiere i passi più decisi verso l'acquisizione di nuova tecnologia e del miglior capitale umano. Infine, dal momento che non di sola crescita o tecnologia vive l'uomo, bisogna sussidiare quei settori a bassa produttività che sono indispensabili per il vero sviluppo dell'uomo, per non essere schiavi della tecnologia stessa. In fondo, Baumol partiva proprio dall'osservazione che i settori a bassa produttività, lasciati a se stessi, sarebbero spariti dalla scena, compresa l'esecuzione del suo amato quintetto per corno che ha oggi la stessa produttività dei tempi di Mozart.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pierpaolo Benigno - Il Sole 24 Ore - 24 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6453596802082502111?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6453596802082502111/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6453596802082502111' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6453596802082502111'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6453596802082502111'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/il-morbo-di-baumol-e-la-malattia.html' title='Il morbo di Baumol e la malattia italiana'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3420830471295757083</id><published>2011-04-23T10:56:00.000+02:00</published><updated>2011-04-23T10:57:59.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica industriale'/><title type='text'>Dividendi deducibili per favorire la quotazione</title><content type='html'>«La riluttanza delle imprese italiane a quotarsi è storica. Da un lato perché nel nostro Paese c'è la tradizione a mantenere azionariati compatti e gli investitori esterni sono visti più come un vincolo che come un'opportunità. Dall'altro perché in Italia c'è, diciamo, una particolare riluttanza a condividere con il Fisco i profitti». Salvatore Bragantini, ex commissario Consob, ex presidente Pro Mac e oggi consulente di Borsa Italiana per la quotazione delle medie imprese, va dritto al punto: della quotazione in Borsa sono visti più spesso i vincoli che le opportunità.&lt;br /&gt;Le pecche del capitalismo italiano sono note. Però lo Stato non ha mai cercato di incentivare la quotazione in Borsa, per esempio con agevolazioni fiscali. Non crede che sia mancata una politica industriale?&lt;br /&gt;La coperta è corta e il discorso complesso. È vero che il credito è avvantaggiato: gli interessi, a differenza dei dividendi pagati dalle azioni, sono infatti deducibili fiscalmente. Di conseguenza, agli imprenditori fiscalmente conviene più chiedere un finanziamento bancario che raccogliere capitali quotandosi in Borsa. Ma anche le banche hanno incentivato questo trend: preferiscono spesso erogare credito più che accompagnare le imprese alla Borsa. Bisogna però evitare che le aziende vedano la Borsa solo come via d'uscita quando le banche non vogliono più finanziarle.&lt;br /&gt;E come si esce da questo imbuto?&lt;br /&gt;Credo che la crisi finanziaria, con le difficoltà sul fronte del credito, aumenterà il bisogno di capitale di rischio. Per il resto, da un lato si potrebbe ridurre il vantaggio fiscale del debito, agendo ulteriormente sulla deducibilità degli interessi; dall'altro, rispolverare una vecchia proposta della commissione Mirone per la riforma delle Spa, che prevedeva l'obbligo, al di sopra di certe dimensioni, di certificare i bilanci di tutti i gruppi. Questo ridurrebbe i troppi, e sleali, vantaggi dell'opacità.&lt;br /&gt;Perché la proposta fu bocciata?&lt;br /&gt;Indovini un po': si disse che una norma di questo tipo avrebbe limitato la libertà d'impresa. Io credo invece che il peso di queste imprese nell'economia del Paese lo renda necessario. Si potrebbe anche trovare un compromesso, magari tenendo inizialmente alta l'asticella sopra la quale anche un'impresa non quotata sia obbligata alla certificazione.&lt;br /&gt;Lei è stato presidente della Pro Mac, società che gestiva il listino per le piccole imprese. Quali ragioni elencano le imprese quando non vogliono quotarsi?&lt;br /&gt;Il fatto che il numero perfetto di azionisti è dispari e inferiore a tre... Gioca però anche il timore che le minoranze possano chiedere un cambio di management: quando questo è familiare, è un bel problema.&lt;br /&gt;Il Sole 24 Ore - 23 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3420830471295757083?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3420830471295757083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3420830471295757083' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3420830471295757083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3420830471295757083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/dividendi-deducibili-per-favorire-la.html' title='Dividendi deducibili per favorire la quotazione'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5698369892963160641</id><published>2011-04-22T08:56:00.000+02:00</published><updated>2011-04-22T08:56:14.851+02:00</updated><title type='text'>Rutelli: «Bipolarismo fallito, sbagliato tornare indietro»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2015:rutelli-lbipolarismo-fallito-sbagliato-tornare-indietror&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Rutelli: «Bipolarismo fallito, sbagliato tornare indietro»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il bipolarismo fallito italiano somiglia sempre più alla strada davanti al tribunale di Milano, con le due curve che si insultano e la gente normale che passa in mezzo e li guarda stupita»: lo dichiara il leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli, intervenendo al Caffè di skyTG24. «Sarebbe sbagliatissimo tornare a proporci di tornare su uno di questi due schieramenti», sottolinea Rutelli. «Il Partito Democratico deve prima sciogliere il dubbio sulla alleanza. Non può proporla contemporaneamente al Nuovo Polo e a populisti e giustizialisti di sinistra», osserva il leader dell'ApI. «Il centrodestra con Berlusconi ha avuto la sua ultima occasione alle scorse elezioni. Il premier ha detto “ghe pensi mi”, e ora si trova appeso a Scilipoti». «Se si votasse oggi il Nuovo Polo dovrebbe andare da solo, con una sua proposta, e dopo le elezioni, dare vita a un governo di larga coalizione, non dominato dalle estreme, per fare le riforme di cui ha bisogno il Paese», conclude il leader di ApI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5698369892963160641?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2015:rutelli-lbipolarismo-fallito-sbagliato-tornare-indietror&amp;amp;catid=3:politiche' title='Rutelli: «Bipolarismo fallito, sbagliato tornare indietro»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5698369892963160641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5698369892963160641' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5698369892963160641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5698369892963160641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/rutelli-bipolarismo-fallito-sbagliato.html' title='Rutelli: «Bipolarismo fallito, sbagliato tornare indietro»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-237293199034084802</id><published>2011-04-21T12:34:00.000+02:00</published><updated>2011-04-21T12:34:53.527+02:00</updated><title type='text'>Nuovo Polo: Rilanciamo l'Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=2012:nuovo-polo-rilanciamo-litalia&amp;amp;amp;catid=28:documenti-politici&amp;amp;amp;Itemid=110"&gt;Nuovo Polo: Rilanciamo l&amp;#39;Italia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le risposte del Nuovo Polo al Piano nazionale di riforma del Governo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo ha espresso un giudizio fortemente critico sul Piano di Stabilità e sul Piano Nazionale di Riforme che il governo presenterà in Europa e che il Parlamento discuterà la settimana prossima. &lt;br /&gt;Si continua a rappresentare al Paese un quadro ottimistico e tranquillizzante della situazione italiana e del suo futuro, mentre i dati dipingono, con crudezza, una realtà molto diversa e di eccezionale gravità: per rientrare nei vincoli europei l’Italia dovrà realizzare infatti, per vent’anni, manovre di riduzione del debito pari a circa 40 miliardi di euro l’anno;  entro il 2014 dovrà predisporre un’ulteriore manovra di pari importo per ridurre il deficit e realizzare il pareggio di bilancio. Tutto ciò mentre la crescita economica è stagnante, aumenta la disoccupazione assieme al divario tra Nord e Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo, invece di chiamare il Paese ad una comune assunzione di responsabilità, e lanciare un forte piano di riforme che sostenga la crescita, sceglie di rinviare ogni intervento di riduzione del debito al 2014, cioè alla prossima legislatura, per evitare di dire la verità agli elettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ciò che è più grave è l’assenza di una visione del futuro del Paese, di quali dovranno essere le direttrici della sua crescita. E’ infatti assolutamente deludente il Piano Nazionale di Riforme: un mero elenco di misure, totalmente prive di organicità e di  priorità, senza alcuna indicazione delle specifiche misure indispensabili per rimettere in moto un Paese bloccato.  La debolezza del Piano è certo resa possibile dal persistere a livello europeo, anche nel Patto per l’Euro approvato dal Consiglio europeo nel marzo scorso, della stessa impostazione di Maastricht, tutta sbilanciata sul versante della stabilità  - presidiata da severi meccanismi di monitoraggio e di sanzione - e assai meno focalizzata  su quello della crescita. Impostazione alla quale, peraltro,  non risulta che il nostro Governo si sia vigorosamente opposto nella fase del negoziato. Il Nuovo Polo ritiene che la linea del governo rischia di portare il Paese in una gravissima crisi recessiva in cui la scarsa crescita aggraverà la crisi finanziaria alimentando una pericolosissima spirale. Per questo il Nuovo Polo propone una linea alternativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•Avviare subito una manovra di risanamento finanziario e di rilancio della crescita. Non c’è tempo da perdere. Per realizzare insieme questi due obiettivi è indispensabile procedere ad una profonda e incisiva spending review che identifichi ed elimini gli sprechi, riveda i programmi di spesa non più attuali, e bonifichi la spesa pubblica eliminando costi di intermediazione politica e aree grigie tra politica ed economia e introducendo stringenti misure anticorruzione : acquisti di beni e servizi nelle pp.aa. pari a 144 miliardi e contributi a fondo perduto in conto capitale e in conto corrente elargiti a pioggia per 44 miliardi di euro, aggregazione e soppressione di enti pubblici, riduzione del numero delle province . Abbandonare i tagli lineari che hanno devastato settori essenziali quali la scuola, l’università, la ricerca, e intervenire in modo selettivo ma radicale nelle aree indicate può consentire il reperimento delle risorse necessarie sia per il risanamento che per la crescita. L’obbiettivo di fondo che noi indichiamo al Paese è quello di passare dallo Stato erogatore ad un Stato regolatore, anche nel settore del Welfare. Ciò che pretende di puntare sulla sussidiarietà. &lt;br /&gt;•Rilanciare le liberalizzazioni ormai bloccate da anni nei servizi, pubblici e privati, nelle professioni, nelle attività commerciali per ridurre i costi della p.a., ridurre i costi per le imprese e per le famiglie, creare nuove opportunità di lavoro.&lt;br /&gt;•Immediate misure di riduzione fiscale per le famiglie (legando la fiscalità alla struttura familiare) e per le imprese attraverso la riduzione dell’IRAP che con il federalismo fiscale rischia, al contrario,  di aumentare .&lt;br /&gt;•Una forte iniziativa mirata al contrasto della povertà che sta investendo ceti che precedentemente ne erano al riparo. &lt;br /&gt;•Una legge sulla fiscalità di vantaggio degli investimenti produttivi, con un’articolazione diversa tra Nord e Sud in relazione ai diversi livelli di disoccupazione nelle aree del Paese.&lt;br /&gt;•Investimenti straordinari in favore della ricerca pubblica e privata.&lt;br /&gt;•Un piano straordinario per i giovani (istruzione, merito, lavoro, casa, nuove opportunità)&lt;br /&gt;•Rimettere in moto le infrastrutture con particolare riguardo al Mezzogiorno dove è indispensabile aumentare capacità di spesa e qualità dei servizi pubblici.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine il Nuovo Polo intende proporre una nuova prospettiva strategica per il futuro dell’Italia anche in vista dei traguardi posti dall’Agenda 2020. Con due traguardi sopra agli altri:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riproporre ill ruolo strategico del nostro Paese in un Mediterraneo rivitalizzato sul piano politico e commerciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornare protagonisti di un deciso rilancio del ruolo politico dell’Europa superando dell’attuale fase di ripiegamento egosistico dei singoli Stati. Ambedue tali prospettive, per essere coltivate, richiedono che l’Italia si muova, con coerenza e credibilità, nella prospettiva di un rafforzamento dell’integrazione europea la cui debolezza non può che danneggiare il nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL TESTO COMPLETO DOCUMENTO DEL NUOVO POLO SUL PIANO NAZIONALE DI RIFORMA DEL GOVERNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RILANCIAMO L’ITALIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo per l’Italia ha preso in esame i documenti economici approvati dal Consiglio dei Ministri del 13 Aprile in ottemperanza agli impegni definiti nel Consiglio Europeo del 24-25 marzo scorsi: il Piano di Stabilità che delinea gli andamenti pluriennali  della finanza pubblica italiana fino al 2014 e il Piano Nazionale di Riforma nel quale sono indicate le politiche  che il governo  intende adottare per sostenere la crescita economica del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Piano di Stabilità indica il raggiungimento nel 2014 del pareggio sostanziale del bilancio ed una prima consistente riduzione del rapporto debito/PIL. E’ del tutto evidente che tali traguardi richiederanno, tra il 2013 e il 2014, una manovra aggiuntiva di riduzione del fabbisogno del 2,5% circa. Ecco allora la nostra prima osservazione: il governo rinvia di fatto nel tempo la correzione richiesta dagli accordi in sede europea, scaricando sulla prossima legislatura gran parte dell’onere del risanamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia si presenta all’appuntamento con la nuova disciplina europea in condizioni particolarmente difficili per tre essenziali ragioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) uno stock di debito in rapporto al PIL pari al doppio di quanto previsto in sede europea e con l’obbligo di procedere alla riduzione di tale differenza nella misura di un ventesimo per ciascun anno; il che implica una riduzione di ben 3 punti l’anno che si aggiungono al vincolo relativo al rapporto fra deficit pubblico e PIL che deve ridiscendere a un livello inferiore al 3%;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)una crescita reale di medio periodo che si colloca attorno all’1%;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)un divario fra il Nord e il Sud che è tornato ad accentuarsi in misura rilevante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò osserviamo con preoccupazione come, nel Piano di Riforma, non siano previsti interventi destinati a dare luogo a una crescita più vigorosa dell’economia. Si propone una congerie di misure, circa ottanta, delle quali è evidente la disorganicità. Si proclama il rafforzamento della concorrenza e della competitività, ma non si indicano strade concrete ed incisive. C’è solo una generica enumerazione di misure senza strategie e senza priorità. Particolarmente carente è la trattazione della questione del Mezzogiorno. Totalmente dimenticate le liberalizzazioni che neppure vengono citate: grave paradosso di un governo che aveva legato la sua missione alla rivoluzione liberale e che invece oggi ha abbracciato una pericolosa e regressiva linea statalista e neo protezionista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, lo stesso esecutivo si mostra consapevole della fragilità del Piano: prova ne sia la valutazione che esso stesso fa dell’effetto di stimolo determinato dalle misure indicate, calcolato in un aumento della crescita di uno striminzito 0,4% del Pil. Siamo lontani anni luce dalla promessa “scossa” all’economia! E siamo lontani anni luce dalle necessità del Paese che, come ha correttamente osservato Confindustria, ha bisogno di mettere in campo uno sforzo simile a quello prodotto al tempo dell’adesione al Trattato di Maastricht. Perciò appare ancora più grave che il piano del governo sia stato elaborato senza alcun coinvolgimento né del Parlamento né dell’insieme del mondo produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che più colpisce è la mancanza di un’analisi della relazione fra l’andamento del fabbisogno pubblico e il trend del reddito nazionale. E’ questo invece il punto più importante. Nell’economia italiana, infatti, si sta creando un circolo vizioso: le misure finanziarie di risanamento, per le loro ripercussioni sulla domanda, determinano un rallentamento della crescita; la quale, a sua volta, a causa dei suoi effetti depressivi, rende più difficile il raggiungimento dei traguardi di finanza pubblica e impone ulteriori manovre deflattive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che questa contraddizione non verrà probabilmente rilevata dalle autorità europee. Ma ciò non costituisce una buona notizia per il futuro dell’Italia. Gli impegni chiesti dall’Europa attengono al rapporto deficit/PIL e debito/PIL. La crescita, cioé, non è considerata un vincolo. Il vincolo sono le grandezze di finanza pubblica senza ulteriori condizioni. E’ questo il limite che continua a permanere nel nuovo Patto europeo: esso non assume come priorità la questione della crescita né attribuisce carattere strategico e vincolante all’attuazione dell’Agenda 2009 che della crescita europea ha dettato le linee. Peraltro non risulta che l’Italia si sia battuta per un esito del negoziato europeo che rafforzasse questo aspetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, il governo ha sostanzialmente rinunciato a avviare una politica per la crescita, affidandosi probabilmente alla speranza che la ripresa dell’economia italiana possa essere trainata dall’andamento di quella europea e mondiale. Ma questa scelta rischia di rendere proibitivo, il conseguimento degli ambiziosi traguardi di finanza richiesti dall’Europa. Renderà indispensabili come previsto da Bankitalia, e come ammesso a denti stretti da Tremonti in questi giorni, ulteriori manovre di restrizione del bilancio, destinate a loro volta a influire negativamente sul nostro tasso di crescita. In definitiva, il governo condanna il Paese all’immobilismo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Nuovo Polo denuncia dunque con forza l’inerzia del governo rispetto ai problemi della crescita. Al di là del continuo favoleggiare di una riforma fiscale che ormai è solo un’araba fenice esso non riesce ad andare. Considerato che una crescita dell’1,5% è palesemente insufficiente a consentire un riassorbimento della elevata disoccupazione italiana e una attenuazione del grave divario fra il Nord ed il Sud, é dunque urgente predisporre ed attuare una politica economica del tutto diversa che si proponga  l’obiettivo di una crescita annuale fra il 2 e il 3%. Perciò è necessario prevedere precise misure a sostegno della crescita che, lo ripetiamo, è condizione indispensabile per la stessa stabilità dei conti pubblici e dunque per il rispetto dei vincoli dell’appartenenza all’Euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tali misure devono essere previste fin da oggi. Non c’è più, infatti, tempo da perdere. Il Nuovo Polo ritiene che occorra una grande manovra di rigore finanziario e di rilancio della crescita. Ma caratterizzata, a differenza di quanto avviene oggi, da precise scelte politiche, qualitativamente impegnative e quantitativamente sostenute. In particolare a difesa della famiglia, del lavoro, delle imprese e in direzione di un rilancio degli investimenti e dei consumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per reperire le risorse necessarie occorre una totale e radicale revisione della spesa pubblica, una vera e propria spending review, orientata alla trasformazione dello Stato da erogatore a regolatore, anche nel settore del Welfare. Per ottenere ciò è indispensabile puntare sulla sussidiarietà.   Tagli verticali specifici devono sostituire quelli orizzontali e generici. Immediatamente si può intanto procedere al severo contenimento di alcune voci specifiche di spesa corrente aumentate in modo anomalo negli ultimi anni e che contengono chiari indizi di sprechi, malversazioni ed aree grigie tra economia e politica: acquisti di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni ammontanti ad oltre 140 miliardi di euro all’anno;  fondi perduti elargiti a pioggia in conto corrente e conto capitale per 44 miliardi di euro all’anno; eliminazione-aggregazione di enti e società pubbliche; radicale riduzione del numero delle province. In questo quadro occorre promuovere immediati provvedimenti anti- corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia ha davanti a sé due traguardi: correggere il deficit pubblico e finanziare una grande riforma fiscale (fattore famiglia, dimezzamento dell'Irap per le imprese, infrastrutture, ricerca).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare il Nuovo Polo indica alcune proposte da predisporre in tempi brevi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)Una legge sulla fiscalità di vantaggio degli investimenti produttivi, con un’articolazione diversa tra Nord e Sud in relazione ai diversi livelli di disoccupazione nelle aree del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)Un intervento di sostegno della patrimonializzazione delle imprese attraverso la detassazione degli utili reinvestiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3)Il rilancio delle liberalizzazioni ormai bloccate da anni nei servizi, pubblici e privati, nelle professioni, nelle attività commerciali per ridurre i costi della P.A. delle imprese e delle famiglie, creare nuove opportunità di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4)Immediate misure di riduzione fiscale per le famiglie (introducendo il fattore famiglia) e per le imprese attraverso la riduzione dell’IRAP che con il federalismo fiscale rischia, al contrario,  di aumentare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5)Una forte iniziativa mirata  al contrasto della povertà che sta investendo ceti che precedentemente ne erano al riparo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6)Investimenti straordinari in favore della ricerca pubblica e privata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7)Un piano straordinario per i giovani (istruzione, merito, lavoro, casa, nuove opportunità)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8)Rimettere in moto le infrastrutture con particolare riguardo al Mezzogiorno dove è indispensabile aumentare capacità di spesa e qualità dei servizi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In conclusione, due osservazioni strategiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Se avverrà, come è auspicabile, che i cambiamenti storici in atto nel Mediterraneo, liberino energie per troppo tempo represse e mettano  in moto nuovi processi di sviluppo economico, ciò potrà  rappresentare un’occasione straordinaria di sviluppo per l’Italia, sia come Paese esportatore, sia come piattaforma logistica dell’intero Mediterraneo, sia infine come fornitore di servizi (ad esempio l’istruzione universitaria). Intorno a queste nuove possibilità il Paese deve esser pronto a costruire una nuova stagione di sviluppo con particolare riferimento al Mezzogiorno. E’ un’occasione che non deve essere perduta, ma che finora è stata affrontata dal governo solo in termini di ordine pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Le crisi finanziarie di alcuni Paesi membri dell’Euro e la necessità di procedere con misure di sostegno a loro favore hanno alimentato un clima di diffidenza nelle relazioni inter-europee. Da qui l’insistenza, in particolar modo da parte tedesca, sull’introduzione di vincoli ai comportamenti dei singoli Stati. Ebbene, bisogna evitare che l’Europa dei giusti vincoli divenga l’Europa degli ingiustificati egoismi. Bisogna, in altri termini, riuscire a superare l’impasse che ha fermato il cammino dell’integrazione politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come Paese fondatore, l’Italia può esercitare un ruolo rilevante nella ripresa del cammino unitario, ma ciò presuppone due condizioni che l’attuale maggioranza non soddisfa: 1) Dovremmo mantenere saldo un atteggiamento favorevole all’ulteriore integrazione politica, senza oscillare fra perentorie richieste di aiuto e minacce di secessione. 2) Dovremmo dimostrare di saper perseguire una crescita economica più rilevante e, insieme, il risanamento dei conti pubblici.  Affinché tutto ciò si realizzi è necessaria una diversa maggioranza e un governo capace di ispirarsi ad una nuova condivisa stagione di responsabilità nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il coordinamento nazionale del Nuovo Polo dà mandato ai propri gruppi parlamentari in previsione del dibattito previsto per la prossima settimana, di presentare alle Camere, sulla base di questo documento, una mozione di indirizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Roma, 20 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-237293199034084802?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2012:nuovo-polo-rilanciamo-litalia&amp;amp;catid=28:documenti-politici&amp;amp;Itemid=110' title='Nuovo Polo: Rilanciamo l&apos;Italia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/237293199034084802/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=237293199034084802' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/237293199034084802'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/237293199034084802'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/nuovo-polo-rilanciamo-litalia.html' title='Nuovo Polo: Rilanciamo l&apos;Italia'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6183608843602609452</id><published>2011-04-19T12:51:00.003+02:00</published><updated>2011-04-19T12:55:07.451+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>2001-2011 OTTO ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI/BOSSI 2°</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-s7ffNKwc8nI/Ta1p_CRtZWI/AAAAAAAAAKk/V-09v2uT6wY/s1600/terzo%2Bpolo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 129px; height: 130px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-s7ffNKwc8nI/Ta1p_CRtZWI/AAAAAAAAAKk/V-09v2uT6wY/s200/terzo%2Bpolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5597246443555218786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Senza polemiche. Lasciamo parlare i numeri.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel primo trimestre del 2011 il Pil italiano é cresciuto dell'1,1% rispetto al +3,2% dei Paesi G7 &lt;br /&gt;Le previsioni di crescita restano basse. Secondo BANKITALIA  «il Pil manterrebbe sia nel 2011 sia nel 2012 il basso ritmo di crescita dell’anno passato, intorno all’1%», mentre negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in media del 4,6% l'anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al Pil.&lt;br /&gt;PIL PRO CAPITE: tra il 2000 e il 2009 è cresciuto in Italia del 9,4% (24.400 €), in Germania del 21,2% (27.400 €) &lt;br /&gt;Fra il 1997 e il 2005, il nostro avanzo primario è sceso di ben cinque punti di Pil, ma questo non ha impedito una bassa crescita in quegli anni e in quelli immediatamente successivi. Per contro, la Germania ha iniziato a fare una politica di rigore almeno dal 2004 e sta uscendo dalla crisi a un ritmo fra il 3 e il 4 per cento.&lt;br /&gt;«Il governo - indica Banca d'Italia - programma di conseguire un sostanziale pareggio di bilancio nel 2014 mediante la realizzazione di manovre correttive per circa 2,3 punti di Pil nel complesso nel biennio 2013-14». Nel 2010 il Pil italiano è salito a quota 1.548,816 miliardi e il 2,3% di questo volume è pari a 35,622 miliardi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6183608843602609452?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6183608843602609452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6183608843602609452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6183608843602609452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6183608843602609452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/2001-2011-otto-anni-di-governo_19.html' title='2001-2011 OTTO ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI/BOSSI 2°'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-s7ffNKwc8nI/Ta1p_CRtZWI/AAAAAAAAAKk/V-09v2uT6wY/s72-c/terzo%2Bpolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6476835936923405518</id><published>2011-04-18T08:50:00.000+02:00</published><updated>2011-04-18T08:52:14.059+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Nord e Sud il paradosso della crescita</title><content type='html'>C’è un’idea su cui sembrano d’accordo quasi tutti, e che ormai è diventata un ritornello: il problema numero uno dell’Italia è il Sud. Se si considera solo il Nord, siamo una fra le realtà più avanzate d’Europa, se si considera solo il Sud siamo una delle realtà più arretrate. Dunque il problema è di consentire al Sud di agganciare il resto del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa diagnosi è vera solo a metà: se guardiamo al reddito per abitante, al tasso di disoccupazione, ai livelli di apprendimento degli studenti, all’occupazione femminile, effettivamente il Nord (a differenza del Sud) se la cava più che bene nel confronto con i maggiori Paesi europei. Ma c’è un punto fondamentale su cui, contrariamente a quanto si crede, il Nord non è affatto in vantaggio sul Sud. Questo punto è la crescita: dal 1995 a oggi il prodotto interno lordo (Pil) del Nord non è affatto cresciuto più di quello del Sud, e in termini pro capite è cresciuto decisamente di meno. E questo è vero non solo per gli anni della crisi (dopo il 2007), ma per il lungo periodo che va dalla fine delle svalutazioni della lira (1995) all’ultimo anno pre-crisi (2007). In quel dodicennio il Pil pro capite del Sud è cresciuto a un tasso medio dell’1,4%, quello del Nord a un tasso compreso fra lo 0,7% e lo 0,8%, dunque circa la metà di quello del Mezzogiorno. Insomma è in parte vero, come spesso sentiamo dire ai nostri politici, che l’economia italiana si muove «a due velocità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è vero che il Nord corre e il Sud arranca, semmai è vero il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i dati Istat non sono troppo lontani dalla realtà, e il Pil per abitante del Sud cresce più di quello del Nord, allora non possiamo non notare un paradosso. Per anni ci siamo raccontati che la crescita è frenata da fattori come la mancanza di infrastrutture, la lentezza della giustizia civile, la criminalità organizzata, l’inefficienza della Pubblica amministrazione, la bassa qualità delle istituzioni scolastiche. Per anni abbiamo ripetuto che tutti questi handicap sono tipicamente concentrati nel Mezzogiorno. Ma ora scopriamo che, nonostante tutti questi fattori che indubbiamente ostacolano la crescita, il Sud cresce più del Nord. Com’è possibile? Se è vero che il Nord è più attrezzato del Sud per crescere, come mai da quindici anni cresce di meno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di provare a dare una risposta, un’osservazione importante. Tornare a crescere di almeno il 2% l’anno (anziché dell’1% attualmente previsto) è assolutamente vitale per il nostro Paese. Per quanto una differenza fra una crescita dell’1% e una del 2% possa sembrare poca cosa, essa è invece decisiva: come ci ha ricordato qualche giorno fa il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, tornare a crescere sopra il 2% è l’unica strada che ha l’Italia per evitare un lungo periodo di implosione della sua economia. Solo così, infatti, possiamo sperare di ridurre il nostro enorme debito pubblico senza incamminarci in una lunga stagione di stagnazione e di sacrifici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo ora all’enigma della crescita del Sud. A me sembra che l’apparente anomalia di un Sud che cresce più del Nord ci fornisca anche la chiave per capire qual è la strada che dobbiamo imboccare per tornare a crescere. Se il Sud cresce più del Nord nonostante tutti gli handicap che lo affliggono, vuol dire che - accanto a questi handicap - ci devono essere anche alcuni vantaggi. E questi vantaggi devono essere così importanti da compensare i moltissimi handicap di cui il Sud soffre. Più esattamente, devono avere un impatto (positivo) ancora maggiore di quello (negativo) dei fattori frenanti di cui il Sud è costellato. Se il Sud è frenato dai suoi handicap, come tutti gli studiosi affermano risolutamente, e ciononostante il suo Pil pro capite cresce di quasi 0,7 punti in più di quello del Nord, allora la forza contraria che sostiene il Sud deve essere molto potente. Supponiamo, a titolo di esercizio, che messi tutti insieme gli handicap del Sud valgano anche soltanto mezzo punto percentuale di crescita (-0,5%): se con un handicap di 0,5 il Sud batte il Nord di 0,7, la forza che sostiene la sua crescita deve essere di almeno l’1,2%. E, si noti, questo 1,2% è giusto la spinta di cui l’Italia avrebbe bisogno per crescere oltre il 2%, come auspica il governatore Draghi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quale può essere questa forza misteriosa che spinge il Sud ma non il Nord?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teoria economica al riguardo ha una risposta canonica. Una risposta che, pur non condivisa da tutti gli studiosi, ha dalla propria parte una robusta evidenza empirica. La forza misteriosa che stiamo cercando di identificare non è altro che la pressione fiscale sui produttori. Una pressione fatta di due ingredienti fondamentali: la selva degli adempimenti burocratici, e i prelievi che più direttamente gravano sui fattori produttivi (Irap, Ires, cuneo fiscale e contributivo). Questo, a mio parere, è il solo terreno su cui il Sud gode di un vantaggio enorme rispetto al resto del Paese, e in particolare nei confronti del Nord. Non tanto a causa di agevolazioni e sgravi, quanto semplicemente per la diversa propensione a pagare le tasse. Si possono usare molti indicatori ma, quale che sia quello prescelto, la graduatoria è sempre la stessa: l’intensità dell’evasione fiscale è massima nel Mezzogiorno (intorno al 55% secondo le mie stime), intermedia nel centro (27%), minima nel Nord (19%). È come se, di fronte all’incapacità di tutti i governi, di destra e di sinistra, di ridurre in modo apprezzabile le aliquote fiscali che gravano su lavoratori e imprese, una parte del Paese se le fosse autoridotte senza aspettare alcuna riforma. Curioso, e sconcertante: la secessione fiscale, che Bossi minaccia da vent’anni di praticare in Padania, è già in atto da molti decenni nelle regioni del Sud. I nessi causali sono sempre incerti, ma i non molti dati disponibili sui tassi di crescita del Pil delle regioni e delle province italiane suggeriscono che l’autoriduzione delle aliquote è un fondamentale fattore di crescita: a parità di altre condizioni, crescono di più i territori in cui la pressione fiscale di fatto, grazie all’evasione, risulta più bassa che altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una conclusione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, soltanto una congettura. Forse, di tutti i numerosissimi fattori che vengono elencati per spiegare la non crescita dell’Italia, adempimenti burocratici e pressione fiscale sui produttori sono i due più influenti. Difficile dire quanto pesino, ma i numeri del confronto Nord-Sud fanno venire il sospetto che pesino più di quanto la politica sia disposta ad ammettere. Probabilmente influiscono sulla crescita per più dell’1%, anche a giudicare dall’esperienza dei Paesi che hanno abbassato significativamente le aliquote. Ma l’1% è precisamente l’accelerazione di cui avremmo bisogno per portare il tasso di crescita dell’Italia oltre il 2%, precondizione minima per cominciare ad affrontare con qualche probabilità di successo i nostri problemi economico-sociali, a partire da quello del debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capisco che scommettere sul 2% di crescita sia politicamente rischioso. Usare i proventi della lotta all’evasione e i risparmi di spesa anche per ridurre le aliquote, anziché continuare a riversarli tutti nel grande calderone della riduzione del debito, può sembrare azzardato. Ma limitarsi a mettere delle pezze ai nostri conti pubblici, senza un obiettivo credibile di ritorno alla crescita, può rivelarsi ancora più rischioso. O meglio può rivelarsi prudente per i politici, sempre attenti a non creare tensioni sociali, ma disastroso per il Paese, cui forse - ben più che le solite rassicurazioni - servirebbero parole di verità e scelte coraggiose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUCA RICOLFI - La Stampa - 18 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6476835936923405518?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6476835936923405518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6476835936923405518' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6476835936923405518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6476835936923405518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/nord-e-sud-il-paradosso-della-crescita.html' title='Nord e Sud il paradosso della crescita'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7293134289944455658</id><published>2011-04-18T08:28:00.001+02:00</published><updated>2011-04-18T08:30:22.362+02:00</updated><title type='text'>2001-2011 OTTO ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI/BOSSI 1°</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-f6pFIRKGHYw/TavabdniYOI/AAAAAAAAAKU/R077YJ5LsHc/s1600/terzo%2Bpolo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 129px; height: 130px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-f6pFIRKGHYw/TavabdniYOI/AAAAAAAAAKU/R077YJ5LsHc/s200/terzo%2Bpolo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5596807127279755490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Fino al 2001 l'Italia cresceva meno del resto d'Europa, ma comunque cresceva, dal 2001 invece la crescita si è semplicemente bloccata. Da allora la produttività è ferma, e il Pil pro capite non aumenta più, e tutto ciò già nel periodo 2001-2008, ossia prima del grande tonfo del 2009.&lt;br /&gt;Dal '99 la crescita annua del Pil italiano a prezzi costanti è stata mediamente dello 0,5%.&lt;br /&gt;Tra il 2005 e il 2008 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto di oltre 8 punti meno della media dell'area euro. Poi è venuta la crisi, e il nostro reddito è calato più della media Ue (5% contro 4,1%).&lt;br /&gt;Contemporaneamente il debito pubblico è aumentato del 37% senza che s'innescasse una crescita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7293134289944455658?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7293134289944455658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7293134289944455658' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7293134289944455658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7293134289944455658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/2001-2011-otto-anni-di-governo.html' title='2001-2011 OTTO ANNI DI GOVERNO BERLUSCONI/BOSSI 1°'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-f6pFIRKGHYw/TavabdniYOI/AAAAAAAAAKU/R077YJ5LsHc/s72-c/terzo%2Bpolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2711228498877302324</id><published>2011-04-17T07:46:00.000+02:00</published><updated>2011-04-17T07:47:59.187+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evasione fiscale'/><title type='text'>Sommerso, un freno da 120 miliardi</title><content type='html'>Il fisco frena la crescita? Questione fondamentale, decisiva per un Paese che da un decennio è inchiodato a ritmi di crescita tra lo 0 virgola e l'1% o giù di lì. La pressione fiscale nel 2010, ha certificato l'Istat, è risultata pari al 42,6% del Pil, mezzo punto in meno rispetto al 43,1% del 2009, ma non vi è da farsi molte illusioni perché, stando alle ultime stime del Governo, aggiornate con il nuovo Def, si scenderà al 42,5% a fine 2011, per poi risalire al 42,7% nel 2012 e tornare nuovamente al 42,6% nel 2013 e al 42,5% nel 2014. Potrebbe andare diversamente con un debito pubblico che viaggia verso il 120% del Pil e che assorbirà quest'anno il 4,8% del Pil, vale a dire oltre 70 miliardi di spesa per interessi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, il problema non è tanto nel livello complessivo della tassazione, quanto nella distribuzione del carico fiscale per categorie di contribuenti. I dati parlano chiaro: l'incidenza reale su quanti pagano integralmente imposte e contributi è del 51,4 per cento. Siamo tre punti sopra la media di eurolandia come pressione fiscale complessiva (quella fotografata dalle statistiche ufficiali, ovviamente). Da elaborazioni del Centro studi di Confindustria su dati della Commissione europea, risulta che nel 2009, ultimo anno utile per le comparazioni internazionali, siamo al sesto posto dopo Danimarca (49%), Svezia (47,8%), Belgio (45,3%), Austria (43,8%) al pari della Francia e sopra Paesi del calibro della Germania (40,7%) e Regno Unito (36,2%). L'imposizione fiscale complessiva sulle imprese, stando ad alcune recenti simulazioni, si attesta da noi al 58%, contro il 43% della Germania, il 40% della Gran Bretagna e il 29% della Spagna. La Francia è al 60 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riccorriamo all'abusato, ma sempre valido refrain: chi paga per intero le imposte deve sostenere una sorta di tassa aggiuntiva, occulta, per colmare quell'imponente buco di gettito provocato da chi al contrario si sottrae, con i mille espedienti dell'italico ingegno, al dovere fiscale. Si tratta di 120-125 miliardi l'anno, l'equivalente di 4-5 manovre correttive, con un sommerso che i dati Istat fotografano tra il 16,3 e il 17,5% del Pil: ai valori attuali dai 255 ai 275 miliardi. L'evasione della base teorica dell'Iva è del 28,8 per cento. Peggio di noi (dati 2006) c'è solo la Grecia con il 30,2%, mentre il gettito totale evaso equivale al 2,3% del Pil.&lt;br /&gt;Sarebbe ingeneroso ignorare che negli ultimi anni, per l'effetto congiunto dell'incremento dei controlli e dell'affinamento dell'attività di riscossione, tornata sotto l'ombrello pubblico di Equitalia, i risultati annuali della lotta all'evasione siano incoraggianti. Gli ultimi dati si riferiscono al 2010 e ammontano a 25 miliardi di maggiori incassi. Di questi, 10,5 miliardi sono frutto di contrasto all'evasione fiscale vera, con il potenziamentio del redditometro e la caccia ai tesori nascosti nei paradisi fiscali. Altri 6,6 miliardi sono in realtà minori uscite per l'erario, perché frutto della stretta sulle compensazioni indebitate avviata nel gennaio 2010, che sta dando risultati incoraggianti. A tali importi vanno aggiunti 1,9 miliardi di maggiori incassi garantiti da Equitalia e, nel contrasto al sommerso, vanno considerati anche i 6,4 miliardi recuperati dall'Inps sul fronte contributivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Risultati apprezzabili, ma la realtà offerta dai dati del ministero, relativi all'anno di imposta 2009, confermano che la strada è ancora lunga e tortuosa. Emerge che si è appena cominciato ad aggredire il moloch: il 49,07% (20,4 milioni di soggetti) dichiara redditi Irpef inferiori a 15mila euro l'anno e il 41,3% (circa 17 milioni) dichiara redditi tra i 15mila e i 35mila euro. Il 90,2% dei contribuenti dichiara meno di 35mila euro, e solo lo 0,17% dichiara redditi superiori a 200mila euro. La radiografia più recente dell'Agenzia delle Entrate sull'evasione mette in luce che il contribuente evade in media 17,87 euro ogni 100 euro d'imposta versati al Fisco. Se si escludono redditi di lavoro dipendente, pensioni, interessi sui BoT e conti correnti, il peso dell'evasione sul dichiarato arriva a 38,41 centesimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto, facciamo senz'altro nostre le considerazioni di Mario Draghi alla Cattolica di Milano del 21 marzo scorso: aumentare le aliquote fiscali è fuori discussione. Comprometterebbe l'obiettivo della crescita, sottoporrebbe i contribuenti onesti a un'insopportabile vessazione. Le aliquote andrebbero diminuite, man mano che si recuperano evasione ed elusione. «Non resta che il controllo della spesa, ma un controllo selettivo, orientato dalla distinzione fra ciò che favorisce la crescita e ciò che la ostacola. Scelte politiche sagge non possono che poggiare su una valutazione capillare degli effetti anche macroeconomici di ogni voce di spesa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli squilibri del prelievo pesano su impresa e lavoro. Se guardiamo al cuneo fiscale e contributivo, osserviamo come pesi al 109,9% della retribuzione netta, contro il 103,6% della Germania, il 96,9% della Francia e il 48,1% del Regno Unito. Ma c'è una parte dell'economia italiana che non ha subìto gli effetti della recessione. Dopo la lenta flessione del 2001-2007, la quota del sommerso sul Pil dell'economia nascosta (shadow economy nei confronti internazionali) è tornata a salire nel 2008 (ultimo dato disponibile) al 16,9 per cento. Secondo l'analisi del Centro studi Confindustria dell'autunno scorso, l'incremento «è bruscamente accelerato nel 2009», tanto che il peso del sommerso ha superato il 20% del Pil. Dunque, il valore reale dell'evasione va proiettato su dimensioni superiori ai 120 miliardi delle stime ufficiali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evasione male antico, che pesa sulla crescita, altera la struttura produttiva del paese e rappresenta un grave elemento distorsivo per l'intero sistema economico. Non esistono ricette miracolistiche, ma una capillare, paziente opera quotidiana che agisca sulla deterrenza e sulla compliance. Dal cantiere della riforma fiscale emergono spunti promettenti. Il pacchetto delle tax expenditures (la giungla delle 400 e più voci di sconto esistenti che erodono il gettito) vale 120 miliardi. Dalla loro ristrutturazione e puntando sugli sgravi per chi lavora, gli sconti per i carichi familiari, ambiente e ricerca, si potranno liberare le risorse necessarie a fare il grande passo della riduzione delle aliquote. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Mobili e Dino Pesole - Il Sole 24 Ore - 16 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2711228498877302324?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2711228498877302324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2711228498877302324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2711228498877302324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2711228498877302324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/sommerso-un-freno-da-120-miliardi.html' title='Sommerso, un freno da 120 miliardi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3097703403579743332</id><published>2011-04-16T08:49:00.000+02:00</published><updated>2011-04-16T08:51:04.033+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Servono 35 miliardi nel 2013-2014 per risanare i conti</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Cala fiducia delle famiglie, aumentano i precari. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serviranno manovre correttive da oltre 35 miliardi nel 2013-2014 per raggiungere il pareggio di bilancio fissato dal Tesoro proprio per il 2014. È la stima indicata dalla Banca d'Italia nel bollettino economico sulla base del Documento di economia e finanza del ministero dell'Economia. Il Rapporto, tra l'altro, evidenzia che l'aumento dell'inflazione (che dovrebbe attestarsi nel 2011 al 2,4% per scendere poi al 2% nel 2012) dovuta all'impennata dei prezzi energetici, peserà sulle famiglie meno abbienti. In un contesto in cui L'occupazione non riparte, i precari sono sempre di più e aumentano anche i giovani senza lavoro. E le famiglie italiane restano caute sui consumi all'inizio del 2011 a causa delle condizioni del mercato del lavoro e dell'andamento del reddito disponibile oltre alla pressione al rialzo sui prezzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manovre correttive necessarie per risanare i conti &lt;br /&gt;Il documento elaborato da Via Nazionale evidenzia che occorreranno manovre correttive da oltre 35 miliardi nel 2013-2014 per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. «Il governo - indica Banca d'Italia - programma di conseguire un sostanziale pareggio di bilancio nel 2014 mediante la realizzazione di manovre correttive per circa 2,3 punti di Pil nel complesso nel biennio 2013-14». Nel 2010 il Pil italiano è salito a quota 1.548,816 miliardi e il 2,3% di questo volume è pari a 35,622 miliardi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Migliora deficit, stime prudenti sul Pil &lt;br /&gt;Nel Bollettino si legge anche che «per il biennio 2011-12 il Documento di economia e finanza ha confermato le previsioni e gli obiettivi per il disavanzo. Nel 2011 l'indebitamento netto è previsto scendere al 3,9 per cento del prodotto: le migliori condizioni di partenza dovute al minor disavanzo nel 2010 sono compensate da stime di crescita del Pil più prudenti (dall'1,3 all'1,1 per cento) e dalla previsione di una maggiore spesa per interessi. Per il 2012 - proseguono gli esperti di via Nazionale - l'obiettivo per l'indebitamento netto, che coincide con le stime tendenziali, è pari al 2,7 per cento del Pil, con una dinamica del prodotto rivista al ribasso dal 2 all'1,3 per cento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inflazione "importata" peserà sulle famiglie meno abbienti &lt;br /&gt;L'inflazione al consumo, stabile intorno all'1,7 per cento nella seconda metà del 2010, è salita al 2,3 nella media del primo trimestre del 2011, misurata in base alla variazione sui dodici mesi dell'indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale. Il rialzo, annota Bankitalia, «riflette soprattutto il rincaro dei beni energetici e alimentari, gravando maggiormente sul potere d'acquisto delle famiglie meno abbienti, per le quali essi rappresentano oltre il 40 per cento dei consumi. L'inflazione misurata al netto di queste componenti é rimasta però contenuta, anche se in lieve aumento nei primi mesi dell'anno a causa dei rincari dei servizi di trasporto e di alcune voci a prezzo regolamentato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'occupazione non riparte, crescono i precari &lt;br /&gt;L'occupazione non riparte, i precari sono sempre di più e aumentano i giovani senza lavoro. È il quadro allarmante delineato dalla Banca d'Italia nel bollettino economico. «Livelli produttivi - spiega Via Nazionale - distanti da quelli precedenti l'avvio della recessione e un'incidenza ancora elevata degli occupati in cassa integrazione ostacolano il ritorno alla crescita dell'occupazione. Dopo un lieve incremento nel quarto trimestre del 2010, il numero degli occupati è ripiegato nel primo bimestre di quest'anno sui livelli minimi dell'estate scorsa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Sono tornate a crescere - sottolinea Bankitalia - le assunzioni con contratti flessibili e a tempo parziale, ed è proseguita la contrazione delle posizioni permanenti a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione rimane stabile sui valori medi dello scorso anno, mentre sono aumentate l'incidenza dei disoccupati di lungo periodo e la disoccupazione giovanile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Famiglie caute su consumi &lt;br /&gt;Le famiglie italiane restano caute sui consumi all'inizio del 2011 a causa delle condizioni del mercato del lavoro e dell'andamento del reddito disponibile oltre alla pressione al rialzo sui prezzi. Secondo il bollettino economico della Banca d'Italia la dinamica dei consumi, aumentata solo dello 0,3% a fine 2010, non si sarebbe rafforzata e fra le famiglie il clima di fiducia è tornato a calare all'inizio di quest'anno dopo il miglioramento nel secondo semestre 2010. L'istituto centrale segnala poi come il debito delle famiglie è continuato ad aumentare lievemente nel quarto trimestre arrivando al 65,6% del reddito disponibile a causa dell'aumento dei prestiti bancari a medio e lungo termine, un livello comunque ben al di sotto dell'area euro (98%). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tassi sui mutui in rialzo &lt;br /&gt;I tassi sui nuovi finanziamenti bancari hanno registrato, nei dodici mesi terminanti a febbraio, piccole variazioni rispetto allo scorso novembre. Nel dettaglio, il tasso medio praticato sui prestiti a breve termine alle imprese, inclusi quelli in conto corrente, è aumentato di un decimo di punto percentuale, al 3,7% in febbraio; il costo dei nuovi mutui alle famiglie è salito di due decimi per le erogazioni a tasso fisso (al 4,4%) e di un decimo per quelle a tasso variabile (al 2,6%). Nella composizione dei nuovi mutui alle famiglie è proseguito l'aumento della quota di quelli a tasso fisso, che ha raggiunto in febbraio il 28 per cento delle erogazioni complessive (dal 22 e 11%, rispettivamente, di novembre e agosto 2010). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sole 24 Ore - 15 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3097703403579743332?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3097703403579743332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3097703403579743332' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3097703403579743332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3097703403579743332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/servono-35-miliardi-nel-2013-2014-per.html' title='Servono 35 miliardi nel 2013-2014 per risanare i conti'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3950371963550309700</id><published>2011-04-14T11:30:00.000+02:00</published><updated>2011-04-14T11:32:26.611+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Possiamo progredire solo nella Ue</title><content type='html'>La crisi globale che abbiamo attraversato ha mostrato che una risposta coordinata a livello internazionale si realizza più facilmente in presenza di uno choc talmente grave che tutti sono disposti a rinunciare al proprio interesse particolare in nome dell’interesse comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che questa risposta coordinata tende a indebolirsi non appena il momento più acuto della crisi è superato; dobbiamo far sì che non perda forza se vogliamo costruire per il futuro un sistema finanziario più robusto del passato, se in ultima analisi vogliamo poter regolare il processo di globalizzazione. [...] La ripresa delle nostre economie ha iniziato a manifestarsi già nella seconda metà del 2009. Lo scorso anno l’aumento del prodotto mondiale ha raggiunto il 5 per cento; secondo le più recenti valutazioni del Fondo monetario internazionale esso crescerà di oltre il 4 per cento quest’anno e, nel prossimo, del 6,5 nei soli Paesi emergenti. È stata superata la fase più acuta di disordine finanziario. In tutto il mondo si delinea ora chiaramente la necessità di far cessare il sostegno straordinario fornito nell’ultimo triennio alle economie dai bilanci pubblici e dalle politiche monetarie. [...]Nell’area dell’euro, dove l’inflazione è dall’inizio dell’anno al di sopra del 2 per cento, occorre prevenire il deterioramento delle aspettative sulla dinamica dei prezzi interni. Stiamo valutando tempi e modi del rientro dall’impostazione eccezionalmente espansiva che ha caratterizzato la politica monetaria nell’area dopo la crisi; essa rimane, anche dopo il rialzo dei tassi d’interesse di riferimento deciso la scorsa settimana, molto accomodante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, la ripresa non ha dovunque cancellato gli effetti della crisi né ha eliminato le fragilità che l’hanno determinata. Se negli Stati Uniti il prodotto ha recuperato il livello precedente la crisi, nell’area dell’euro esso è ancora inferiore del 3 per cento, in Italia del 5 per cento. Gli squilibri di parte corrente delle bilance dei pagamenti non si chiudono. Le forti divergenze nella crescita mondiale possono minarne le basi, accrescendo la volatilità dei tassi di cambio e d’interesse. Il nostro Paese, non corresponsabile della crisi, vi è entrato già debole, ha pagato un prezzo alto di riduzione del reddito e dell’occupazione, ne esce con i suoi problemi strutturali ancora da risolvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi ultimi sono da anni al centro delle analisi della Banca d’Italia, insieme con le possibili politiche per risolverli. In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la Banca ha promosso una ricerca, e terrà in autunno un convegno internazionale, sugli aspetti salienti dell’evoluzione dell’economia dell’Italia unita in relazione al mutare del contesto esterno. Nella retrospettiva secolare balza agli occhi la forza formidabile che ha trasformato in Paese avanzato un’economia che era nel 1861 ai margini dei processi di modernizzazione in atto in Europa. Una forza sprigionata dalla necessità di adeguarsi ai cambiamenti tecnologici e di mercato che rivoluzionavano il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa capacità di sviluppo, impetuosa alla fine dell’Ottocento e poi ancora dopo la seconda guerra mondiale, risiedeva in ultima analisi nelle persone: negli imprenditori e nei lavoratori italiani; va ritrovata, per sciogliere i nodi che stringono le nostre prospettive di crescita. La politica economica deve saper creare quell’ambiente istituzionale in cui la capacità dell’economia di svilupparsi possa dispiegarsi appieno. [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Unione europea è un punto di riferimento nel mondo per come ha saputo sviluppare negli anni una forma originale di governo, fondata sugli Stati sovrani ma dotata di strutture sovrannazionali volte alla soluzione di problemi comuni. Il suo assetto è in evoluzione. I successi si accompagnano con tensioni fra Stati e fra questi e le istituzioni comunitarie. Ma per noi italiani, per noi europei, l’Unione è la condizione essenziale per progredire ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO DRAGHI - La Stampa - 14 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3950371963550309700?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3950371963550309700/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3950371963550309700' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3950371963550309700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3950371963550309700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/possiamo-progredire-solo-nella-ue.html' title='Possiamo progredire solo nella Ue'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-8592634955459257023</id><published>2011-04-13T09:06:00.000+02:00</published><updated>2011-04-13T09:07:59.237+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Il vero sforzo che serve all'Italia</title><content type='html'>Gli imprenditori italiani si sentono soli, abbandonati dalla politica. Così lamenta Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. E come darle torto? Come non essere sensibili al «grido di dolore» che viene dalle imprese? E tuttavia c’è qualcosa, nel discorso degli imprenditori, che mi lascia vagamente perplesso. Non mi riferisco alle prese di posizione di questi giorni, ma a quelle degli ultimi anni. E non mi riferisco solo agli imprenditori ma anche agli studiosi, agli osservatori, agli analisti (me compreso) che si sono affaccendati intorno al malato Italia, e a più riprese si sono chiesti perché questo Paese da 15 anni cresca meno degli altri, e negli ultimi 10 abbia semplicemente smesso di crescere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, qual è stata finora la diagnosi prevalente? Nessuno si offenda, ma mi sembra di poter dire che - ormai - più che di una diagnosi si tratta di una litania, per non dire una giaculatoria. I nostri mali, o meglio i nostri handicap rispetto agli altri Paesi, sono stati minuziosamente individuati, e vengono ripetuti con impressionante monotonia da almeno un decennio: eccesso di pressione fiscale, di pressione contributiva, di adempimenti burocratici; inefficienza della giustizia civile; sprechi nella Pubblica amministrazione; insufficiente qualità e quantità dei servizi pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ancora, bassa qualità del capitale umano; scarsi investimenti in ricerca e sviluppo; costi eccessivi dell’energia e dei servizi bancari; gravi deficit infrastrutturali, specie al Sud; mancate liberalizzazioni; corruzione dei funzionari pubblici; infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia; eccessiva protezione dei garantiti, insufficiente tutela dei nuovi entrati sul mercato del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prima osservazione: se tutti questi fattori sono davvero importanti, i nostri imprenditori sono semplicemente dei superman. Un malato che riesca a sopravvivere con un simile cumulo di acciacchi deve avere una tempra eccezionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda osservazione: alcuni di questi handicap sono nazionali, ma molti sono specifici del Mezzogiorno, penso in particolare al gap infrastrutturale, alla qualità dell’istruzione (test Pisa), al funzionamento della giustizia e della burocrazia, all’efficienza dei servizi pubblici, alla presenza della criminalità organizzata. Eppure, negli ultimi 10-15 anni, il Pil del Nord non è cresciuto di più di quello del Sud, e anzi, in termini pro capite, il Mezzogiorno è cresciuto più del Nord. Come mai? Forse nella nostra diagnosi c’è qualcosa che non va, forse stiamo sopravvalutando alcuni fattori e ne stiamo sottovalutando altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed eccoci al punto. Siamo sicuri che si possa «tornare a crescere» riproponendo la litania? Non siamo troppo d’accordo su tutto, e da troppi anni? Perché, se i mali sono così chiari, nessuna medicina è ancora stata somministrata al malato-Italia? Non sarà che manca una gerarchia, che mancano delle priorità? Anche ammesso che tutti i freni alla crescita appena enumerati siano importanti, non sarà arrivato il momento di fissare delle priorità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io penso che, se il mondo delle imprese non ottiene dalla politica le risposte che vorrebbe, è anche perché non ha le idee chiare, o semplicemente non può averle. Oggi non c’è una battaglia vera, una battaglia fatta di obiettivi concreti, su cui il mondo dei produttori abbia voglia di impegnarsi e di rischiare. Oggi imprenditori e sindacalisti ripetono parole stanche, parole passepartout, come meritocrazia, competitività, innovazione, fare sistema, puntare sul futuro. Ma non c’è né il coraggio di riconoscere quanto è drammatica la situazione in cui ci siamo cacciati, né la chiarezza di battersi per qualcosa di ben definito, di raggiungibile in tempi ragionevoli, e che sia considerato più importante del resto. Soprattutto, io sento la mancanza di domande vere, domande di fondo, rivolte al ceto politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faccio degli esempi. Il governo vanta di aver contenuto la spesa pubblica e recuperato svariati miliardi con la lotta all'evasione fiscale. È accettabile che non un solo euro vada a ridurre le tasse sui produttori? Siamo tutti d’accordo che ogni euro risparmiato vada usato per colmare la voragine del debito pubblico? È ragionevole che non resti mai un centesimo per investimenti e riduzioni delle aliquote?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è così, le sole riforme possibili sono quelle a costo zero: liberalizzazioni e semplificazioni. Ma siamo sicuri che questo ceto politico possa fare le riforme a costo zero? E siamo sicuri che molte resistenze alle riforme a costo zero non si annidino proprio nel mondo dei produttori, sempre attenti a difendere i propri privilegi e le proprie rendite?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ancora: ci sta bene un federalismo che, se tutto andrà dritto, partirà alla fine del decennio, quando l’economia italiana potrebbe essere implosa da tempo? Guidalberto Guidi, ex vicepresidente di Confindustria, avrà pure esagerato un po’, ma che ne pensiamo della sua previsione, secondo cui con questo fisco («da soffocamento») fra 7-8 anni metà delle imprese italiane sarà stata costretta a gettare la spugna?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per finire. Non passa giorno che qualche mente illuminata riproponga il contratto unico (a tempo indeterminato) per i giovani che iniziano a lavorare, in cambio di minori tutele per gli attuali iper-garantiti. Che ne pensa Confindustria? È anche una sua battaglia, oppure tiene talmente alla pace sindacale da sacrificare il futuro delle giovani generazioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, forse sono eccessivamente pessimista, ma la mia impressione è che tutti gli attori in campo siano stati e restino troppo politici. Politici nel senso che non rischiano, non conducono battaglie alte e chiare, non sono disposti a pagare dei prezzi per quello che vogliono. Per tutti - governo, opposizione, sindacati, imprese - la posta è troppo alta, il rischio è troppo forte. Per questo ascoltiamo molti lamenti, assistiamo a mille scaramucce e negoziati, ma non vediamo mai una battaglia vera. Una battaglia in cui si capisca per cosa si combatte, ci siano delle priorità chiare, e i protagonisti si mettano in gioco fino in fondo. Finché a questo non arriveremo, temo che la ruota dell’Italia continuerà a girare a vuoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUCA RICOLFI - La Stampa - 13 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-8592634955459257023?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/8592634955459257023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=8592634955459257023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8592634955459257023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8592634955459257023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/il-vero-sforzo-che-serve-allitalia.html' title='Il vero sforzo che serve all&apos;Italia'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2904644730340854267</id><published>2011-04-12T10:06:00.000+02:00</published><updated>2011-04-12T10:06:46.189+02:00</updated><title type='text'>Un litigio permanente - Corriere della Sera</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_12/un-litigio-permanente-pierluigi-battista_6f1fae1a-64c6-11e0-99a5-e45596b05597.shtml"&gt;Un litigio permanente - Corriere della Sera&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arringando la sua folla, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, il premier ha detto ieri di aver trascorso una «mattina surreale». Ecco: sono mesi che l'Italia vive una condizione surreale. La maggioranza più estesa della storia repubblicana è diventata ostaggio di un pugno di «responsabili» che già annunciano, obliquamente, che domani il governo potrebbe vivere momenti difficili alla Camera sulla prescrizione breve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le riforme «epocali», come quella della giustizia, svaporano o si rattrappiscono in provvedimenti ad personam che costringono il Parlamento a ripetute maratone condite da urla e insulti. La benefica «scossa» all'economia, annunciata con solennità quasi due mesi fa, si è arenata nel nulla. Ora è il turno del piano triennale per la «Riforma lavoro». Si spera che stavolta vada avanti, certificando fattivamente una volontà riformatrice sinora disattesa. Una speranza obbligata, mentre la maggioranza sembra inabissarsi nell'era del litigio permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si litiga con la magistratura, oramai a ritmi spossanti, con le udienze in tribunale che si trasformano nei comizi del lunedì, con le squadre dei fan e degli odiatori che si fronteggiano per strada. Si litiga con l'Europa per gli immigrati: con qualche buona ragione, ma smentita da minacce neo isolazioniste che rischiano di far ripiombare la Lega, e con essa stavolta tutta la maggioranza, in un'eurofobia autolesionista. Si litiga nel Pdl, con le cene correntizie che profilano una condizione di guerra tribale di tutti contro tutti. Scatti di nervi, tentazioni scissionistiche. E il fantasma del «25 luglio» che da reminiscenza storica si trasforma in uno scenario da incubo evocato da uno degli esponenti di punta del berlusconismo come Fabrizio Cicchitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rendita assicurata dall'annessione del variopinto manipolo dei «responsabili» si sta esaurendo. Per un attimo, dopo il trionfo parlamentare nel voto di fiducia dello scorso 14 dicembre, si era pensato che la legislatura potesse affrontare la fase finale con un piglio riformatore che era mancato nei mesi precedenti: giustizia, economia, ora il lavoro. Ma nel giro di poche settimane la politica italiana sembra risucchiata nella sua nevrosi chiassosa e inconcludente. Nel frattempo, incombe la crisi economica e finanziaria, e scoppia una guerra a un passo da noi. Ma l'Italia, sottoposta a continui traumi sociali, sembra conservare una sua miracolosa tranquillità e persino l'emergenza dell'immigrazione viene affrontata tutto sommato con calma e freddezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Paese appare solido, la politica in continua fibrillazione. Il contrario del Napoleone raffigurato da Jacques-Louis David, dove il cavaliere tiene con fermezza le redini di un destriero irrequieto e smanioso: qui in Italia è invece il cavaliere - la politica - a dare in escandescenze mentre l'Italia si mostra composta e autocontrollata. Stavolta c'è bisogno di una svolta vera, altrimenti non si vivacchia ma si sprofonda. E le elezioni potrebbero risultare il male minore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pierluigi Battista &lt;br /&gt;12 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2904644730340854267?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_12/un-litigio-permanente-pierluigi-battista_6f1fae1a-64c6-11e0-99a5-e45596b05597.shtml' title='Un litigio permanente - Corriere della Sera'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2904644730340854267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2904644730340854267' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2904644730340854267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2904644730340854267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/un-litigio-permanente-corriere-della.html' title='Un litigio permanente - Corriere della Sera'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-8362649683578965642</id><published>2011-04-12T09:38:00.001+02:00</published><updated>2011-04-12T09:38:27.575+02:00</updated><title type='text'>Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1946:immigrazione-rutelli-lsu-ue-lega-provinciale-e-incompetenter&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione immigrazione e la querelle con i paesi europei «saranno l'occasione per la Lega di dire “Europa matrigna”. E così si dimostreranno ancora una volta un partito regionale, incompetente e provinciale che non sa misurarsi a livello europeo e internazionale». Lo afferma il leader dell'Api Francesco Rutelli, che ha presentato in Senato una mozione del Nuovo Polo sulla tratta degli immigrati. Rutelli ha poi definito come «retorica idiota» la proposta avanzata dal ministro del Carroccio Roberto Calderoli di ritirare le truppe italiane dal Libano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-8362649683578965642?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1946:immigrazione-rutelli-lsu-ue-lega-provinciale-e-incompetenter&amp;amp;catid=3:politiche' title='Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/8362649683578965642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=8362649683578965642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8362649683578965642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8362649683578965642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/immigrazione-rutelli-su-ue-lega_12.html' title='Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-1085982830587995450</id><published>2011-04-12T09:38:00.000+02:00</published><updated>2011-04-12T09:38:01.576+02:00</updated><title type='text'>Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1946:immigrazione-rutelli-lsu-ue-lega-provinciale-e-incompetenter&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione immigrazione e la querelle con i paesi europei «saranno l'occasione per la Lega di dire “Europa matrigna”. E così si dimostreranno ancora una volta un partito regionale, incompetente e provinciale che non sa misurarsi a livello europeo e internazionale». Lo afferma il leader dell'Api Francesco Rutelli, che ha presentato in Senato una mozione del Nuovo Polo sulla tratta degli immigrati. Rutelli ha poi definito come «retorica idiota» la proposta avanzata dal ministro del Carroccio Roberto Calderoli di ritirare le truppe italiane dal Libano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-1085982830587995450?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1946:immigrazione-rutelli-lsu-ue-lega-provinciale-e-incompetenter&amp;amp;catid=3:politiche' title='Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/1085982830587995450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=1085982830587995450' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1085982830587995450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1085982830587995450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/immigrazione-rutelli-su-ue-lega.html' title='Immigrazione, Rutelli: «Su Ue Lega provinciale e incompetente»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2116931687280212488</id><published>2011-04-11T14:19:00.001+02:00</published><updated>2011-04-11T14:22:47.850+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Fra i Paesi economicamente avanzati, l’Italia è quello che ...</title><content type='html'>Fra i Paesi economicamente avanzati, l’Italia è quello che attira la quota minore di investimenti esteri rispetto alla sua dimensione e che più fatica a rafforzare le proprie esportazioni mediante l’insediamento di attività nei mercati di sbocco. Inoltre, rispetto agli Usa e agli altri maggiori membri dell’Unione Europea, il nostro Paese denuncia il più basso utilizzo delle innovazioni produttive e organizzative indotte dalla rivoluzione degli ultimi venticinque anni: la «tecnologia dell’informazione e della comunicazione» e i suoi derivati (Ict). Del resto, per sfruttare l’Ict, bisognerebbe fare buon uso delle risorse manageriali e innalzare la formazione degli occupati nell’industria e nei servizi. Viceversa, in Italia c’è un’uscita precoce dal mercato del lavoro di dirigenti con elevata professionalità; e le risorse umane più giovani e qualificate sono largamente disoccupate o occupate in modo temporaneo e inadeguato alla loro qualificazione. Uno dei risultati è che la fascia di eccellenza degli studenti in materie scientifiche, educata e selezionata con un elevato costo pubblico nel primo ciclo delle nostre Università, completa i propri studi e prosegue la propria attività all’estero senza essere sostituita — in Italia — da giovani stranieri di pari capacità. In questa situazione non è sorprendente che, negli ultimi quindici anni e, in particolare, nell’ultimo decennio, vi sia stato un ristagno della nostra produttività del lavoro e di quella totale dei fattori e una progressiva diminuzione del nostro potenziale di crescita. I fattori, che stanno alla base di questi fenomeni, sono noti. Le imprese italiane operano in un ambiente inefficiente (lentezze burocratiche, infrastrutture arretrate, diffusa corruzione) e, anche quando sono di successo, faticano a compiere il salto dimensionale o a entrare in moderne reti di attività ad alto valore aggiunto. Una significativa parte delle nostre imprese preferisce sfruttare le ampie aree di rendita alimentate da un’inadeguata apertura alla concorrenza e da una carente regolamentazione; e anche quella parte, che continua a competere nel mercato aperto, si condanna quasi sempre alla piccola dimensione e a scelte di nicchia pur di salvaguardare strutture proprietarie chiuse e di limitarsi all’autofinanziamento o al finanziamento bancario. Il risultato è che, nei nostri rinsecchiti mercati azionari e obbligazionari, vi è la presenza dominante di gruppi bancari e di residue società a partecipazione statale. Combinandosi con l’alta avversione al rischio di risparmiatori viziati dagli elevati rendimenti passati sui titoli pubblici e indifesi nel rapporto con gli intermediari, ciò fa sì che il settore bancario goda di un monopolio nella gestione della ricchezza delle famiglie. Il risultato è una sua allocazione inefficiente e una presenza marginale degli investitori istituzionali. Sarebbe troppo lungo esaminare come si sia arrivati a questo punto. Certo è che, fra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta, sono maturate le insanabili contraddizioni dello Stato imprenditore. E, negli anni Novanta, è fallito il tentativo di costruire nuove istituzioni per un mercato efficiente. Oggi l’economia non è in grado di competere e crescere mediante i soli meccanismi di mercato. Si tratta di varare un percorso di erosione delle rendite, di ricostruzione delle infrastrutture immateriali e materiali, di definizione di una nuova politica industriale che ridiano spazio al mercato e alle sue istituzioni. La soluzione non può essere l’utilizzo del risparmio postale e della Cassa depositi e prestiti (Cdp) per un ritorno allo Stato imprenditore. Dal 2008 la Cdp ha, fra i suoi compiti, quello di finanziare le infrastrutture e di partecipare a fondi destinati a scopi analoghi mediante la «Gestione separata 2». Un tassello delicato e fondamentale nel percorso sopra delineato: lasciamoglielo costruire in pace e senza interferenze vecchie e nuove. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARCELLO MESSORI - Corriere della Sera - 11 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2116931687280212488?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2116931687280212488/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2116931687280212488' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2116931687280212488'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2116931687280212488'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/f-ra-i-paesi-economicamente-avanzati.html' title='Fra i Paesi economicamente avanzati, l’Italia è quello che ...'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7802369315860772112</id><published>2011-04-11T10:33:00.001+02:00</published><updated>2011-04-11T10:33:37.168+02:00</updated><title type='text'>Generazioni perdute - Corriere della Sera</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_11/Generazioni-Perdute-Declino-Paese-galli-della-loggia_6794f9e2-63fa-11e0-a775-19c5c2b0b4ec.shtml"&gt;Generazioni perdute - Corriere della Sera&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione dei precari di sabato scorso ha ricordato agli italiani che il loro è un Paese che riserva ai giovani una condizione di estremo sfavore. Ma non solo perché trovare un lavoro stabile è un'impresa disperata. Anche perché (e forse tra i due fenomeni c'e una relazione) ai posti che si dicono di responsabilità - cioè nei posti che contano - si arriva, bene che vada, tra i 50 e i 60 anni, e ci si resta per decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la classe dirigente italiana è organizzata in un sistema di compatte oligarchie di anziani che per conservare e accrescere i propri privilegi sono decisi a sbarrare l'ingresso a chiunque. A cominciare dal capitalismo industriale-finanziario il quale, almeno in teoria, dovrebbe essere il settore più dinamico e innovativo della società, ma dove invece i Consigli d'amministrazione assomigliano quasi sempre a un club esclusivo di maschi anziani. Anche il sistema politico e i partiti non scherzano. I leader più importanti non solo stanno in politica da almeno tre o quattro decenni, ma in media è da almeno 20-25 anni che occupano posizioni di vertice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La muraglia invalicabile dietro la quale prospera la gerontocrazia italiana ha un nome preciso: l'ostracismo alla competizione e al merito. In Italia il sapere e il saper fare contano pochissimo. Moltissimo invece contano le amicizie, il tessuto di relazioni, l'onnipresente famiglia, e soprattutto l'assicurazione implicita di non dar fastidio, di aspettare il proprio turno, di rispettare gli equilibri consolidati: vale a dire ciò che fanno o decidono i vecchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così che l'Italia sta mandando letteralmente al macero una generazione dopo l'altra. Ma non tutti si rassegnano a subire la frustrazione di dover passare i migliori anni della propria vita ad arrancare dietro un posto di seconda fila, precario e mal pagato. A partire almeno dagli Anni 90, infatti, decine di migliaia di giovani, donne e uomini, hanno trovato modo di lasciare la Penisola e di ottenere un lavoro fuori dai nostri confini. Non è vero che l'emigrazione italiana è finita. Certo, ora non sono più le «braccia», sono i «cervelli»; ma la sostanza del fenomeno non cambia. Sono giovani di talento che per avere un futuro hanno dovuto andarsene dal Paese. E che nelle università, negli uffici finanziari, nelle case di commercio, nelle banche, nei centri di ricerca, negli ospedali, nelle imprese industriali di mezzo mondo, mostrano come il nostro sistema d'istruzione, pur con i centomila difetti che sappiamo, sia tuttavia ancora capace di produrre una formazione d'eccellenza. Sono giovani di talento che fuori d'Italia hanno avuto modo di farsi apprezzare, di costruirsi carriere e posizioni spesso di rilievo. È un'emigrazione di qualità, insomma. Ma è anche un'emigrazione che non dimentica, non riesce a dimenticare, il proprio Paese. Un'emigrazione che per mille segni mostra quanta voglia avrebbe di poter essere utile all'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che senso ha allora, mi chiedo, che un'Italia di vecchi, un Paese disperatamente in declino, non pensi a ricorrere in qualche modo a questa riserva collaudata di energia e di competenze? Stabilizzare centinaia di migliaia di lavoratori precari è un obiettivo sacrosanto ma è certamente un obiettivo non facile. Richiede interventi economici e giuridici complessi. Ci si deve assolutamente provare, ma ciò non toglie che allo stesso tempo non si possano anche studiare procedure di favore e incentivi allo scopo di immettere un certo numero di italiani di talento che si trovano oggi all'estero, per esempio in posizioni medio-alte della Pubblica amministrazione, degli Enti locali, delle Asl. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle Università qualcosa del genere si è tentato ma è naufragato per le inevitabili resistenze corporative. Il che dimostra che ciò che soprattutto servirebbe per muoversi nella direzione ora detta sarebbe un impulso forte e coordinato dal centro. Cioè un'iniziativa politica che desse il segnale che il Paese vuole cambiare rotta, farla finita con abitudini che ci soffocano, prendere con coraggio strade nuove, muoversi finalmente con immaginazione senza lasciarsi frenare dal burocratismo, dalle vecchie oligarchie, dal passato. Conosco l'obiezione: e cioè che per fare tutto questo ci vorrebbe una vera leadership politica, un governo. È proprio così: ci vorrebbe un governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Galli della Loggia &lt;br /&gt;11 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7802369315860772112?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_11/Generazioni-Perdute-Declino-Paese-galli-della-loggia_6794f9e2-63fa-11e0-a775-19c5c2b0b4ec.shtml' title='Generazioni perdute - Corriere della Sera'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7802369315860772112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7802369315860772112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7802369315860772112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7802369315860772112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/generazioni-perdute-corriere-della-sera_11.html' title='Generazioni perdute - Corriere della Sera'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6149745980073880631</id><published>2011-04-11T10:33:00.000+02:00</published><updated>2011-04-11T10:33:13.456+02:00</updated><title type='text'>Generazioni perdute - Corriere della Sera</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_11/Generazioni-Perdute-Declino-Paese-galli-della-loggia_6794f9e2-63fa-11e0-a775-19c5c2b0b4ec.shtml"&gt;Generazioni perdute - Corriere della Sera&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione dei precari di sabato scorso ha ricordato agli italiani che il loro è un Paese che riserva ai giovani una condizione di estremo sfavore. Ma non solo perché trovare un lavoro stabile è un'impresa disperata. Anche perché (e forse tra i due fenomeni c'e una relazione) ai posti che si dicono di responsabilità - cioè nei posti che contano - si arriva, bene che vada, tra i 50 e i 60 anni, e ci si resta per decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la classe dirigente italiana è organizzata in un sistema di compatte oligarchie di anziani che per conservare e accrescere i propri privilegi sono decisi a sbarrare l'ingresso a chiunque. A cominciare dal capitalismo industriale-finanziario il quale, almeno in teoria, dovrebbe essere il settore più dinamico e innovativo della società, ma dove invece i Consigli d'amministrazione assomigliano quasi sempre a un club esclusivo di maschi anziani. Anche il sistema politico e i partiti non scherzano. I leader più importanti non solo stanno in politica da almeno tre o quattro decenni, ma in media è da almeno 20-25 anni che occupano posizioni di vertice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La muraglia invalicabile dietro la quale prospera la gerontocrazia italiana ha un nome preciso: l'ostracismo alla competizione e al merito. In Italia il sapere e il saper fare contano pochissimo. Moltissimo invece contano le amicizie, il tessuto di relazioni, l'onnipresente famiglia, e soprattutto l'assicurazione implicita di non dar fastidio, di aspettare il proprio turno, di rispettare gli equilibri consolidati: vale a dire ciò che fanno o decidono i vecchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così che l'Italia sta mandando letteralmente al macero una generazione dopo l'altra. Ma non tutti si rassegnano a subire la frustrazione di dover passare i migliori anni della propria vita ad arrancare dietro un posto di seconda fila, precario e mal pagato. A partire almeno dagli Anni 90, infatti, decine di migliaia di giovani, donne e uomini, hanno trovato modo di lasciare la Penisola e di ottenere un lavoro fuori dai nostri confini. Non è vero che l'emigrazione italiana è finita. Certo, ora non sono più le «braccia», sono i «cervelli»; ma la sostanza del fenomeno non cambia. Sono giovani di talento che per avere un futuro hanno dovuto andarsene dal Paese. E che nelle università, negli uffici finanziari, nelle case di commercio, nelle banche, nei centri di ricerca, negli ospedali, nelle imprese industriali di mezzo mondo, mostrano come il nostro sistema d'istruzione, pur con i centomila difetti che sappiamo, sia tuttavia ancora capace di produrre una formazione d'eccellenza. Sono giovani di talento che fuori d'Italia hanno avuto modo di farsi apprezzare, di costruirsi carriere e posizioni spesso di rilievo. È un'emigrazione di qualità, insomma. Ma è anche un'emigrazione che non dimentica, non riesce a dimenticare, il proprio Paese. Un'emigrazione che per mille segni mostra quanta voglia avrebbe di poter essere utile all'Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che senso ha allora, mi chiedo, che un'Italia di vecchi, un Paese disperatamente in declino, non pensi a ricorrere in qualche modo a questa riserva collaudata di energia e di competenze? Stabilizzare centinaia di migliaia di lavoratori precari è un obiettivo sacrosanto ma è certamente un obiettivo non facile. Richiede interventi economici e giuridici complessi. Ci si deve assolutamente provare, ma ciò non toglie che allo stesso tempo non si possano anche studiare procedure di favore e incentivi allo scopo di immettere un certo numero di italiani di talento che si trovano oggi all'estero, per esempio in posizioni medio-alte della Pubblica amministrazione, degli Enti locali, delle Asl. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle Università qualcosa del genere si è tentato ma è naufragato per le inevitabili resistenze corporative. Il che dimostra che ciò che soprattutto servirebbe per muoversi nella direzione ora detta sarebbe un impulso forte e coordinato dal centro. Cioè un'iniziativa politica che desse il segnale che il Paese vuole cambiare rotta, farla finita con abitudini che ci soffocano, prendere con coraggio strade nuove, muoversi finalmente con immaginazione senza lasciarsi frenare dal burocratismo, dalle vecchie oligarchie, dal passato. Conosco l'obiezione: e cioè che per fare tutto questo ci vorrebbe una vera leadership politica, un governo. È proprio così: ci vorrebbe un governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernesto Galli della Loggia &lt;br /&gt;11 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6149745980073880631?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.corriere.it/editoriali/11_aprile_11/Generazioni-Perdute-Declino-Paese-galli-della-loggia_6794f9e2-63fa-11e0-a775-19c5c2b0b4ec.shtml' title='Generazioni perdute - Corriere della Sera'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6149745980073880631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6149745980073880631' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6149745980073880631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6149745980073880631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/generazioni-perdute-corriere-della-sera.html' title='Generazioni perdute - Corriere della Sera'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3936219571415187730</id><published>2011-04-10T09:54:00.001+02:00</published><updated>2011-04-10T09:57:31.466+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Occupazione'/><title type='text'>O la politica riparte da qui o non riparte</title><content type='html'>Sappiate che l’Italia sta cambiando. Due grandi manifestazioni stanno segnando il tempo della politica e sul rovello del tempo fanno ruotare la loro protesta per scandire la fretta di uscire da una situazione di angoscia, di incertezza e di degrado.&lt;br /&gt;Fateci caso, il 13 febbraio le decine di migliaia di donne convocate da una iniziativa fuori dai partiti avevano gridato: “Se non ora, quando?”. Ieri le migliaia di precari che a Roma e in tutta Italia, convocati via internet, si sono radunati per dar vita a grandi cortei hanno urlato: “Il nostro tempo è adesso”. Partiamo da qui, dal tempo che è scaduto nei torbidi messaggi di una politica prigioniera di una leadership prepotente che si fa vittima per guadagnare il consenso di un’Italia spaventata e che viceversa trascorre inesorabile nella solitudine di milioni di uomini e donne, per lo più ragazzi, che non hanno un lavoro, che l’hanno per poco, che sono privi di tutela, che sono senza avvenire. Alla fine dell’Ottocento quando l’emigrazione di massa svuotava il Mezzogiorno, dopo aver depauperato il Veneto e il Friuli, un anonimo toscano compose un canto popolare che diceva: “Italia bella mostrati gentile, i figli tuoi non li abbandonare…”. C’era un’implorazione in quei versi che non riuscirebbe a contenere la rabbia di oggi eppure conviene partire ancora da qui per capire il secondo elemento, oltre al tempo, che rende straordinaria la protesta che ha invaso le città di un caldo sabato d’inizio estate.&lt;br /&gt;Non siamo di fronte alle rivendicazioni di un movimento che esprime la voglia di settori della società di assidersi al tavolo comune. C’è di più, c’è l’irrompere delle vera grande questione italiana su cui si gioca non solo l’avvenire di molte generazioni ma anche il futuro del paese intero. Quello spreco di generazioni che aveva colpito anche il governatore della Banca d’Italia è più che un’ingiustizia, è la dichiarazione di fallimento di una classe dirigente che rischia di trascinare nel gorgo finale una intera nazione. Di questo stiamo parlando quando sentiamo che la politica non può tardare a dare risposte a milioni di giovani, un vero mare umano nel Sud, che non si riconoscono più nella narrazione boccaccesca e oltraggiosa delle avventure del signore della destra e dei suoi chierici che invocano paure e compiacimento da un popolo di destra che ridiventa plebe impaurita e guardona.&lt;br /&gt;Le donne e i precari con loro grido di battaglia sul tempo presente rompono una cappa che stava mortificando l’intera società italiana e scuotono dalle fondamenta, più di mille articoli e saggi politici, le certezze di una lunga stagione di ubriacatura liberista in cui l’esaltazione dell’individuo non ha prodotto nuovi diritti ma ha sconfitto l’idea della coesione, non ha promosso la meritocrazia ma ha creato scalate sociali effimere e vanitose, non ha prodotto nuova democrazia ma l’ha svuotata in una degenerazione della rappresentanza in cui il “trasformismo” è tornato a regnare nei viottoli della politica. Ecco perché la risposta a questi movimenti non la possono dare i giuristi e gli economisti. Non sono loro gli interlocutori di questa nuova ribellione che fa centro sul grande tema della dignità della persona e di una società più giusta. Voglio dire che questa protesta rimette al centro una grande questione politica non solo la correzione di meccanismi legislativi. Stiamo parlando dell’avvenire di un paese che sta vedendo prosciugarsi il suo capitale umano e si sta avviando, finora senza contrasto, verso una stagione di marginalità sulla grande arena dell’economia internazionale mentre la sua società si sfilaccia ed emergono prepotenti, a Nord e anche al Sud, le tentazioni separatiste persino nell’anno anniversario del centocinquantesimo.&lt;br /&gt;Questo paese ha bisogno di uno shock emotivo per rinascere e come è accaduto nella sua storia questo big bang lo possono dare solo grandi movimenti politici, il risveglio sindacale, la disponibilità alla sfide della sua classe dirigente produttiva e una politica che sia in grado di raccogliere tutte queste spinte per preparare la “rupture”. Perché di questo c’è bisogno. E’ fallita l’idea di una destra normale. La caratteristica italiana è che nella sua storia recente la Nazione, dopo la sconfitta del fascismo, è riuscita ad incontrare il popolarismo cattolico e le diversa anime della sinistra ma non è riuscita a trovare sintonia con la destra quando questa ha occupato tutto il campo moderato. La crisi di oggi interpella il mondo cattolico che si è troppo acquattato, per grave responsabilità delle gerarchie, in una convivenza con la secolarizzazione più spietata e disinvolta e parla a un mondo di sinistra che deve trovare la via maestra di un riformismo che sganciandosi dalle icone del passato non si faccia catturare dalle sirene liberiste, sopravvissute solo in Italia, tardiva dimora di utopie darwiniane che la cultura anglo-americana sta seppellendo.&lt;br /&gt;Ecco perché quella di ieri non è stata una manifestazione come un’altra, non hanno rubato la scena e una sequenza nei tg quelli che hanno nulla. Ieri come il 13 febbraio si è interrotta un’emozione di destra. “Se non ora, quando” e “il nostro tempo è adesso” sono il segnale di una nuova emozione collettiva che cerca spazio e promuove nuovi protagonisti opponendo alla cittadinanza passiva del berlusconismo la nuova cittadinanza degli italiani che vogliono scrivere la nuova storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peppino Caldarola - Il Riformista - 10 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3936219571415187730?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/379150/' title='O la politica riparte da qui o non riparte'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3936219571415187730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3936219571415187730' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3936219571415187730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3936219571415187730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/o-la-politica-riparte-da-qui-o-non.html' title='O la politica riparte da qui o non riparte'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-8494010156433976301</id><published>2011-04-10T09:27:00.000+02:00</published><updated>2011-04-10T09:29:49.279+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Occupazione'/><title type='text'>Le due Italie del lavoro che non si parlano</title><content type='html'>Una manifestazione nazionale dei lavoratori precari, come quella di ieri, articolata in varie fasi e in varie città, sarebbe stata impensabile anche solo un anno fa e rappresenta un importante sviluppo economico-sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I precari, infatti, tradizionalmente sono cani sciolti, con diversissime storie personali, ai quali la continua mobilità rende comunque difficile, in via normale, un’azione comune. Assunti a termine, pagati, di solito non molto, e poi arrivederci e grazie. Una simile situazione può anche essere accettabile se esiste una sorta di patto implicito in base al quale questi spezzoni di lavoro, a termine o a tempo parziale, si possono trasformare in un lavoro vero entro un ragionevole intervallo di tempo. In questo caso l’attività precaria può costituire una sorta di apprendistato, anomalo ma in grado di insegnare una professione; non è invece possibile restare apprendisti - o precari - per tutta la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la crisi economica la durata del precariato si è allungata, la sua natura è cambiata. I precari, in grande maggioranza giovani, diventano lavoratori-cuscinetto che assorbono direttamente i colpi della crisi e quindi, implicitamente, forniscono un riparo ai lavori più sicuri degli altri. Il caso più evidente è quello dell’Alitalia quando per i dipendenti a tempo indeterminato si negoziò una lunghissima, e quindi privilegiata, cassa integrazione, mentre i precari rimasero sostanzialmente a bocca asciutta. Per questo il rapporto con il sindacato è molto difficile anche se la Cgil, che ha appoggiato le manifestazioni di ieri, fa di tutto per ricucire uno strappo generazionale. Non basta però, rendere più difficile il licenziamento, come appunto la Cgil propone, occorre rendere più facili le assunzioni a tempo indeterminato. E questo si può fare soltanto cercando di imboccare a tutti i costi un sentiero di crescita, un argomento di cui il Paese, apparentemente troppo occupato con il teatrino della politica, con gli insulti tra parlamentari e le barzellette sconce del presidente del Consiglio, si dimentica allegramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che i precari sopportino direttamente gran parte del peso della crisi è confermato dall’analisi della Confartigianato, resa nota ieri, in base alla quale quasi un milione di lavoratori sotto i trentacinque anni (una fascia di età in cui i precari sono molto fortemente rappresentati) ha perso il lavoro nel 2009-10, mentre è aumentato il numero degli occupati più anziani. La condizione di disagio derivante dall’incertezza del precariato si è allargata a categorie che una volta ne erano immuni: giovani medici, aspiranti ricercatori o liberi professionisti, insegnanti vedono le loro prospettive di vita messe in forse dai tagli alla spesa pubblica e non ricevono alcuna solidarietà dal resto del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ chiaro che la riduzione di un terzo della capacità di risparmio delle famiglie italiane nel periodo 2002-2010, che risulta dai dati diffusi dall’Istat qualche giorno fa, deve essere avvenuta tra queste fasce dai redditi più deboli. Sempre qui, e non certo tra i lavoratori a tempo indeterminato del pubblico impiego, si deve collocare gran parte della riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane, risultato, nell’ultimo trimestre del 2010, inferiore del 5,5 per cento al livello pre-crisi. La risalita del potere d’acquisto rispetto ai minimi toccati un anno fa (-6,4 per cento) è lentissima: di questo passo ci vorranno 4-5 anni, sempre che tutto vada bene, perché il potere ritorni, in termini reali, alla situazione precedente la crisi. Il vero interrogativo è se l’Italia possa permettersi altri quattro-cinque anni di stagnazione dei consumi e dei risparmi familiari, altri quattro-cinque anni con i giovani con la cinghia tirata che lavorano con il contagocce senza alcuna vera possibilità di metter su famiglia o di impostare un qualsiasi piano di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si stanno così creando le condizioni per una frattura orizzontale sempre maggiore tra un Paese «normale», composto prevalentemente di persone sopra i quarant’anni, e un Paese «precario», composto prevalentemente di persone sotto i quarant’anni, alle prese tutti i giorni con difficoltà economiche gravi; tra chi sta a casa quando ha il raffreddore perché il posto è comunque garantito e chi va a lavorare con la febbre perché altrimenti il posto è perso. La comunicabilità tra i due Paesi è scarsa, le due parti non si conoscono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di una frattura molto pericolosa che presenta una somiglianza di fondo - pur in contesti ovviamente molto diversi - con la frattura sociale alla base delle «rivoluzioni» in atto sulla Riva Sud del Mediterraneo, dove fasce sociali di basso reddito, prive di veri meccanismi di rappresentanza, sono state spinte, da un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari, alla rivolta contro élites molto anziane, da lungo tempo prive di ricambio politico. Siamo proprio sicuri di essere immuni da questo contagio? Quanti rappresentanti hanno in Parlamento i lavoratori precari? E quanti appartenenti alla classe politica, ossia parlamentari nazionali e regionali, nonché consiglieri provinciali, comunali o di quartiere hanno meno di quarant’anni? Quanti sono i quarantenni in posizioni di primo piano nelle strutture delle imprese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, nessuna banca offrirebbe a un giovane di talento facilitazioni creditizie del tipo di quelle di cui negli Stati Uniti hanno potuto godere Bill Gates e Steve Jobs, che sono così riusciti a creare imprese di successo e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Politici come Obama (50 anni), Sarkozy (56 anni), Merkel (57 anni), Cameron (55 anni), Zapatero (51 anni) in Italia non avrebbero spazio. L’Italia non ha favorito il ricambio generale e ha, per così dire, saltato una generazione, spingendo i giovani a un precariato perenne. Ma un Paese che non sa risolvere i problemi dei suoi precari diventa esso stesso precario, cresce stentatamente e viene marginalizzato a livello internazionale. Come dimostrano gli avvenimenti recenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIO DEAGLIO - 10 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-8494010156433976301?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/8494010156433976301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=8494010156433976301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8494010156433976301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/8494010156433976301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/le-due-italie-del-lavoro-che-non-si.html' title='Le due Italie del lavoro che non si parlano'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2014704602046527888</id><published>2011-04-10T09:23:00.001+02:00</published><updated>2011-04-10T09:25:35.019+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scuola'/><title type='text'>SCUOLA/ Abravanel: così la cultura del merito può cambiare la scuola italiana</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/3/7/SCUOLA-Abravanel-cosi-la-cultura-del-merito-puo-cambiare-la-scuola-italiana/155983/?sms_ss=blogger&amp;amp;at_xt=4da15a8af6070213%2C0"&gt;SCUOLA/ Abravanel: così la cultura del merito può cambiare la scuola italiana&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cardine del suo pensiero è “meritocrazia”. Roger Abravanel spiega al sussidiario il suo punto di vista sulla scuola italiana e sulla cura che ci vorrebbe per risanarla. Il mondo è cambiato, e la scuola non può ignorarlo. I test devono ora misurare il grado di competenze raggiunto dai nostri studenti, e soprattutto i risultati devono essere pubblici. «La trasparenza è la base per creare un circolo virtuoso di informazioni e con esso introdurre un po’ di competizione, elevando il livello». Le scuole?«Cominciamo a controllare la loro performance attraverso un meccanismo di ispettorato». I sindacati? «Lavorano contro l’interesse delle famiglie».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Abravanel, qual è lo stato della scuola italiana?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;In estrema sintesi direi: pessimo, ma con lievi segnali di miglioramento. Dico pessimo perché quasi l’80 per cento degli italiani, stando ad una recente indagine sulla literacy della popolazione compresa tra i 16 e i 64 anni, sono “analfabeti”. Non mi fraintenda: analfabeti non nel senso che non sanno leggere e scrivere, ma che non capiscono quello che leggono, come mostrano bene le indagini Ocse Pisa che misurano le competenze. Non parliamo dell’ultimo rapporto Invalsi-Crusca del luglio 2010.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Partiamo dunque dall’indispensabile valutazione. Cosa pensa del nuovo sistema disegnato dal milleproroghe?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le scuole devono essere rese responsabili e la qualità del loro insegnamento deve essere resa trasparente al pubblico. Io ho proposto che i test che si cominciano faticosamente ad avviare vengano resi trasparenti in modo che gli insegnanti e soprattutto le famiglie possano capire con chiarezza la qualità della suola frequentata dai figli. La trasparenza è la base per creare un circolo virtuoso di informazioni e con esso introdurre un po’ di competizione, elevando il livello. Per quanto riguarda le scuole, occorre cominciare a controllare la loro performance attraverso un meccanismo di ispettorato, che da noi ancora non esiste. Nella situazione in cui ci troviamo i suoi costi sarebbero più che ripagati dalla qualità dell’investimento.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il suo modello ideale di valutazione va verso una classifica tra scuole? &lt;br /&gt;Non è tanto un problema di classifica, quanto di poter riconoscere la qualità delle scuole. Devono conoscerla i genitori; deve conoscerla il ministero, perché deve poter intervenire per migliorare le scuole che sono meno buone; devono conoscerla le scuole stesse, perché solo così possono elaborare programmi di auto-miglioramento rafforzando le aree che risultano più deboli. E la dobbiamo conoscere noi contribuenti, perché mettiamo nella scuola una quantità enorme di soldi e abbiamo il diritto di conoscerne il ritorno.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lei cosa propone?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Uno dei miei suggerimenti al ministro è stato quello di ridefinire la missione dell’Invalsi. La Gelmini ha compreso l’importanza di un uso sistematico dei test, e gran parte dei miglioramenti avuti di recente nei dati Ocse-Pisa sono dovuti alla sensibilizzazione e alla formazione all’utilizzo di questi test. La mia opinione è che l’Invalsi debba fare solo test, non essere un istituto accademico che fa degli studi di massima sulla qualità del sistema scolastico. Dovrebbe ispirarsi all’Ets americano, l’istituto creato nel 1933 con questo scopo e che oggi ha duemila persone esperte di test e di indagini.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’uso massiccio di test non espone la didattica al rischio di essere orientata alla misurazione, portando ad un impoverimento delle discipline e dei curricula degli studenti?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;No, il problema è diverso e più profondo. Qual è oggi l’obiettivo della didattica? Si pensa ancora che esso consista nell’insegnamento statico e ripetuto di una cultura immobile e più o meno definita, situata concettualmente agli antipodi della misurazione. Ma il vero problema con il quale oggi tutto il mondo si sta confrontando è che i cambiamenti intervenuti a livello globale richiedono un sistema educativo d’istruzione che indipendentemente dalle conoscenze e dalle discipline che vengono insegnate, sviluppi negli studenti quelle che vengono chiamate le competenze della vita. Esse sono precisamente quelle misurate dai test: la capacità di ragionare con la propria testa, di risolvere problemi, di lavorare in gruppo, di ascoltare. Molti ancora non accettano l'idea della misurazione, perché pensano che fare test voglia dire affrontare un quiz su quanti gol ha fatto Totti in campionato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Insomma, secondo lei sono i cambiamenti macro che impongono un cambio di rotta.&lt;br /&gt;Sì. Come mai questi test dimostrano un percentuale così elevata di quell’“analfabetismo” di cui le dicevo? La gente non ha capito che il mondo è cambiato, che siamo passati ad un’economia post industriale basata sui servizi, in cui conta non tanto imparare a memoria le idee di un altro, ma esser capaci di avere proprie idee.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un punto chiave è quello dei docenti. Da chi li facciamo valutare? Da un corpo di ispettori  - che ad oggi la riforma del milleproroghe prevede solamente per presidi e scuole - oppure dai colleghi, come vuole il progetto sperimentale, che però sta arrancando?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Li facciamo valutare dai presidi. Il sistema di valutazione può valutare solo le scuole, non i singoli docenti. Gli ispettori, il ministero, i genitori devono poter valutare una scuola nel suo complesso, al massimo possono farsi un’opinione di un singolo insegnante, che però dev’essere valutato dal preside. Il dirigente scolastico dev'essere anche un manager.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Un manager, dice?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;So che la parola non piace a molti dei nostri insegnanti e sindacalisti, che lanciano l’allarme contro la svalutazione “industriale” della scuola, ma il preside nei fatti anche un  gestore di risorse umane: è lui che conosce meglio di chiunque altro i suoi insegnanti, ed è lui a doverli formare, motivare, sostituire quando non vanno bene. Egli deve quindi essere un ottimo insegnante, ma anche un buon manager.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ha citato i sindacati. Non c’è il rischio che anche il preside subisca l’influenza di quella cultura livellatrice, di ascendenza statalistica e sindacale, che è uno dei mali peggiori della scuola italiana?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Assolutamente sì, ed è un motivo in più per cambiare il sistema. Occorre che un valutatore esterno vada dal preside e dica: Questa è la fotografia della tua scuola: i test peggiorano - badi bene: non basta dire semplicemente che sono pessimi, perché può esserci una scuola disagiata e questo dev’essere tenuto in conto -, oppure: La tua scuola andava molto male, ora sta migliorando. La tua, invece, è andata molto peggio in matematica rispetto all’italiano, allora forse devi rafforzarla in questa disciplina: facciamo insieme un piano di tre anni, se fra tre anni siamo allo stesso punto, sappi che ti sostituiamo oppure riduciamo i finanziamenti. E comunque in questo processo i risultati sono resi trasparenti ai genitori, che vedendo come stanno le cose possono decidere di mandare i figli in un’altra scuola.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dall’Austria è venuta la proposta di abolire la bocciatura. Lei che ne pensa?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Mi sembra un tema lontano dai nostri problemi attuali. La nostra preoccupazione dev’essere quella di impegnarci nel migliorare la qualità. Non è un compito facile, perché abbiamo perso la misura dell’eccellenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Che cosa intende?&lt;br /&gt;Se lei guarda i dati internazionali si accorge che il problema non è soltanto il livello deludente della media italiana, ma che la percentuale dell’eccellenza da noi è bassissima, molto più bassa della Francia o della Finlandia. Il che vuol dire che la nostra scuola non premia l’eccellenza, perché è tarata sul più debole. Questo è un tema che andrebbe messo subito al centro del dibattito.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Lei auspica un sistema che lascia indietro i più svantaggiati, perdendoli per sempre. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;No, perché l’obiettivo non è la chiusura delle scuole che hanno cattivi risultati, ma il loro miglioramento. Quello che conta non è il risultato puntuale dei test di misurazione, ma la dinamica: una conduzione scolastica che migliora nettamente un risultato pessimo è migliore di quella che difende nel tempo lo stesso valore superiore in termini assoluti. Più trasparenza farebbe aumentare la domanda di qualità e con essa la pressione sul sistema.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Cos’è il “quasi libero mercato” di cui lei ha parlato a conclusione del suo ultimo articolo sul Corriere?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Molto semplicemente, il fatto che un minimo di concorrenza tra le scuole può far solo bene. Le scuole della Lombardia che hanno pubblicato i risultati in maniera autonoma e spontanea, lo hanno fatto per dire: Venite da noi che abbiamo scuole migliori. È positivo che alcune scuole lo abbiano fatto, ma ora occorre che lo facciano tutti e quindi il mio appello al ministro è stato di trovare un modo - un decreto, una regolamentazione... - perché tutte le scuole pubblichino questi risultati.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quanto contano ancora i sindacati nella scuola italiana?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Moltissimo. I sindacati fanno gli interessi dei propri iscritti ed è normale. Dispiace che siano proprio gli insegnanti a soffrire di questa situazione, perché in Italia c’è qualche centinaio di migliaia di bravissimi docenti che in un sistema poco responsabilizzato vengono penalizzati. Ma più ancora quel che trovo terribile è che l'interesse dei sindacati non tocchi minimamente  quello dei genitori, e soprattutto che i genitori non lo capiscano; e che si crei un’alleanza insensata tra sindacati, insegnanti e genitori, dove questi ultimi sono quelli che hanno più da perdere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Chi può rompere quest’alleanza al ribasso?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La meritocrazia. E un paziente e saggio lavoro di buona informazione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;(Federico Ferraù)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2014704602046527888?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/3/7/SCUOLA-Abravanel-cosi-la-cultura-del-merito-puo-cambiare-la-scuola-italiana/155983/?sms_ss=blogger&amp;at_xt=4da15a8af6070213%2C0' title='SCUOLA/ Abravanel: così la cultura del merito può cambiare la scuola italiana'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2014704602046527888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2014704602046527888' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2014704602046527888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2014704602046527888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/scuola-abravanel-cosi-la-cultura-del.html' title='SCUOLA/ Abravanel: così la cultura del merito può cambiare la scuola italiana'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2703142044097952572</id><published>2011-04-08T10:12:00.000+02:00</published><updated>2011-04-08T10:12:44.713+02:00</updated><title type='text'>Immigrati, Rutelli a Lega: «Con voi non credibili in Ue»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1925:immigrati-rutelli-a-lega-con-voi-non-credibile-in-ue&amp;amp;amp;catid=27:senato&amp;amp;amp;Itemid=112"&gt;Immigrati, Rutelli a Lega: «Con voi non credibili in Ue»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Presidente, ministro, colleghi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ci chiediamo se ci sono dei colpevoli, degli assassini delle centinaia di persone che sono tragicamente annegate nel Canale di Sicilia, e per le quali ci associamo all'espressione di dolore del Presidente del Senato. Una risposta è necessaria, e siamo in grado di darla. In troppi maledicono il mare, o la scarsa umanità di qualche governo. Ma gli assassini hanno una precisa identità: sono le organizzazioni criminali che trafficano gli esseri umani. Stiamo facendo abbastanza per contrastarli? No. Stiamo predisponendo misure per modificare questa situazione? Assolutamente no. Il Ministro Maroni ci ha dato una comunicazione corretta sui fatti, ma assolutamente reticente sulle motivazioni dei fatti, e sugli errori capitali commessi dal governo. Per un semplice motivo: perché questi errori enormi sono stati provocati proprio dal partito che il Ministro rappresenta nel governo. Cinque errori capitali che sono conseguenza delle pretese demagogiche, presuntuose e pericolose della Lega. 1.     Il governo non ha predisposto per tempo, nonostante fosse previsto - e Lei stesso lo avesse annunciato da un mese - l'imminente arrivo di migliaia di migranti, un piano nazionale per il loro smistamento, determinando la gravissima crisi di Lampedusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.     Esplosa questa crisi, il governo ha ripartito i flussi in modo smaccatamente irresponsabile: tutti subito in Sicilia e nelle regioni del Sud! Provocando così le dimissioni del sottosegretario Mantovano, cui Lei non ha dedicato neppure una parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.     Ha rifiutato di prendere in esame l'applicazione dell'art 20 del Testo Unico sull'immigrazione, che permette la protezione umanitaria con permessi temporanei. Anche questa, una scelta strettamente ideologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4.     Questo ritardo ha creato il caos al confine italo-francese, ed ha allontanato la possibilità di assumere maggiori responsabilità da parte dell'Unione Europea, visto che tra queste persone vi sono richiedenti asilo cui l'Italia deve - e sottolineo: deve - prestare protezione, ma anche molte persone che mirano a raggiungere altri paesi europei. Lei si è riferito al burden sharing, ovvero alla ripartizione di responsabilità con gli altri paesi europei. Ma come si pensa di ottenere solidarietà, se lo slogan principale di questo governo è: "fuori dalle palle"! Ma lo sapete, colleghi, che la sola Germania ha accolto centinaia di migliaia di rifugiati dall'Est Europa; che la Tunisia si trova oggi a gestire il flusso di centinaia di migliaia di profughi dalla Libia; e con i vostri accenti presuntuosi voi vorreste dettare legge ad un'Europa cui non fate altro che rivolgere polemiche!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5.     Il governo continua a sottovalutare l'incidenza strategica del traffico di persone; sul piano umanitario, e per la sicurezza nazionale, nonostante le precise proposte formulate in un rapporto del 2009 approvato all'unanimità dal Copasir.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si illude, cioè, di limitare fenomeni giganteschi dentro i 20 kmq dell'isola di Lampedusa, o altrove. Ma il fondamentale punto di crisi è la perdita di ogni cornice di sicurezza e controllo di legalità nella vasta area che coinvolge Libia e Tunisia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi intendiamo mettere alla prova i vostri annunci, e presenteremo oggi stesso una mozione qui al Senato, perché l'Italia assuma una piena leadership europea e internazionale sul piano umanitario e della prevenzione e contrasto del traffico di esseri umani. L'Italia è la porta d'accesso, potenzialmente, per milioni di disperati e di persone desiderose di migliorare le proprie condizioni di vita. Queste persone non vengono - attraverso i percorsi ben noti dal Golfo di Guinea o dal Corno d'Africa - acquistando il biglietto del treno, o del bus; questa spinta umana viene attivata ed organizzata da parte di reti criminali che stanno realizzando grandi guadagni, e dunque si stanno ancora rafforzando!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro governo ha le mani legate. LEGATE DALLA LEGA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora, ha fallito. Sta continuando nei suoi errori. Per questo, di fronte alla paralisi politica evidenziata dalle dimissioni del Suo sottosegretario, alla perdita di autorevolezza internazionale, all'incapacità gestionale della crisi umanitaria, noi chiediamo la formazione di un altro governo, non inchiodato alla propaganda, ma capace di affrontare i grandi problemi del nostro tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2703142044097952572?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1925:immigrati-rutelli-a-lega-con-voi-non-credibile-in-ue&amp;amp;catid=27:senato&amp;amp;Itemid=112' title='Immigrati, Rutelli a Lega: «Con voi non credibili in Ue»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2703142044097952572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2703142044097952572' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2703142044097952572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2703142044097952572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/immigrati-rutelli-lega-con-voi-non.html' title='Immigrati, Rutelli a Lega: «Con voi non credibili in Ue»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4713602171474122696</id><published>2011-04-06T11:48:00.002+02:00</published><updated>2011-04-06T11:54:58.186+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Dichiarazione di voto dell'On. Giorgio La Malfa</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Deliberazione in ordine ad una richiesta di elevazione di un conflitto di attribuzione nei confronti dell'autorità giudiziaria &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Gli italiani debbono sapere di che cosa si tratta oggi. In primo luogo, debbono apprezzare il fatto che il Presidente della Camera, superando alcune polemiche ingiuste e calunniose, ha dato prova di assoluta terzietà rispetto ai lavori dell'Assemblea. Ciò speriamo che chiuda una questione politica odiosa, aperta da vociferazioni intollerabili provenienti da quella parte dell'Aula. &lt;br /&gt;Ma è bene, inoltre, che gli italiani sappiano di che cosa si tratta nel merito: il Governo e la sua maggioranza chiedono alla Camera di decidere che la magistratura milanese ha torto nel voler processare il Presidente del Consiglio per un reato di concussione privata perché - udite - egli ne avrebbe compiuto uno più grave, ossia quello di concussione nell'esercizio delle sue funzioni. Perché la maggioranza fa questo? Non per un sentimento di giustizia, ma per poter poi, non solo aprire quel conflitto, di cui ha detto con chiarezza il mio collega Brugger, ma tornare alla Camera e negare alla magistratura di poter esaminare questi comportamenti. Che spettacolo, cittadini italiani! Che spettacolo, onorevoli colleghi della maggioranza tutti schierati! Non è di Libia che noi discutiamo, né di immigrati clandestini, né di solidarietà europea nei confronti dell'Italia, né tanto meno di disoccupazione dei giovani, onorevoli colleghi! Noi discutiamo dei casi giudiziari del Presidente del Consiglio e questa è una vergogna, che pesa sul Parlamento e sulla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Come repubblicano, non ho mai visto in tutto il dopoguerra una classe dirigente che ha usato il Parlamento per difendersi davanti alla magistratura. Questa è la ragione per la quale noi ci opponiamo con tanta forza!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4713602171474122696?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.giorgiolamalfa.it/default.asp' title='Dichiarazione di voto dell&apos;On. Giorgio La Malfa'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4713602171474122696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4713602171474122696' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4713602171474122696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4713602171474122696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/dichiarazione-di-voto-dellon-giorgio-la.html' title='Dichiarazione di voto dell&apos;On. Giorgio La Malfa'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-481434373044659149</id><published>2011-04-06T11:31:00.001+02:00</published><updated>2011-04-06T11:33:39.796+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Pil italiano a +1,1% nel I trimestre</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Si tratta di performance nettamente più basse rispetto alla media che l'Ocse ha indicato per l'Eurozona &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È cresciuto dell'1,1% rispetto al +3,2% dei Paesi G7 il Pil italiano nel primo trimestre del 2011. Il dato è dell'Ocse, che nell'Interim Assessment spiega anche che nel secondo trimestre di quest'anno è prevista una crescita dell'1,3% per l'Italia e del 2,9% per i G7. Il dato misura la crescita su base trimestrale annualizzata e l'organizzazione di Parigi si riserva un margine di errore di circa un punto e mezzo percentuale. Dalle previsioni sul G7 è escluso il Giappone perché è ancora impossibile, dice l'Ocse, valutare l'effetto del recente terremoto sullo sviluppo economico del Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CRISI E PETROLIO - Secondo l'Ocse, le instabilità in Medio Oriente e in Nordafrica, associate ad un possibile aumento dei prezzi del petrolio, potranno pesare sulle prospettive economiche di breve termine dell'area. «Un'altra fonte di incertezza è legata ai rischi sui debiti sovrani della periferia dell'area euro» evidenzia l'Organizzazione nell'Interim Assesment in cui traccia le stime della crescita per i primi due trimestri del 2011. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; LAVORO - In generale comunque l'economia dei Paesi del G7 è in recupero, anche se resta il problema del lavoro. «Anche se le condizioni del mercato del lavoro negli ultimi mesi stanno migliorando nella maggior parte dei paesi dell'Ocse, il tasso di disoccupazione rimane oltre 2 punti percentuali superiore rispetto all'inizio della crisi» sottolinea l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Secondo la quale comincia anche ad affacciarsi, soprattutto nelle maggiori economie dell'area, il problema dell'inflazione con un aumento dei prezzi. «Tuttavia - aggiunge il capo economista Pier Carlo Padoan - i tassi di inflazione di fondo sono ancora bassi, considerate le eccedenze» nella produzione legate alla crisi degli ultimi anni. «Le pressioni inflazionistiche sono più forti in alcune di grandi economie emergenti, richiamando un rafforzamento della politica monetaria» aggiunge l'Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corriere della Sera - 5 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-481434373044659149?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/481434373044659149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=481434373044659149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/481434373044659149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/481434373044659149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/pil-italiano-11-nel-i-trimestre.html' title='Pil italiano a +1,1% nel I trimestre'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-253383101266624680</id><published>2011-04-06T11:27:00.000+02:00</published><updated>2011-04-06T11:27:14.970+02:00</updated><title type='text'>Lanzillotta: «Al via il coordinamento del Nuovo Polo»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1918:lanzillotta-lal-via-coordinamento-nuovo-polor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Lanzillotta: «Al via il coordinamento del Nuovo Polo»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si è insediato oggi, con la partecipazione di Casini, Rutelli e Bocchino, il coordinamento politico-programmatico dei partiti del Nuovo Polo che, d'ora in poi, assumerà posizioni comuni sui principali temi dell'agenda politica. Un Nuovo Polo che non sarà solo un rassemblement elettorale ma una coalizione unita da una comune visione e da un comune progetto per il futuro del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo il compito affidato ai componenti del coordinamento - Adornato, Baldassarri, Lanzillotta, Reina - per formulare le proposte su cui il Nuovo Polo intende caratterizzare il suo progetto e la sua iniziativa a cominciare dalle prossime settimane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-253383101266624680?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1918:lanzillotta-lal-via-coordinamento-nuovo-polor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Lanzillotta: «Al via il coordinamento del Nuovo Polo»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/253383101266624680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=253383101266624680' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/253383101266624680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/253383101266624680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/lanzillotta-al-via-il-coordinamento-del.html' title='Lanzillotta: «Al via il coordinamento del Nuovo Polo»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3124843521411899266</id><published>2011-04-05T11:19:00.000+02:00</published><updated>2011-04-05T11:21:39.485+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica industriale'/><title type='text'>Politica industriale non pervenuta</title><content type='html'>In mezzo alle fibrillazioni giornalistiche sulla "difesa dei settori strategici" (latte e succhi di frutta?) dal conquistatore straniero, l'intervista di Emma Marcegaglia sul Sole 24 Ore del 1° aprile sollecita un salutare ripensamento sulla politica industriale, annunciando un'assise nazionale il prossimo 7 maggio a Bergamo. Pur ricordando che «la vera politica industriale la fanno le politiche strutturali su fisco, burocrazia, liberalizzazioni» e che «anche il concetto di settore è superato», non manca di aggiungere che «la logica corretta è quella di Industria 2015: si identificano alcuni settori a grande impatto per la crescita su cui investire per creare nuovi progetti, piattaforme di ricerca».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato che, mentre le riforme di fisco-burocrazia-liberalizzazioni non sembrano appartenere al cuore pulsante dell'attività parlamentare, il timido investimento lentamente varato anni fa sui cinque progetti-filiera di Industria 2015 sia ormai uscito dalle priorità del Governo, depotenziato nel finanziamento pluriennale e mutilato di uno dei progetti più promettenti per le potenzialità del Paese (Scienze della vita). Forse la cosa non dispiacerà a quei colleghi accademici che continuano ad aborrire anche la sola espressione "politica industriale", nella convinzione che in fatto di sviluppo e innovazione i Governi sono più ignoranti del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi economisti intrisi di cultura anglosassone hanno in mente solo i fallimentari "piani di settore" di ormai lontana memoria, ma non dovrebbero ignorare che quasi ovunque (dall'Europa agli Stati Uniti, alle economie dinamiche dell'Asia) gli Stati e le Regioni finanziano robustamente centri pubblici di ricerca e innovazione con cui imprese private domestiche e multinazionali si aggregano in progetti di ampio respiro, lungo filiere innovative (non "settori merceologici") in vari modi prioritarie per il Paese: energie rinnovabili, salute, ambiente, logistica e mobilità sostenibile delle persone e delle merci, banda larga a diffusione universale, nuovi materiali, automazione, bio-nanotecnologie, optoelettronica e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un Paese come l'Italia, in cui (nonostante l'ambizioso Istituto italiano di tecnologia) il saldo fra cervelli in entrata e in fuga è pesantemente e persistentemente negativo e in cui il sistema produttivo è poco motivato a ridurre la propria strutturale e atipica frammentazione, ha senso promettere incentivi fiscali alle "reti d'impresa" solo se - per citare ancora la Marcegaglia - esse nascono prevalentemente intorno a progetti tematici a forte valenza tecnologica, in collaborazione con importanti centri di ricerca universitari. L'assenza di grandi progetti di filiera nella politica industriale italiana, e la conseguente vistosa scarsità di fondi a confronto con altri Paesi - dove in tal modo si promuovono prodotti e servizi innovativi co-finanziati col settore privato - è non l'ultima delle ragioni per cui le case madri di molte affiliate italiane a capitale estero (che pure in Italia sostengono ancora un quarto delle spese totali in R&amp;S del settore privato) tendono ormai a non vedere l'Italia come la sede in cui progettare lo sviluppo futuro dei propri investimenti strategici. Mentre resta ferma l'importanza degli insediamenti produttivi e distributivi nel nostro Paese in quanto grande mercato della domanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Governo federale tedesco ha varato dal 2006 una High tech Strategie con circa 3 miliardi all'anno, mobilitando i suoi grandi istituti di ricerca e trasferimento tecnologico (come Max Planck e Fraunhofer) e la potente Kfw (simile alla nostra Cassa depositi e prestiti) su 17 programmi tematici e tre linee d'intervento orizzontale, con particolare accento sul sostegno alle start up tecnologiche e alle Pmi innovative. Il disegno è monitorato da cinque comitati consultivi con esperti di chiara fama, mentre un apposito ufficio federale è responsabile della valutazione ex post di efficacia dei progetti. Della Francia colbertista, con i suoi programmi mobilizzatori e poli di competitività, non occorre parlare, se non per segnalare (sarà un caso?) che dal 2000 al 2010 la produttività del lavoro lì è cresciuta di quasi 8 punti percentuali, più della Germania, mentre in Italia è scesa di 5 punti. Perfino la cultura anglosassone del Governo britannico non si è trattenuta dal costituire un Technology Strategy Board, che attraverso consultazioni con diverse centinaia d'imprese a capitale nazionale ed estero promuove e valuta in corso d'opera programmi sia di collaborative research che di knowledge transfer con finanziamenti che coprono dal 25 all'80% dei costi e bandi di gara con valutatori esterni (senza click day).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi continuiamo a cullarci sugli incentivi a pioggia e sui fondi per le Pmi, vantando le nostre eccellenze (che ci sono ma restano disperse) mentre perfino l'avanzato Nord del Paese perde progressivamente terreno nella competizione globale. Tremonti ha qualche ragione nel ricordare che la competizione internazionale ha registrato negli ultimi anni delle discontinuità epocali, ma la risposta non può oscillare fra una totale fiducia sugli incentivi a pioggia (che piacciono alla politica per ovvie ragioni) e la riproposizione di uno Stato imprenditore. Abbiamo finora evitato, a differenza di Regno Unito e Irlanda, di nazionalizzare le banche. Stiamo allargando la missione della Cassa depositi e prestiti verso forme d'intervento azionario (equity non proprio private): si può fare, con regole di condotta e molte cautele sulle condizioni di entrata-uscita, ma sarebbe bene studiare da vicino (criticamente) l'esperienza di enti simili come la francese Caisse Dépots et Consignations e la tedesca Kreditanstalt fur Wiederaufbau, ben lontane dagli antichi ruoli delle partecipazioni statali italiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fabrizio Onida - Il Sole 24 Ore - 5 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3124843521411899266?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3124843521411899266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3124843521411899266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3124843521411899266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3124843521411899266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/politica-industriale-non-pervenuta.html' title='Politica industriale non pervenuta'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-224637452409933600</id><published>2011-04-03T17:27:00.000+02:00</published><updated>2011-04-03T17:27:55.484+02:00</updated><title type='text'>Assemblea Nazionale terminata - messaggio di Rutelli</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1892:assemblea-nazionale&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Assemblea Nazionale terminata - messaggio di Rutelli&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-224637452409933600?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1892:assemblea-nazionale&amp;amp;catid=3:politiche' title='Assemblea Nazionale terminata - messaggio di Rutelli'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/224637452409933600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=224637452409933600' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/224637452409933600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/224637452409933600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/assemblea-nazionale-terminata-messaggio.html' title='Assemblea Nazionale terminata - messaggio di Rutelli'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2495770538245539436</id><published>2011-04-03T14:55:00.000+02:00</published><updated>2011-04-03T14:56:41.591+02:00</updated><title type='text'>Tabacci: «Gestione Manduria scandalosa»</title><content type='html'>«La gestione di Lampedusa è finita nello scandalo di Manduria. Dov'era Maroni? Non mi sembra una maniera ordinata di affrontare le cose. Questi sono incapaci e pericolosi»: lo dichiara Bruno Tabacci, intervenendo alla Assemblea nazionale di Alleanza per l'Italia in corso a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L'Europa deve affrontare seriamente il problema dello sviluppo dell'Africa subsahariana, altro che la nostra impotenza muscolare del fora di ball o la retorica dei respingimenti», sottolinea Tabacci. «Berlusconi, invece, si trastulla tra Lampedusa e Tunisi perché non può andare a Berlino, a Parigi, a Londra. Non c'è alcun capo di stato europeo oggi - aggiunge il Presidente dei deputati di ApI - che ambisca a farsi fotografare con il premier».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tabacci è poi intervenuto  anche sulla giustizia: «E’ stata promessa una riforma epocale: Alfano ha sfidato le opposizioni e noi abbiamo detto andiamo a vedere le carte. Quanto è durata? », si chiede Tabacci. «Qualche giorno; nel frattempo stavano trafficando per introdurre il processo breve che in realtà è una amnistia lunga».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La prossima settimana poi sul conflitto di attribuzione il Parlamento sarà chiamato a certificare che Ruby è la nipote di Mubarak», conclude il capogruppo di ApI alla Camera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2495770538245539436?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2495770538245539436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2495770538245539436' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2495770538245539436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2495770538245539436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/tabacci-gestione-manduria-scandalosa.html' title='Tabacci: «Gestione Manduria scandalosa»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5956294262522553877</id><published>2011-04-03T14:52:00.000+02:00</published><updated>2011-04-03T14:52:43.803+02:00</updated><title type='text'>Documento del direttivo dell'Assemblea nazionale</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1903:documento-del-direttivo-dellassemblea-nazionale&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Documento del direttivo dell&amp;#39;Assemblea nazionale&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Assemblea Nazionale dei Delegati Regionali e Provinciali di Alleanza per l’Italia, riunita a Roma nei giorni 2 e 3 aprile 2011, nell’approvare la linea politica nazionale così come espressa e sintetizzata dalla relazione introduttiva del presidente dell’Assemblea Bruno Tabacci, dal dibattito assembleare, dalle conclusioni del presidente di API, Francesco Rutelli, si riconosce nei seguenti obiettivi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.difendere i princìpi della nostra Carta Costituzionale, in particolare l’Unità della Repubblica e l’autonomia degli organi costituzionali; &lt;br /&gt;2.dare nuova autorevolezza alle nostre Istituzioni, mortificate e condizionate nel quotidiano dalla rissosità politica di una classe dirigente autoreferenziale e incapace di dare prospettive alle nostre comunità. Uno Stato coeso ha bisogno di Istituzioni stabili, credibili, forti di un popolo che le sostenga; &lt;br /&gt;3.continuare a contrastare in Parlamento e nel Paese un federalismo fasullo, per le caste e non per i cittadini, che comporterà un aumento delle tasse e della burocrazia e un’ulteriore distanza delle opportunità tra Nord e Sud;&lt;br /&gt;4.proporre, insieme agli altri partiti del Nuovo Polo, le riforme necessarie a dare all’Italia una nuova prospettiva di crescita economica senza la quale non ci sarà futuro per i giovani e per le loro famiglie; non ci sarà futuro per le nostre imprese che hanno in questi anni di crisi sostenuto l’Italia ma che oggi soffrono e non vedono sbocchi per l’avvenire; &lt;br /&gt;5.rilanciare la coerente collocazione internazionale dell’Italia nella sua dimensione europea e transatlantica e alimentare il dibattito attorno all’interesse nazionale con particolare riguardo ai rivolgimenti in corso nell’area di prossimità del Mediterraneo;&lt;br /&gt;6.caratterizzare le prossime elezioni amministrative del 15/16 maggio 2011 con la buona politica, fatta di candidati autorevoli, buoni comportamenti e idee giuste, alternative alla demagogia che si è impossessata dei due schieramenti rispetto ai quali API si propone come una innovazione politica credibile;&lt;br /&gt;7.sollecitare l’impegno dei coordinamenti nazionali costituiti da API/FLI/UDC sulle difficoltà che a livello territoriale si riscontrano nell’abbandonare il senso di appartenenza delle famiglie politiche di origine per lavorare insieme alla costruzione del Nuovo Polo. Bisogna infatti scomporre l’attuale quadro politico per ricomporlo attraverso nuove alleanze; bisogna lavorare per un Nuovo Polo ricco di idee, di proposte, di programmi, capace di contribuire ad un’azione politica e di Governo più efficace;&lt;br /&gt;8.continuare a sostenere l’impegno dei giovani in API, la loro partecipazione alla politica attiva e la rappresentanza negli organi direttivi del Partito, anche a livello locale;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Assemblea Nazionale stabilisce inoltre di: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;•affidare al Direttivo Nazionale il compito di elaborare la posizione politica di Alleanza per l’Italia rispetto ai quesiti referendari oggetto della consultazione del 12 e 13 giugno 2011;&lt;br /&gt;•delegare al Comitato Promotore il compito di assolvere gli adempimenti necessari ad assicurare la continuità amministrativa del nostro movimento;&lt;br /&gt;•delegare il Consiglio Nazionale ad approvare il regolamento per lo svolgimento dei congressi territoriali;&lt;br /&gt;•delegare il Direttivo Nazionale ad approvare entro il 30 giugno lo schema definitivo dello Statuto di API, elaborato dalla Commissione nazionale per lo Statuto;&lt;br /&gt;•delegare il Direttivo Nazionale a prorogare il termine della campagna di tesseramento sino al 30 giugno 2011 in modo da consolidare il consenso che deriverà dai nuovi appuntamenti elettorali, nella prospettiva di continuare l’azione di promozione del partito su tutto il territorio nazionale, favorendo la partecipazione e attivando fattivamente gli organi collegiali costituiti, pena                        la decadenza degli stessi. &lt;br /&gt;Letto e approvato a Roma, il 3 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5956294262522553877?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1903:documento-del-direttivo-dellassemblea-nazionale&amp;amp;catid=3:politiche' title='Documento del direttivo dell&apos;Assemblea nazionale'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5956294262522553877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5956294262522553877' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5956294262522553877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5956294262522553877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/documento-del-direttivo-dellassemblea.html' title='Documento del direttivo dell&apos;Assemblea nazionale'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2559612533403701496</id><published>2011-04-03T11:09:00.001+02:00</published><updated>2011-04-03T11:11:36.634+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evasione fiscale'/><title type='text'>La radiografia dell'evasione in Italia</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Dalla banca dati del Fisco &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il contribuente italiano, in media, evade 17 euro e 87 centesimi per ogni 100 euro di imposte versate al Fisco. Se però si escludono i redditi che non si possono evadere (lavoro dipendente, pensione, interessi su Bot e conti correnti, eccetera) la percentuale sale a ben 38 euro e 41 centesimi. Ma in certe zone questa evasione arriva a 66 euro mentre in altre scende a 10. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Clicca qui per ingrandire la mappa dell'evasione &lt;br /&gt;Anche precisando che nell'imposta non versata è compresa pure quella frutto di errori e quella dovuta a mancati pagamenti da parte delle aziende colpite dalla crisi, resta il fatto che parliamo di livelli di evasione comunque molto alti. Dentro c'è di tutto. Si va dagli scontrini e dalle ricevute che non sono stati emessi all'attività svolta completamente in nero, dall'Iva non pagata all'immobile non dichiarato, dalle parcelle richieste sottobanco alle truffe sulle compensazioni fiscali. Insomma, chi non subisce la ritenuta alla fonte e può evadere non ci sta troppo a pensare. E così sottrae al Fisco, in media, ben più di un terzo dell'imposta che dovrebbe pagare, con punte di due terzi e oltre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come si è arrivati a questi dati? Prendete 50 indicatori statistici di tipo economico, sociale, finanziario, demografico. Seguitene l'andamento dal 2001 a oggi. Incrociateli tra di loro per ognuna delle 107 province italiane. Compattateli su otto dimensioni: bacino di contribuenti, attitudine a pagare le tasse, condizione sociale, struttura produttiva, tenore di vita, dotazioni tecnologiche, caratteristiche orografiche del territorio. Ecco che avrete Dbgeo, DataBaseGeomarket, la nuova banca dati appena messa a punto dall'Agenzia delle Entrate e che servirà agli uomini e alle donne guidati da Attilio Befera per meglio orientare i controlli antievasione e per meglio distribuire sul territorio il servizio della stessa Agenzia ai cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un database contro i furbi&lt;br /&gt;Dbgeo è innanzitutto un potente strumento di conoscenza. Che può far scoprire molte cose, partendo dal generale e arrivando fino al particolare, al dettaglio provinciale e perfino cittadino. Tanto per fare un esempio: a livello nazionale, il Tax gap, cioè il rapporto tra imposta versata e imposta dovuta sulla base del reddito presunto (ricavabile dai dati Istat), è pari appunto al 38,41%. Ma questo dato si può articolare sul territorio e scoprire che la propensione a evadere varia molto. &lt;br /&gt;Per ora l'Agenzia ha fatto una prima aggregazione in otto gruppi omogenei e su questa base ha costruito una mappa dell'Italia a colori e una tabella di sintesi, le stesse che potete vedere in queste pagine. Osservando i risultati, si scopre così che si va da un tasso di evasione minima, pari in media al 10,93%, per il gruppo che comprende le province dei grandi centri produttivi - Milano, Torino, Genova, Roma, Lecco, Cremona, Brescia - a uno massimo del 65,67% nel gruppo che contiene le province «difficili» di Caserta e Salerno in Campania, di Cosenza e Reggio in Calabria e di Messina in Sicilia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quest'ultimo gruppo, quindi, caratterizzato anche da alti tassi di criminalità organizzata, disagio sociale, truffe e altre frodi (6.726 per milione di abitanti, contro una media nazionale di 4.625), mediamente ogni 100 euro d'imposta versata se ne evadono quasi 66. Appena sotto, troviamo, con un tasso d'evasione del 64,47%, l'area che comprende tutte le altre province del Sud (incluse Nuoro, Oristano e Ogliastra in Sardegna), ad eccezione di Bari, Napoli, Catania e Palermo, dove il Tax gap è mediamente inferiore (38,19%). Tra i «virtuosi», con un tasso d'evasione del 20,31%, troviamo molte province del Nord-Est e dell'Emilia Romagna e le province di Cuneo e di Firenze. I tecnici di Befera sottolineano che si tratta di prime aggregazioni e che andando più in dettaglio la realtà è ancora più a macchia di leopardo e quindi concludono: «L'usuale dicotomia Nord-Sud non è sufficiente a rappresentare la situazione». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evasione e tenore di vita&lt;br /&gt;Ma alcune correlazioni sono già evidenti. Dove il tenore di vita è basso e minore è la presenza dello Stato la compliance fiscale, cioè l'attitudine a pagare le tasse, è inferiore. Questo spiega anche perché nelle aree ad alta evasione fanno eccezione le grandi città con una struttura produttiva più solida, tipo Napoli o Palermo, che presentano dati migliori di Tax gap rispetto al territorio circostante. &lt;br /&gt;Un'altra considerazione che gli specialisti dell'Agenzia ci tengono a fare è che una cosa è il tasso di evasione presunta e una cosa diversa sono i valori assoluti dell'evasione. Questi ultimi, infatti, si concentrano nelle zone più ricche del Paese. E quindi anche se qui il tasso di infedeltà fiscale è basso, le somme che non vengono versate nelle casse dell'erario sono molto elevate, mentre nelle zone povere, anche se l'evasione è alta, si può recuperare meno. Tutte informazioni e considerazioni consentite dal nuovo database, che contribuiranno a orientare le scelte strategiche dell'Agenzia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prossime tappe&lt;br /&gt;Il database potrà essere migliorato nella quantità e nella qualità, aggiungono i tecnici. Dentro Dbgeo sarà ovviamente possibile aggregare i dati anche per categorie di contribuenti (dipendenti, autonomi, imprenditori) e per dimensione e natura dell'azienda (numero dipendenti, ragione sociale, settori). Ma la nuova banca dati potrà servire anche ad altri rami della pubblica amministrazione. &lt;br /&gt;Per esempio, si è scoperto che la provincia di Prato produce una quantità di rifiuti urbani pro capite tra le maggiori d'Italia e questo probabilmente sta a dimostrare quanti residenti in nero ci siano, magari impiegati in forme di schiavismo cinese nella produzione del tessile. Non solo evasione fiscale, quindi. Ma anche quella contributiva (Inps), per non parlare dei gravi reati penali che potrebbero più efficacemente essere indagati e perseguiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I controlli e i servizi&lt;br /&gt;Befera però è deciso a utilizzare le potenzialità di Dbgeo anche per una migliore organizzazione degli sportelli e del personale dell'Agenzia sul territorio. Per distribuire meglio gli ispettori, ma anche i servizi al pubblico. In Sardegna, per esempio, dove c'è un territorio ampio, scarsamente popolato, con molti comuni difficili da raggiungere, si è però constatato c'è una forte diffusione di Internet e quindi su questa base si potrebbe pensare a una riorganizzazione più funzionale, dicono gli esperti, cercando di potenziare i servizi telematici per rendere sempre meno necessario al contribuente dover andare presso gli uffici del Fisco. &lt;br /&gt;L'anno scorso l'Agenzia delle Entrate ha recuperato alle casse dello Stato 11 miliardi di imposte evase, circa il 10% di tutta l'evasione stimata. Per quest'anno l'obiettivo è più ambizioso. Grazie anche a Dbgeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Enrico Marro - Il Corriere della Sera - 03 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2559612533403701496?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2559612533403701496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2559612533403701496' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2559612533403701496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2559612533403701496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/la-radiografia-dellevasione-in-italia.html' title='La radiografia dell&apos;evasione in Italia'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5677248849274034949</id><published>2011-04-02T14:03:00.000+02:00</published><updated>2011-04-02T14:03:59.205+02:00</updated><title type='text'>A Roma il 2 e 3 aprile l'Assemblea Nazionale di ApI</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1740:assemblea-nazionale-il-2-e-3-aprile-a-roma&amp;amp;amp;catid=8:head-news"&gt;A Roma il 2 e 3 aprile l&amp;#39;Assemblea Nazionale di ApI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Roma il 2 e 3 aprile l'Assemblea Nazionale di ApI &lt;br /&gt;Sabato 2 e domenica 3 aprile si terrà a Roma l’Assemblea nazionale di Alleanza per l’Italia (Auditorium Antonianum – Viale Manzoni, 1). L’apertura dei lavori sarà sabato alle 15 con gli interventi dei candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative e l’introduzione di Bruno Tabacci. Nel corso dell’Assemblea sono previsti interventi di rappresentanti del mondo dell’economia, coordinati da Linda Lanzillotta e di esponenti delle nascenti democrazie del Mediterraneo. Domenica 3 aprile i lavori avranno inizio alle 9 per concludersi alle 11.30 con l’intervento del leader di ApI Francesco Rutelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Auditorium di Viale Manzoni 1, Sabato 2 e Domenica 3 Aprile 2011&lt;br /&gt;Per prenotazioni "AG Voyager srl" cell. 3397342064&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Programma&lt;br /&gt;Sabato 2 Aprile &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 14.00 – Accredito dei delegati e dei partecipanti&lt;br /&gt;Ore 15.00 – Apertura dei lavori&lt;br /&gt;Ore 15.30 – Con API si vota: incontro con i candidati sindaci&lt;br /&gt;Ore 16.00 – Relazioni&lt;br /&gt;Ore 16.30-21.00 – Dibattito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 3 Aprile &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 09.00 – Apertura dei lavori&lt;br /&gt;– Relazioni&lt;br /&gt;-  Dibattito&lt;br /&gt;– Documento finale&lt;br /&gt;Ore 11.30 – Conclusioni: Francesco Rutelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5677248849274034949?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1740:assemblea-nazionale-il-2-e-3-aprile-a-roma&amp;amp;catid=8:head-news' title='A Roma il 2 e 3 aprile l&apos;Assemblea Nazionale di ApI'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5677248849274034949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5677248849274034949' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5677248849274034949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5677248849274034949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/roma-il-2-e-3-aprile-lassemblea.html' title='A Roma il 2 e 3 aprile l&apos;Assemblea Nazionale di ApI'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3541392570922682253</id><published>2011-04-02T07:28:00.000+02:00</published><updated>2011-04-02T07:30:28.636+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Agli stranieri i nuovi posti di lavoro</title><content type='html'>La situazione a Lampedusa si complica. Il mare grosso impedisce l’arrivo di nuovi migranti, ma anche il trasferimento sul continente delle migliaia di persone sbarcate nelle ultime settimane. Le navi che dovevano assicurare «in 48-60 ore» (parole di Berlusconi) lo sgombero dell’isola non riescono nemmeno ad attraccare, mentre i tunisini ammassati nella tendopoli pugliese di Manduria fuggono (o sono lasciati fuggire?) scavalcando esili reti di recinzione, o passando attraverso varchi lasciati aperti. Quanto alle Regioni che avevano dato la loro disponibilità a gestire i nuovi arrivati, una dopo l’altra fanno marcia indietro, o come minimo costellano di innumerevoli paletti e distinguo la loro volontà di accoglienza: sì ma solo i rifugiati politici, sì ma non nelle tendopoli, sì ma solo se nessun'altra regione si tira indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruttissime figure, dunque, sono in arrivo per il governo in generale (l’ennesima promessa tradita) e per la Lega in particolare, pronta a fare la faccia feroce in campagna elettorale, ma impotente - come chiunque - al momento di affrontare il problema dell’immigrazione.&lt;br /&gt;Già, ma qual è il problema? In questi giorni ho sentito due versioni. Una dice: se l’Europa se ne lava le mani, e noi italiani non riusciamo a rimandarli indietro rapidamente, il segnale di impotenza che inviamo a tutti i disperati del Nord Africa avrà conseguenze catastrofiche, perché i 20 mila migranti di questi mesi (tanti ma non tantissimi) potrebbero rapidamente diventare 50 mila, 500 mila, 1 milione. Per non parlare dei problemi di legalità: uno Stato serio non può accettare che sul proprio territorio circolino o transitino migliaia di persone non identificate, non tutte alla ricerca di un lavoro con cui campare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è anche una seconda versione, che capita di ascoltare soprattutto in casa leghista: li vogliamo rimandare a casa perché in Italia c’è la crisi, manca il lavoro, e quel poco che c’è non basta nemmeno agli italiani. Insomma, i tunisini li vogliamo mandare via non perché siamo razzisti, ma perché c'è la disoccupazione. La prima versione del problema immigrati - un Paese ha diritto di limitare gli ingressi e far rispettare le leggi - pone un mucchio di problemi morali, giuridici, pratici, ma è comprensibile, al limite del puro buonsenso. Sulla seconda versione, che sottolinea la mancanza di lavoro, ho invece molti dubbi. Sembra logica anch’essa, ma lo è meno di quanto appaia a prima vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giusto ieri l’Istat ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’occupazione nel 2010, nonché i dati provvisori dei primi due mesi dell’anno. Ebbene, quei dati ci forniscono un quadro del mercato del lavoro tutt’altro che sorprendente per gli studiosi, ma in forte contrasto con molte credenze diffuse nel mondo della politica e dei media. Proviamo a sintetizzare. Nei primi tre anni della crisi, ossia fra la fine del 2007 e la fine del 2010, l’occupazione in Italia è diminuita di circa 400 mila unità (senza contare la cassa integrazione). Quella variazione, tuttavia, è il saldo fra un crollo dell’occupazione degli italiani, che hanno perso quasi 1 milione di posti di lavoro, e un’esplosione dell’occupazione degli stranieri, che ne hanno conquistati quasi 600 mila. Nel 2007, prima della crisi e dopo quasi vent’anni di immigrazione, gli stranieri occupati in Italia erano circa 1 milione e mezzo, tre anni dopo erano diventati 2 milioni 145 mila, quasi il 40% in più. Un boom di posti di lavoro nel pieno della più grave crisi dal 1929.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile? In parte lo sappiamo: gli italiani, pur non essendo molto più istruiti degli stranieri regolarmente residenti in Italia, non sono disposti a fare tutta una serie di lavori che gli stranieri invece accettano. Ma questa non è una novità. La novità è che durante la crisi l’occupazione straniera è esplosa, e continua a crescere a un ritmo elevatissimo. Anche nell’ultimo anno, con i primi timidi segnali di ripresa, gli italiani hanno perso qualcosa come 166 mila posti di lavoro, mentre gli stranieri ne hanno guadagnati ben 179 mila (+9,1%).&lt;br /&gt;È possibile che una parte dei nuovi posti di lavoro siano state semplici regolarizzazioni, soprattutto relative a «badanti» già occupate. Ma questo meccanismo può spiegare solo una parte dell’aumento, visto che - nonostante la drammatica crisi dell’edilizia - l’occupazione degli stranieri maschi è aumentata di quasi il 30% in soli 3 anni, e continua ad aumentare anche in questi mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà, forse, è un’altra, più difficile da digerire per noi italiani. Nella crisi, il nostro sistema produttivo è diventato ancor meno capace di prima di generare posti accettabili per gli italiani. È per questo che gli immigrati regolari stanno lentamente, ma implacabilmente, diventando uno dei segmenti più dinamici e attivi della società italiana, come mostrano l’andamento del tasso di disoccupazione (in calo per gli stranieri ma non per gli italiani), il contributo al Pil, il valore delle rimesse verso i Paesi d’origine, il moltiplicarsi in ogni parte d’Italia delle partite Iva e delle micro-imprese gestite da immigrati: negozi, bar, officine, aziende di trasporti e di servizi. È triste ammetterlo, ma gli stranieri occupati in Italia sono diversi da noi non già perché «loro» sono meno istruiti e meno ricchi, ma perché somigliano a quel che noi stessi eravamo negli Anni 50: un popolo uscito da mille difficoltà e determinato a conquistarsi un futuro a colpi di sacrifici e duro lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto da questa angolatura il problema dell’immigrazione assume contorni un po’ diversi. Sul versante del mercato del lavoro, il problema dell’Italia - per ora - non è di essere invasa dagli stranieri, ma di essere più adatta agli stranieri che agli italiani. Il nostro guaio non è che gli stranieri ci portano via i posti di lavoro, ma che ci ostiniamo a creare posti che né noi né i nostri figli sono disposti a occupare. Camerieri, pizzaioli, fattorini, autisti, badanti, muratori continuano a servire al sistema Italia. Molto meno ingegneri, tecnici specializzati, ricercatori, tutti mestieri per i quali - se si è davvero bravi - forse è meglio guardare alle opportunità che si creano negli altri Paesi avanzati che sulla scuola, la ricerca e la cultura hanno puntato più di noi.&lt;br /&gt;LUCA RICOLFI - La Stampa - 2 aprile 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3541392570922682253?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3541392570922682253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3541392570922682253' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3541392570922682253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3541392570922682253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/agli-stranieri-i-nuovi-posti-di-lavoro.html' title='Agli stranieri i nuovi posti di lavoro'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4768093643889213653</id><published>2011-04-01T11:29:00.000+02:00</published><updated>2011-04-01T11:30:29.347+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='reagire alla crisi'/><title type='text'>UOMINI COME PISANU, PERA E MARTINO NON DOVREBBERO TACERE</title><content type='html'>'E' una situazione gravissima. Siamo alla crisi istituzionale'. Il deputato Repubblicano Giorgio La Malfa commenta cosi' quanto sta avvenendo nell'aula di Montecitorio e nel Paese sul fronte della giustizia e della politica estera. 'Ci vorrebbe un sussulto di dignita' istituzionale - prosegue - perche' uomini come Pera, Martino, Pisanu e Scajola non dovrebbero tacere di fronte a questa situazione'. 'Del resto - conclude - le conseguenze di cio' che sta accadendo le stiamo gia' pagando come dimostra il fatto che l'Italia sia ormai fuori da tutti i vertici internazionali'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANSA, 31/3/2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4768093643889213653?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4768093643889213653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4768093643889213653' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4768093643889213653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4768093643889213653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/04/uomini-come-pisanu-pera-e-martino-non.html' title='UOMINI COME PISANU, PERA E MARTINO NON DOVREBBERO TACERE'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6754237971656261272</id><published>2011-03-31T11:48:00.000+02:00</published><updated>2011-03-31T11:48:14.601+02:00</updated><title type='text'>Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1867:processo-breve-tabacci-lprofondamente-deluso-da-alfanor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Siamo profondamente delusi dal ministro Alfano che aveva promesso di sgomberare il campo dalle leggi ad personam per fare le riforme. E invece ora la maggioranza torna a fare una forzatura per approvare subito la “prescrizione breve”». L’esponente dell'ApI, Bruno Tabacci, interviene così nell'aula di Montecitorio dopo la richiesta della maggioranza di votare l'inversione dell'ordine dei lavori dell'aula per votare subito il testo sulla “prescrizione breve”. Tabacci è poi molto critico nei confronti della Lega sostenendo che ormai è diventata la «forza di copertura» per ciò che vuole fare questa maggioranza. «Vorrei però ricordare a Bossi - prosegue Tabacci - che non è vero che tutti al nord sono pronti a coprire le illegalità. Voi, per questo, prima o poi la pagherete!». «Credete davvero - conclude il deputato rivolgendosi alla maggioranza - che in questo modo accrescerete il prestigio di Berlusconi all'estero? Oppure gli farete fare ancora una volta la figura del “dittatorello” alla ricerca della sua impunità?».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6754237971656261272?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1867:processo-breve-tabacci-lprofondamente-deluso-da-alfanor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6754237971656261272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6754237971656261272' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6754237971656261272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6754237971656261272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/processo-breve-tabacci-profondamente_31.html' title='Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4395440366884943806</id><published>2011-03-31T11:47:00.000+02:00</published><updated>2011-03-31T11:47:56.804+02:00</updated><title type='text'>Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1867:processo-breve-tabacci-lprofondamente-deluso-da-alfanor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Siamo profondamente delusi dal ministro Alfano che aveva promesso di sgomberare il campo dalle leggi ad personam per fare le riforme. E invece ora la maggioranza torna a fare una forzatura per approvare subito la “prescrizione breve”». L’esponente dell'ApI, Bruno Tabacci, interviene così nell'aula di Montecitorio dopo la richiesta della maggioranza di votare l'inversione dell'ordine dei lavori dell'aula per votare subito il testo sulla “prescrizione breve”. Tabacci è poi molto critico nei confronti della Lega sostenendo che ormai è diventata la «forza di copertura» per ciò che vuole fare questa maggioranza. «Vorrei però ricordare a Bossi - prosegue Tabacci - che non è vero che tutti al nord sono pronti a coprire le illegalità. Voi, per questo, prima o poi la pagherete!». «Credete davvero - conclude il deputato rivolgendosi alla maggioranza - che in questo modo accrescerete il prestigio di Berlusconi all'estero? Oppure gli farete fare ancora una volta la figura del “dittatorello” alla ricerca della sua impunità?».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4395440366884943806?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1867:processo-breve-tabacci-lprofondamente-deluso-da-alfanor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4395440366884943806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4395440366884943806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4395440366884943806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4395440366884943806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/processo-breve-tabacci-profondamente.html' title='Processo breve, Tabacci: «Profondamente deluso da Alfano»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4884108167588855899</id><published>2011-03-30T11:02:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T11:04:12.159+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Il welfare squilibrato tra giovani e anziani</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Perché l'Italia non cresce 4&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La precarietà delle condizioni di lavoro dei giovani è una facile arma polemica dei nostri politici nei dibattiti tv, ma pochi sembrano interessati a discutere dei rimedi concreti. L'Italia ha un mercato del lavoro duale: una parte dei lavoratori sono largamente garantiti contro i rischi d'impiego, possono contare sulla cassa integrazione e su una relativa stabilità del rapporto di lavoro garantita da un rigido sistema di regole. Un'altra parte composta prevalentemente da giovani, donne e immigrati, non gode di questi privilegi, come evidenziato anche dal Papa nel suo discorso di ieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Q uesto si evince dalla dimensione del settore delle piccole imprese, dall'accresciuta incidenza dei contratti atipici (il 40% tra i lavoratori in età compresa tra 15 e 24 anni), dalle finte partite Iva e dal fatto che i lavoratori più giovani, nonostante un più alto grado di istruzione, hanno registrato una perdita relativa nei salari di ingresso rispetto alle generazioni precedenti, non compensata da una più rapida progressione di carriera.&lt;br /&gt;Semplificando, il nostro mercato del lavoro determina bassi salari e rischi elevati per i giovani, poca flessibilità e molta stabilità del posto di lavoro per i più anziani. Se la precarietà dei giovani fosse solo transitoria, una fase di passaggio verso un futuro caratterizzato da stabilità e salari più elevati, e senza ripercussioni sulla produttività, avremmo un problema limitato. Ma questa visione trascura molte ombre. Per prima cosa, un profilo delle retribuzioni e dei rischi sperequato a svantaggio dei giovani disincentiva la formazione del capitale umano, perché non premia l'istruzione e il talento. In secondo luogo, se è possibile offrire solo un contratto a tempo determinato, le imprese hanno pochi incentivi ad accrescere le competenze dei lavoratori appena assunti, specialmente quando questi ultimi sono i primi ad essere licenziati in caso di crisi. Infine, l'Italia è tra i paesi dove la disoccupazione giovanile è maggiormente diffusa. Quindi, non si tratta solo di un problema di equità intergenerazionale, ma soprattutto di un ostacolo alla crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dualità del mercato del lavoro è particolarmente accentuata in Italia, ma è un problema che condividiamo con altri paesi europei. Una maggiore rigidità della legislazione a protezione dell'impiego (Lpi) determina generalmente un più ampio ricorso a forme contrattuali atipiche, una riduzione dell'occupazione (specialmente giovanile) e una diminuzione relativa dei salari di ingresso. Questo dato si evince da ampia varietà di studi che fanno uso di indici Lpi calcolati dall'Ocse. Un recente lavoro dell'Iza (Institute for the study of labour) mostra che nel Regno Unito, dove la legislazione sul lavoro è meno rigida, il salario orario massimo si ottiene tra 42 e 45 anni, mentre in Germania, dove la legislazione è più protettiva, si ottiene tra i 50 ed i 55 anni. Il profilo del salario medio in base all'età ha un andamento a campana nel Regno Unito, ed un andamento sostanzialmente piatto fino a 43 anni, per poi crescere fino a età avanzata, in Germania. I giovani tedeschi e italiani ottengano salari nettamente inferiori alla propria produttività individuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa si può fare? Da tempo giace al Senato una proposta di legge a firma Nerozzi e altri, ispirata dagli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, che istituisce un contratto "di inserimento" a tempo indeterminato per i nuovi assunti. Per i primi tre anni il licenziamento per motivi eonomici non sarebbe soggetto alla verifica giudiziaria ed il lavoratore godrebbe di una compensazione monetaria. La proposta prevede, nel contempo, un aumento di contributi e minimi salariali per i contratti a termine. Le imprese sarebbero, quindi, incentivate a sostituire quest'ultima tipologia di contratto con quelli a tempo indeterminato, concedendo maggiore stabilità in cambio di minori costi di licenziamento. È oggetto di dibattito se questo meccanismo sia sufficiente a riequilibrare il mercato del lavoro senza determinare un aumento della disoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una proposta più radicale, avanzata da Ichino, prevede l'abolizione della verifica giudiziale dei licenziamenti per motivi economici per i primi venti anni del rapporto di lavoro, con un maggiore impegno dell'impresa (e della fiscalità generale) nella compensazione e nella ricollocazione sul mercato del lavoratore licenziato. Sui dettagli di queste proposte si può senz'altro discutere. Ma ottenere più flessibilità dei rapporti di lavoro in cambio di più assicurazione contro i rischi di impiego (la cosiddetta flexicurity) sembra un'idea giusta, che ha generato risultati virtuosi in altri paesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema, però, è che queste proposte incontrano la più che ovvia resistenza da parte dei sindacati e delle imprese. Infatti, se anche fosse riconosciuto l'effetto benefico sull'occupazione e i salari dei giovani di una maggiore libertà di licenziamento, i lavoratori più anziani (e più rappresentati all'interno dei sindacati) non ne trarrebbero alcun beneficio. Le imprese, viceversa, vedono con preoccupazione l'ipotesi di rendere più onerosi i contratti atipici a cui si fa spesso ricorso in modo ingiustificato. In generale, per avviare una riforma di tipo flexicurity dovremmo dotarci di una robusto sistema di ammortizzatori sociali, cioè sussidi di disocupazione e politiche attive del lavoro (come i programmi di riqualificazione). Queste politiche, però, rischiano di generare rilevanti disavanzi di bilancio, perché una maggiore flessibilità dei contratti potrebbe determinare una massiccia espulsione dei lavoratori più anziani e meno produttivi. Ma è proprio cosí?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero che una correzione del dualismo del nostro mercato del lavoro aiuterebbe la crescita economica, le risorse aggiuntive potrebbero ricadere su tutti i lavoratori e determinare un aumento del gettito fiscale sufficiente a sostenere ammortizzatori sociali più generosi. L'uscita prematura dal mercato dei lavoratori più anziani non è un evento inevitabile. Una maggiore flessibilità nell'organizzazione dell'attività produttiva ed un riallineamento delle retribuzioni alla produttività possono rendere conveniente una riallocazione del lavoro all'interno delle imprese per tutte le fasce di età. Del resto, nei paesi dove i costi di licenziamento sono più bassi (come gli Usa, il Regno Unito e la Danimarca), l'occupazione è più alta che in Italia sia tra i giovani che tra gli anziani. Quanto spendiamo oggi in Italia per i pensionamenti anticipati? Quanto spendono le famiglie per sostenere i figli disoccupati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La correzione della dualità del mercato del lavoro italiano è certamente un obiettivo difficile. Ma questo non dovrebbe essere un motivo per trascurare il problema. Una discussione approfondita e un confronto tra le parti sociali sulle proposte in campo è quanto mai necessaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Pietro Reichlin - Il Sole 24 Ore - 27 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4884108167588855899?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4884108167588855899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4884108167588855899' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4884108167588855899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4884108167588855899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/il-welfare-squilibrato-tra-giovani-e.html' title='Il welfare squilibrato tra giovani e anziani'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5267469799971323063</id><published>2011-03-30T10:59:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T11:01:02.670+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Il ritardo del Sud? Un Nord al cubo</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Perché l'Italia non cresce 3&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia non cresce perché c'è il Sud. Tra le spiegazioni avanzate sull'origine della malattia italiana della lenta crescita, periodicamente irrompe in scena il Meridione con la sua arretratezza. Che indiscutibilmente esiste ed è composita, abbracciando ogni aspetto delle attività economiche e anche civili e sociali. Non c'è indicatore significativo in cui il Mezzogiorno non stia, per livello, indietro e di molto rispetto al Nord del Paese. La sintesi la dà il divario nel Pil per abitante: 17.324 euro contro 29.914 nel 2009 (57,9% il primo in rapporto al secondo). La tesi del Sud come freno a un Nord scalpitante è ammaliante e a prima vista convincente. Eppure la storia economica e le dinamiche recenti la confutano.&lt;br /&gt;Sebbene, come vedremo, puntare il dito contro il Sud consente d'individuare almeno due importanti verità sull'Italia. Cominciamo dalla confutazione che viene dalla storia. Sono 150 anni ormai che l'Italia convive con il proprio dualismo. La questione meridionale, infatti, è antica almeno quanto l'Unità. Tanto che il termine fu coniato nel 1873 da un deputato del giovine Regno. E nel 1904 è perfettamente descritta, in tutti i suoi addentellati, da Giustino Fortunato: «Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C'è fra il Nord e il Sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nell'intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl'intimi legami che corrono tra il benessere e l'anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La persistenza del dualismo non ha, però, impedito all'Italia in alcune fasi di raggiungere tassi di crescita molto elevati, multipli degli attuali, come nel 1950-1973. Suona strano, perciò, che oggi si indichi un nesso di causa-effetto tra l'arretratezza del Sud e l'andamento insoddisfacente della crescita economica italiana negli ultimi vent'anni.&lt;br /&gt;Si potrebbe, anzi, perfino capovolgere questa relazione e affermare che per alcuni aspetti il Meridione arretrato è stato funzionale allo sviluppo del Settentrione. Anzitutto, attraverso il trasferimento di capitale umano, trasferimento che è ripreso da almeno una decina d'anni; meno consistente nel numero ma di più alta qualità media, trattandosi di persone istruite (per lo più laureati) e molto intraprendenti. La fuga dal Sud equivale, secondo stime della Fondazione Curella, a un travaso di risorse di 15 miliardi l'anno a favore delle regioni che ricevono il capitale umano formato (la stima considera l'investimento della famiglia per crescere e istruire una persona fino al diploma superiore e lo moltiplica per le 100mila persone che lasciano il Sud).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, il Sud rappresenta un significativo mercato di sbocco per i beni prodotti al Nord, un mercato sostenuto con la spesa pubblica. Forse non è un caso che la frenata del Paese abbia coinciso con la riduzione dei trasferimenti alle regioni meridionali (deleteri per il decollo economico del Sud e comunque non più sostenibili). La confutazione basata sulle dinamiche recenti guarda all'andamento del Pil al Nord e al Sud. I dati elaborati da Massimo Rodà del Centro Studi Confindustria (Csc) dicono che dal 1997 al 2007, cioè dall'ingresso de facto nel mondo dell'euro alla vigilia della grande recessione, il Pil è salito del 15,2% al Nord e del 13,7% al Sud. In quell'arco di tempo il Nord ha beneficiato di un forte incremento della popolazione: +6,5%, contro lo 0,6% meridionale. È noto che l'aumento demografico è un fattore di ampliamento della domanda e della produzione. Se consideriamo il Pil per abitante, così da depurare la performance dell'economia dall'incremento demografico, si scopre che in quegli anni il Nord è stata la tartaruga (+8,1%) e il Sud la lepre (+13,1%). Si fa per dire, visto che in entrambi i casi si è trattato di progressi modesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà è che negli ultimi quindici anni il Paese è stato molto unito nella lenta crescita e nel suo insieme ha perso terreno rispetto alle altre economie europee. Una statistica è in ciò rivelatrice e insieme impressionante. Nel 1997 l'Italia era l'unica nazione europea che presentava contemporaneamente un'alta quota di persone residenti in regioni con un Pil per abitante inferiore al 75% della media Ue (22%) e un'ancor più alta quota di persone che risiedevano in regioni con un Pil per abitante superiore al 125% della stessa media (59%). Nel 2007 la prima quota era salita (al 29%) e la seconda si era più che dimezzata (al 25%). Cioè, anche le regioni ricche d'Italia sono diventate meno ricche rispetto ai partner europei. A riprova del fatto che non è fondata l'affermazione che c'è un Nord che tiene il passo del resto d'Europa. La ragione profonda di ciò, ed è questa la prima verità che emerge cercando nel Sud la causa ultima della lenta crescita italiana, è che tutto il Paese è bloccato dalle stesse cause, che nel Meridione si presentano elevate al cubo. Inefficienza della pubblica amministrazione, in ogni suo ambito, carenza delle infrastrutture, illegalità (che diventa nel Mezzogiorno criminalità organizzata), rigidità, mancanza di concorrenza. Cioè, lo Stato non fa lo Stato e ciò impedisce al mercato di funzionare correttamente e fa vincere l'economia fondata sulla relazione invece di quella fondata sul merito. In particolare, le analisi condotte dalla Banca d'Italia e dal Csc sottolineano che a essere carente nel Mezzogiorno è stata l'attuazione locale delle politiche nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda verità è che uno Stato efficiente rimetterebbe in modo l'intera economia italiana, ma con un effetto moltiplicativo proprio per il Sud che darebbe così una spinta propulsiva a tutto il Paese. Conti sul retro di una busta dicono che per pareggiare il Pil pro-capite tra le due aree, in un arco di tempo ragionevolmente breve (quindici anni), il Sud dovrebbe crescere di quasi il 6% all'anno (posto che il Nord cresca del 2%) e ciò darebbe un enorme contributo allo sviluppo complessivo.&lt;br /&gt;La questione allora va rovesciata. Per rilanciare l'economia italiana non servono interventi straordinari, nemmeno in alcune sue aree. Ma buone politiche ordinarie. Ciò che fa bene al Paese fa tre volte meglio al Sud, che diventerebbe molla per la crescita di tutta l'Italia. Non mancano esempi d'imprenditorialità meridionale vivace e capace, nonostante gli handicap di contesto ben maggiori con cui deve fare i conti. Solo in questo senso, cioè di occasione mancata, il Mezzogiorno costituisce un freno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca Paolazzi Il Soel 24 Ore - 26 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5267469799971323063?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5267469799971323063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5267469799971323063' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5267469799971323063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5267469799971323063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/il-ritardo-del-sud-un-nord-al-cubo.html' title='Il ritardo del Sud? Un Nord al cubo'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-492005429155822142</id><published>2011-03-30T10:54:00.001+02:00</published><updated>2011-03-30T10:57:23.888+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Senza investire in ricerca si resta nani</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Perché il Paese non cresce 2&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è serie storica che non mostri quanto l'Italia sia rimasta indietro, in fatto di crescita, negli ultimi dieci anni, anche rispetto agli altri paesi sviluppati dell'area euro. Ci sono buone ragioni per spiegarlo. Essendo un paese essenzialmente manifatturiero e abituato alle svalutazioni competitive, l'ingresso nella moneta unica ha traumatizzato temporaneamente i nostri esportatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio quando molti di essi stavano adeguandosi alla nuova realtà competitiva, innalzando il valore intrinseco dei prodotti, investendo in tecnologia e ricerca, costruendo presenze stabili all'estero, come dimostrano i dati di commercio estero a partire dal 2005, è arrivata la crisi mondiale che ha messo in seria difficoltà queste iniziative. Tuttavia il divario rimane grande, ad esempio rispetto alla Germania, sia se si osserva la capacità di crescita prima della crisi, sia e soprattutto se si considera la capacità di reazione nella fase di risalita. Le cause sono sicuramente molteplici, ma vorrei concentrare l'attenzione in particolare su una di esse: la struttura dimensionale del nostro sistema produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia nell'industria in senso stretto più dei tre quarti degli addetti sono occupati in imprese con meno di 250 dipendenti. Una situazione simile si ha negli "Altri servizi", in larga parte finanziari, ma se si passa al settore del commercio, dei trasporti e degli alberghi il limite dei tre quarti lo si raggiunge intorno ai 50 dipendenti e nelle costruzioni si scende sotto i 20. Sono, anche questi, macrosettori portanti di un'economia avanzata e in particolare della nostra: in essi il sottodimensionamento delle imprese provoca gravi inefficienze, ad esempio nella logistica, o mortifica la capacità di attrazione nel settore alberghiero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rimanere al solo settore manifatturiero, in base ai dati Istat (2008) passando dalla classe dimensionale 20-49 addetti a quella 50-249 si osserva un guadagno di produttività, in termini di valore aggiunto per addetto, del 30 per cento. È allora evidente che una differente distribuzione dimensionale delle imprese è di per sé sufficiente, a parità di condizioni, a determinare un divario di produttività del sistema. Purtroppo la distribuzione dimensionale delle imprese manifatturiere italiane è molto più sfavorevole se paragonata a quella francese o a quella tedesca. In Italia abbiamo un'impresa manifatturiera con più di 250 addetti ogni 337 imprese al di sotto dei 20; in Francia il rapporto è di una ogni 119; in Germania una ogni 39.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dimensione d'impresa è positivamente correlata, oltre che alla produttività, alla percentuale di fatturato esportato, come appare dalla tabella. Molti studi econometrici registrano la connessione positiva tra produttività e capacità esportativa: è ovvio che chi è più efficiente esporta più facilmente, ma molte evidenze sembrano suggerire che è vero anche l'inverso, ossia che il fatto di esportare aiuta a diventare più efficienti. Comunque le due cose vanno insieme e si rafforzano vicendevolmente. Così come è correlata alla dimensione la capacità d'investire in ricerca e sviluppo, sempre più decisiva per la conquista di nuovi mercati. Ebbene, nel 2008 le imprese italiane hanno effettuato investimenti in R&amp;S per 9.453 milioni, pari al 50,9% della spessa totale del paese e pari allo 0,6% del Pil. Nello stesso anno le imprese tedesche hanno investito in R&amp;S 45.822 milioni, pari al 69,8% della spesa nazionale e all'1,84% del Pil; quelle francesi hanno investito 24.837 milioni, pari al 63,0% della spesa nazionale in R&amp;S e all'1,27% del Pil.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione, la ricerca italiana è quantitativamente limitata, ma è anche sostenuta in misura maggiore da fondi pubblici, quindi presumibilmente meno vicina a prodotti vendibili che non quella effettuata dalle imprese.&lt;br /&gt;Ma perché la distribuzione dimensionale delle nostre imprese si addensa verso il basso, rispetto a quella di paesi così vicini e simili a noi? Una risposta tradizionale è che essa ben si accompagna alla specializzazione del paese. Nel 2009 le esportazioni italiane hanno rappresentato il 3,5% delle esportazioni mondiali, ma in alcuni settori, nei quali siamo specializzati, abbiamo ottenuto quote molto più alte: quasi il 29% nei materiali da costruzione in terracotta, il 17% nelle pietre da costruzione tagliate, il 15,5% nei prodotti da forno e farinacei, il 14% nei prodotti in pelle e cuoio, il 13% nei contenitori in metallo, l'11% nelle calzature, nonché quote intorno al 10% in prodotti quali tubi e cavi in acciaio, mobili, bevande. Si osserva che in quasi tutti questi settori le economie di scala possibili sono limitate e che quindi, per un paese con queste specializzazioni, è naturale e appropriata una distribuzione dimensionale compressa verso il basso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osservo in primo luogo che l'assunto non è del tutto vero. In diversi dei settori elencati esistono imprese di grandissime dimensioni, da Ikea a Nestlé, da Coca Cola a Ferrero e Barilla. In secondo luogo, credo che la relazione logica vada rovesciata: non è che le imprese italiane sono piccole perché il paese è specializzato in certe industrie, è, al contrario, che quella specializzazione è il prodotto di una distribuzione dimensionale che ci tiene ai margini dei settori industriali a forti economie di scala. Tra i quali, tuttavia, si annoverano tutti i settori a forte crescita, quelli che ogni anno assorbono una quota crescente del potere d'acquisto dei consumatori mondiali: quelli basati sulle nuove tecnologie, quelli che spingono l'espansione di paesi come Corea del Sud, Taiwan, Singapore e così via. Ma non va dimenticato che anche i maggiori tra i paesi in rapida crescita, Cina, India e Brasile, sono largamente presenti nei settori a forti economie di scala, anche con crescenti contenuti tecnologici. Finché non saremo in grado di modificare la nostra specializzazione, non potremo che crescere di meno degli altri. Ma per farlo dovremo superare l'anomalia nella distribuzione dimensionale delle imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non credo che gli imprenditori e i manager italiani non sappiano gestire imprese grandi, né che la struttura proprietaria ereditata dal passato costituisca un ostacolo insormontabile verso la costruzione di campioni di livello mondiale. Non lo credo perché vi sono imprese e gruppi italiani che sanno gestire quelle espansioni e quelle dimensioni crescendo sui mercati internazionali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grande scommessa deve essere quella di aprire analoghe possibilità di crescita dimensionale anche dentro i nostri confini, costruendo posti di lavoro che riescano a coniugare salari e condizioni di lavoro di tipo europeo ed elevata produttività. La formula possibile è quella tedesca: intensità tecnologica, capitale umano di qualità, scrematura delle funzioni da non delocalizzare, massimizzazione delle economie esterne (la rete dei fornitori, tradizionale punto di forza della nostra industria), intenso sfruttamento degli impianti. Se sapremo imboccare questa strada, e l'affiancheremo con i necessari appoggi, per esempio in campo infrastrutturale, potremo tornare a crescere come Paese ai ritmi che alcune nostre imprese stanno conseguendo nei mercati internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gian Maria Gros-Pietro - Il Sole 24 Ore - 24 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-492005429155822142?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/492005429155822142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=492005429155822142' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/492005429155822142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/492005429155822142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/senza-investire-in-ricerca-si-resta.html' title='Senza investire in ricerca si resta nani'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4066405523158731833</id><published>2011-03-30T10:49:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T10:51:01.150+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>La nave Italia bloccata da mille (e più) inciampi</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Perché il Paese non cresce 1&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Giudica un uomo dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte», disse Voltaire. E oggi non c'è domanda più importante che questa: perché l'Italia non cresce? Perché quando le cose vanno male da noi vanno peggio e quando vanno bene da noi vanno meno bene? Perché negli ultimi quarant'anni siamo cresciuti meno delle altre aree del mondo, sia quelle lontane che quelle vicine? Perché questo divario di crescita si è ancora allargato negli ultimi anni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c'è domanda più importante, si è detto. Ed è una domanda che dobbiamo porci, insistentemente e ossessivamente, anche se non avessimo le risposte. Perché è la domanda giusta da fare, perché la crescita è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per risolvere i problemi: con la crescita possiamo affrontarli, senza crescita tutto si aggrava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte a questa domanda sono possibili diverse risposte. Sbarazziamo dapprima il campo dalle risposte sbagliate: alcuni mettono la testa nella sabbia, o dicendo che le cifre non sono vere, o rifugiandosi in uno sterile "moralismo economico": noi siamo formiche e gli altri crescono di più perché spendono e spandono come cicale. Quasi che un divario che dura da quarant'anni possa essere spiegato in termini di mezze verità o mezze bugie. Né il divario può essere spiegato in termini di partigianeria politica: quale che sia il colore del governo pro-tempore l'economia italiana ha continuato ad arrancare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, ci sono ragioni profonde e strutturali, che affondano le radici nell'humus della società, negli snodi e nelle giunture che presiedono al funzionamento del nostro sistema produttivo. Un sistema produttivo che, come giustamente celebrato da tanti laudatori delle nostre imprese, ci offre tanti esempi di successi e di primazie, tante nicchie di eccellenza, tante figure di duro e ostinato lavoro, tanti innovatori che «si alzano con le allodole e si coricano con le civette». Perché, allora, questo celebrato materiale umano, questo sapere produttivo, questa lunga linfa che risale alle prodezze artigianali delle città-stato del Medioevo non riesce a "fare sistema", a innestare - e, soprattutto, a mantenere nel tempo - un processo autonomo di crescita? Un "fare sistema" che è tanto più necessario in questi anni, quando la concorrenza dei paesi low cost rende di tanto più importante la capacità di un paese di antica industrializzazione di competere nell'arena internazionale con un efficace connubio di pubblico e privato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un primo indizio sta nell'osservare che un buon terreno non basta. L'humus può essere fertile e ricco ma rimane vero che migliore è il terreno, più gramigna produce a non coltivarlo. E il "coltivarlo" non è solo compito degli imprenditori. Il sistema produttivo italiano ha due facce: una sottoposta a una feroce concorrenza internazionale, e un'altra che, preoccupata della battuta di George Orwell - «il problema con la concorrenza è che qualcuno vince…» - cerca di proteggersi da questo "problema" con connivenze interne ed esterne. Ma il "coltivarlo", in quella mezzadria fra pubblico e privato che è l'economia di mercato, rimane compito precipuo dell'operatore pubblico. L'atmosfera culturale che deve respirare invece un'impresa italiana è ben esemplificata da una frase di Winston Churchill: «Molti vedono l'impresa come una vacca da mungere, altri come un nemico da abbattere. Io la vedo per quello che è: un cavallo robusto che tira una carretta molto, molto pesante». Il ruolo dello Stato dovrebbe essere quello di lubrificare le ruote della carretta e spianare le strade che deve percorrere. Invece molto spesso in Italia i governi, come accade in questi giorni con il caso Lactalis-Parmalat, si preoccupano più di questioni nominalistiche di onore nazionale, come se il passaporto dei proprietari contasse di più di quelle bravure imprenditoriali e di quelle dotazioni infrastrutturali che sole determinano le convenienze delle localizzazioni produttive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema principale dell'economia italiana e della sua scarsa crescita sta insomma nei sospetti e nelle incapacità a collaborare che avvelenano i rapporti fra pubblico e privato. Come disse John Maynard Keynes, la politica economica non dovrebbe essere qualcosa che sradica una pianta, ma che la guida lentamente a crescere in una direzione diversa. Di quella "guida", a parte le velleità di una "politica industriale" non degna di quel nome, non vi è traccia. E la politica in Italia è più una politique politicienne che si guarda l'ombelico che una politica alta preoccupata di creare le condizioni di base per il fiorire dell'intrapresa.&lt;br /&gt;Sì, ma - potrebbero obiettare alcuni - non è forse vero che in Italia l'intrapresa fiorisce con una creazione netta di imprese alta e continua? Ma è proprio questa prolifica natalità che sottolinea il contrasto fra la voglia sfrenata di fare e le soffocanti difficoltà del continuare. Confronti internazionali suggeriscono che la natalità delle imprese in Italia può essere alta come altrove, ma le imprese non devono solo nascere: devono crescere. E, per esempio, a parità di natalità, le imprese che rimangono dopo cinque o dieci anni sono meno e meno grandi che altrove. Piccolo è bello ma nano non è bello: non si può rimanere piccoli per sempre. Le imprese nascono ma poi si trovano ad affrontare un ambiente ostile: o si rifugiano nel sommerso o stentano a crescere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ruolo dello Stato va molto al di là di una "politica industriale" (termine sospetto che spesso si risolve in una soluzione alla ricerca di un problema). Il ruolo principale dell'operatore pubblico è quello di creare due tipi di infrastrutture: una dotazione infrastrutturale fisica che è specialmente importante in Italia, dove la conformazione orografica e le peculiarità idrogeologiche richiedono forti spese in opere pubbliche; e una "infrastruttura regolatoria" che si scrolli di dosso le tante incrostazioni borboniche che appesantiscono di adempimenti burocratici e fiscali la vita delle imprese. In Italia la "riforma della pubblica amministrazione" è stata spesso avviata con grandi annunci, una riforma "orizzontale" che avrebbe bisogno, per produrre effetti, di una continuità amministrativa e di un pungolo politico che vengono negati dall'instabilità dei governi. Sarebbe più produttivo, invece, un approccio verticale volto a creare "isole di eccellenza" per particolari compiti, "isole" che possano poi agire da lievito per altre procedure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Italia tornerà a crescere? La missione non è impossibile, ma per deliberare bisogna conoscere. E Il Sole 24 Ore continuerà nelle prossime settimane a cercare diagnosi e risposte a una domanda che è la più importante che possiamo porre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Fabrizio Galimberti - Il sole 24 Ore - 24 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4066405523158731833?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4066405523158731833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4066405523158731833' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4066405523158731833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4066405523158731833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/la-nave-italia-bloccata-da-mille-e-piu.html' title='La nave Italia bloccata da mille (e più) inciampi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4301765110949531239</id><published>2011-03-30T10:44:00.001+02:00</published><updated>2011-03-30T10:52:46.135+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Fallito l'obiettivo delle grandi opere</title><content type='html'>Perché l'Italia non cresce 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'erano una volta le infrastrutture. O almeno c'era, nero su bianco, la volontà politica di metterle ai primi posti dell'agenda di governo. A dieci anni dall'approvazione della legge obiettivo, uno dei motori dell'economia si è inceppato. I due principali osservatori della materia, il Cresme e l'ufficio studi dell'Ance, concordano nel registrare un rallentamento degli investimenti in opere pubbliche che dura da sette anni, dal 2004 al 2011, con un calo della spesa in termini reali stimata fra il 25 e il 32 per cento. Significa che si sono volatilizzati almeno 7 miliardi dei 29 spesi nel 2010, 17 per nuove opere e 12 per manutenzioni e rinnovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 2008 la caduta ha avuto un'accelerazione brusca: per il Cresme le performance sono state -6% nel 2008, -7% nel 2009, -4,9% nel 2010, con una previsione di -3% nel 2011. L'Ance spiega la caduta con il taglio alle risorse stanziate (-30% nel triennio 2009-2011). La previsione dell'associazione dei costruttori è che nel 2011 i Comuni, per effetto del patto di stabilità, avranno disponibilità ridotte di 3,2 miliardi per pagare le imprese e un altro miliardo lo perderanno nel 2012. Azzerate le spese 2011 in conto capitale dell'Anas, ridotte di 922 milioni quelle delle Fs e di 1,8 miliardi i fondi per l'edilizia sanitaria. La frenata delle opere pubbliche pesa sull'intero mercato delle costruzioni, che quest'anno registra il quinto anno consecutivo di caduta, con una perdita complessiva del 20 per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'8 maggio ricorrerà il decimo anniversario del «contratto con gli italiani» firmato da Silvio Berlusconi a Porta a porta: in uno dei cinque punti c'erano le grandi opere, illustrate con bacchetta e cartine. La legge obiettivo fu approvata in meno di sei mesi, doveva essere la leva per travolgere ogni resistenza all'apertura dei cantieri. Si deve all'intuizione berlusconiana che un tema generalmente lasciato all'informazione di settore e alle richieste delle organizzazioni imprenditoriali sia stato per anni al centro della vicenda politica italiana. Oggi, però, non se ne parla quasi più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che cosa è successo alle grandi opere in questo decennio e qual è la situazione ora? Le opere concluse sono poche, ma il programma faraonico della legge obiettivo resta, dopo dieci anni, il punto di riferimento delle cose da fare. Anche il Governo Prodi, con l'eccezione del ponte sullo Stretto, si attenne a quel programma, pur dovendo scontare la resistenza quotidiana di Verdi e Rifondazione comunista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge obiettivo peccava d'ingenuità quando affermava che in dieci anni si sarebbe realizzato tutto. Sfida impossibile. E non solo per le resistenze locali, che pure non sono mancate e che la legge obiettivo non ha vinto. C'era eccesso di euforia e ottimismo. Come per la Salerno-Reggio Calabria, per cui il Dpef del luglio 2002 prevedeva la conclusione entro il 2005. Ora l'opera va avanti, faticosamente procede, nonostante le pressioni della criminalità, alcuni lotti in ritardo non lieve e 2,5 miliardi da finanziare ancora. Ottimismo anche per la Cecina-Civitavecchia, che doveva essere completata nel 2007, e per la Torino-Lione che in quel Dpef si dava per conclusa fra 2011 e 2015 e ha appena pubblicato il progetto preliminare mentre non ha ancora un piano finanziario (è in corso la partita con i francesi per riequilibrare l'onere fra i due Stati).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se prendiamo un gruppo di 18 opere davvero prioritarie che facevano parte di quel programma solo tre hanno visto la fine dei lavori: la Torino-Milano Av, che però aveva marciato con il treno separato dell'alta velocità; il passante di Mestre, unico gioiello realizzativo dell'intero programma; le terze e quarte corsie del Grande raccordo anulare di Roma (un lotto va ancora completato). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Progressi notevoli per alcuni lotti di metropolitane. Viaggia a velocità sostenuta il Mose, che è cresciuto nei costi passando dagli iniziali 2,3 miliardi ai 5,5 miliardi attuali. L'opera più controversa, il ponte sullo Stretto, rispetta il ruolino di marcia previsto, ma deve affrontare il nodo del completamento del piano finanziario con l'apporto di capitale privato. Problemi di reperimento di quote di equity hanno la Pedemontana lombarda e la Brebemi, che speravano, dopo il passo indietro delle banche private, in un intervento risolutore della Cassa depositi e prestiti. Non ci sarà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accelerazioni in corso, non prive di paradossi, per la Cecina-Civitavecchia che esce ora dallo scontro decennale fra le diverse varianti, tornando al progetto originario dell'Anas, il raddoppio dell'Aurelia in sede, più sobrio nei costi (2,2 miliardi). Era stato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, a bocciare un'ipotesi faraonica che avrebbe comportato l'accollo di un peso di 3,7 miliardi sul concessionario subentrante alla fine del primo periodo quarantennale di concessione. Con il rischio per il Tesoro che, in assenza di un subentrante, avrebbe dovuto saldare il conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si muove anche la Treviglio-Brescia ad alta velocità, che incassa il finanziamento di un primo «lotto costruttivo» per 1.131 milioni a fronte di un costo complessivo di 2.050. Le Fs considerano prioritaria quest'opera, che collegherà ad alta velocità Brescia con Milano e con l'intera rete Av, rispetto alla Torino-Lione e al terzo valico Milano-Genova, che ha avuto il finanziamento di un lotto costruttivo da 500 milioni su oltre 5 miliardi di costo dell'opera. Il terzo lotto costruttivo, da 790 milioni, è stato approvato per il Brennero, che costa 4.140 milioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I «lotti costruttivi», che rompono l'era della legge obiettivo blindata con un unico general contractor realizzatore e con un finanziamento unico per l'intera opera, sono una delle porte per cui passa il futuro delle grandi opere in Italia. Con due problemi: il primo è la ratifica delle delibere Cipe da parte della Corte dei conti, che deve pronunciarsi sulla legittimità del nuovo meccanismo di finanziamento parziale; il secondo è che non si torni all'antico con un finanziamento iniziale di 2,4 miliardi per opere che ne costano 11,5. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le altre porte per rilanciare le grandi opere sono il project financing per le opere stradali (ma anche qui Economia e Cipe stanno mettendo a punto un intervento capace di superare il vaglio della Corte dei conti), la riprogrammazione su priorità strategiche del Fas e dei fondi europei (è il piano Sud di Fitto-Tremonti) e il riutilizzo dei mutui concessi a opere bloccate, come è successo per i primi 170 milioni ridestinati al Mose (un'altra tranche da 50 milioni è in arrivo). Anche quest'ultima è un'idea del ministro dell'Economia che non ha nascosto, di recente, una ritrovata passione per il tema infrastrutturale. Sono in molti a sperare che con la manovra di primavera sia proprio Tremonti a mettere fine alla fase calante delle opere pubbliche in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Santilli - Il Sole 24 Ore - 30 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4301765110949531239?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4301765110949531239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4301765110949531239' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4301765110949531239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4301765110949531239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/perche-litalia-non-cresce.html' title='Fallito l&apos;obiettivo delle grandi opere'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-475409491642977823</id><published>2011-03-30T09:14:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T09:14:05.335+02:00</updated><title type='text'>Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1860:nuovo-polo-rutelli-lnato-coordinamento-politico-programmaticor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Si rafforza il lavoro comune del Nuovo Polo: nasce il coordinamento politico programmatico, si definiscono le posizioni sulle riforme per la giustizia»: lo dichiara il leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli. «Domani si terrà una conferenza stampa sulle questioni del federalismo. Abbiamo anche deciso - sottolinea Rutelli - l'agenda delle prossime iniziative in materia di politica estera, di fronte alla crisi gravissima di autorevolezza e credibilità del governo e sulle priorità per l'economia, la crescita, l'occupazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Oltre all'attività dei partiti che formano il Nuovo Polo e alle candidature in vista delle elezioni amministrative - conclude il leader di ApI - è estremamente positivo che si concretizzi un lavoro comune in Parlamento e nel Paese».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-475409491642977823?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1860:nuovo-polo-rutelli-lnato-coordinamento-politico-programmaticor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/475409491642977823/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=475409491642977823' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/475409491642977823'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/475409491642977823'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/nuovo-polo-nasce-il-coordinamento_30.html' title='Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4654456752432200622</id><published>2011-03-30T09:13:00.000+02:00</published><updated>2011-03-30T09:13:31.748+02:00</updated><title type='text'>Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1860:nuovo-polo-rutelli-lnato-coordinamento-politico-programmaticor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Si rafforza il lavoro comune del Nuovo Polo: nasce il coordinamento politico programmatico, si definiscono le posizioni sulle riforme per la giustizia»: lo dichiara il leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli. «Domani si terrà una conferenza stampa sulle questioni del federalismo. Abbiamo anche deciso - sottolinea Rutelli - l'agenda delle prossime iniziative in materia di politica estera, di fronte alla crisi gravissima di autorevolezza e credibilità del governo e sulle priorità per l'economia, la crescita, l'occupazione».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Oltre all'attività dei partiti che formano il Nuovo Polo e alle candidature in vista delle elezioni amministrative - conclude il leader di ApI - è estremamente positivo che si concretizzi un lavoro comune in Parlamento e nel Paese».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4654456752432200622?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1860:nuovo-polo-rutelli-lnato-coordinamento-politico-programmaticor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4654456752432200622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4654456752432200622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4654456752432200622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4654456752432200622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/nuovo-polo-nasce-il-coordinamento.html' title='Nuovo Polo, nasce il coordinamento programmatico'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5912031357094193443</id><published>2011-03-28T10:45:00.000+02:00</published><updated>2011-03-28T10:47:07.173+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Il Patto per l'Euro</title><content type='html'>&lt;strong&gt;L'EUROPA, LA CRESCITA E L'ITALIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le decisioni prese venerdì dal Consiglio Europeo renderanno un po' meglio governabile l'economia europea, in particolare quella della zona euro. La crisi finanziaria che ha colpito vari Paesi potrà essere fronteggiata con interventi più adeguati di quelli messi in campo finora. Il formarsi di nuovi focolai di crisi sarà meno probabile, grazie al rafforzamento della disciplina preventiva. Sarà più difficile per un singolo Paese persistere a lungo in situazioni squilibrate, e capaci di trasmettere gli squilibri agli altri Paesi, perché si è ora accettato un più intenso monitoraggio comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nel nuovo sistema di governance la stabilità resta indubbiamente l'obiettivo principale, quello della crescita entra in modo più incisivo che nel vecchio patto, il quale solo per omaggio verbale era stato denominato «Patto di stabilità e di crescita». Si è capito che una crescita insufficiente, oltre a creare evidenti problemi economici e sociali, è spesso una delle cause più rilevanti degli stessi squilibri finanziari. Nel nuovo «Patto per l'euro», sottoscritto dai 17 Stati della zona euro ma aperto anche agli altri 10 Stati membri della Ue (6 vi hanno già aderito), si delineano misure, e procedure di monitoraggio, intese ad accrescere la competitività e l'occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimane però un'asimmetria. Gli interventi che ogni Stato farà, e i risultati che otterrà, in tema di stabilità (sostenibilità della finanza pubblica e stabilità finanziaria) saranno sottoposti a controlli e sanzioni più cogenti di quelli applicabili agli interventi e ai risultati in tema di crescita. È perciò probabile che, in termini di effetti concreti, il nuovo patto conduca a rafforzare più la stabilità che la crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va comunque dato atto al presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e a quello della Commissione, José Manuel Barroso, di avere notevolmente migliorato, e reso più accettabile agli altri Stati membri, l'originaria proposta formulata dalla Germania e dalla Francia. Oltre ad essere confuso, quel documento avrebbe avuto una scarsa credibilità. Infatti l'enforcement degli impegni presi sarebbe stato puramente intergovernativo, cioè rimesso al collusivo «scambio di favori» tra Stati membri, senza l'impiego dei poteri della Commissione e della Corte di Giustizia. In più, la proposta veniva proprio dai due Paesi che, dopo essere stati i principali genitori del primo «Patto di stabilità» nel 1997, l'avevano insieme mandato in frantumi nel 2003 quando, trovandosi essi in violazione, avevano esercitato pressioni sufficienti a far sì che il Consiglio Ecofin non seguisse le proposte di ammonimento presentate dalla Commissione. Anche nella versione adottata venerdì, comunque, si pone un problema di credibilità dell'effettivo enforcement, ma meno che nel progetto franco-tedesco.&lt;br /&gt;Due elementi a favore della crescita, introdotti nel nuovo patto, meritano di essere segnalati. Si è finalmente riconosciuto che una delle poche leve concrete - e assistite da veri poteri di intervento della Ue sugli Stati membri - per stimolare la competitività, la crescita e l'occupazione è lo sviluppo del mercato unico. I capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio europeo si sono impegnati a sostenere le proposte che la Commissione - sulla base del Rapporto sul mercato unico, presentato al presidente Barroso nel maggio scorso - si appresta a formulare in aprile nel Single Market Act. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, nel «Patto per l'euro», il Consiglio europeo ha aderito per la prima volta alla strategia di coordinamento della fiscalità, con l'impostazione pragmatica - e non antagonistica rispetto al desiderio degli Stati membri di conservare la sovranità fiscale (che essi, con qualche illusione, pensano di detenere tuttora) - raccomandata nel Rapporto citato. Si apre così un nuovo cantiere che sarà rilevante per semplificare gli adempimenti fiscali delle imprese, ma anche per porre un argine alla penalizzazione fiscale del lavoro rispetto a fattori di produzione come il capitale che, grazie alla maggiore mobilità, approfittano particolarmente di una concorrenza fiscale incontrollata. Per la crescita, per l'occupazione, per l'equità sociale e, in ultima analisi, per la stessa accettabilità dell'integrazione europea da parte dei cittadini, si aprono prospettive nuove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, una considerazione sull'Italia. Per il nostro Paese, il nuovo «Patto per l'euro» comporta l'esigenza di un percorso ancora più risoluto verso il riassorbimento dell'eccesso di debito pubblico, sia pure nel quadro di valutazioni che terranno conto di alcuni fattori compensativi, piuttosto favorevoli all'Italia. E possiamo essere certi che l'Ue sorveglierà l'adempimento di questa parte del patto in modo più attento e cogente di quanto farà per gli aspetti pro crescita che pure sono inclusi nel patto.&lt;br /&gt;D'altra parte, l'Italia ha bisogno di aumentare la propria crescita più degli altri Paesi, sia perché da molti anni cresce meno, sia perché solo attraverso una maggiore crescita sarà possibile conseguire il plus di disciplina finanziaria che ci viene richiesto, senza che il Paese sprofondi in un ulteriore differenziale negativo di crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà perciò essenziale «aggrapparsi» il più possibile agli orientamenti che ci vengono dalla «Strategia Ue 2020» e ora dal nuovo «Patto per l'euro», radicarli pienamente nella coscienza del Paese, trasformarli in stimolo per accelerare le riforme strutturali necessarie. Speriamo che il «Piano nazionale di riforme», segnalato su queste colonne appena si profilò un anno fa come un riferimento europeo da prendere al volo per indurre il Paese a ragionare sul proprio futuro, venga ora dibattuto largamente e valorizzato pienamente. Manca qualche settimana a fine aprile, scadenza per la presentazione del piano a Bruxelles. Chissà se, con l'impulso del governo e con l'aiuto delle opposizioni, con l'apporto delle parti sociali e dei media, il Paese riuscirà ad alzare per un momento lo sguardo, a discutere del proprio avvenire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mario Monti - Corriere della Sera - 28 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5912031357094193443?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5912031357094193443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5912031357094193443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5912031357094193443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5912031357094193443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/il-patto-per-leuro.html' title='Il Patto per l&apos;Euro'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7843968192701405577</id><published>2011-03-28T08:17:00.000+02:00</published><updated>2011-03-28T08:19:13.195+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>I ceti medi pagano il conto della crisi</title><content type='html'>Qual è stato l'effetto della crisi finanziaria e della Grande recessione che l'ha seguita sulla distribuzione dei redditi e della ricchezza? Chi ci ha rimesso di più, i ricchi o i poveri? La risposta non è facile. Vi sono due modi per guardare alla distribuzione del reddito: uno è a livello globale, l'altro all'interno di ogni Paese. In un certo senso il primo sguardo è il più equo, se diamo lo stesso peso e la stessa considerazione a ogni cittadino del mondo al di là dei confini nazionali. Partiamo allora da questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La crisi ha colpito molto di più i Paesi ricchi rispetto a quelli poveri. Cina, India, America Latina e anche parte dell'Africa dopo una breve flessione hanno ricominciato a crescere a ritmi elevati. Sono stati proprio i Paesi emergenti a trascinare il mondo fuori dalla recessione. L'anno scorso, mentre l'area Ocse era stagnante o poco più, Cina, India e America Latina crescevano tra il 5 e il 10 per cento. Quindi da un punto di vista globale la disuguaglianza dovrebbe essere scesa, perché i Paesi poveri sono cresciuti più di quelli ricchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le cose si complicano se guardiamo all'interno di ogni Paese o all'area euro. Innanzitutto i dati riguardanti la distribuzione del reddito sono rilevati con un certo ritardo rispetto a quelli, per esempio, sul Pil, quindi solo fra qualche anno avremo un quadro più chiaro. Per ora possiamo solo basarci su cosa ci dice la storia. La Grande depressione iniziata nel 1929 segnò una forte riduzione della disuguaglianza negli Stati Uniti. Questo trend al ribasso continuò fino agli anni 80, per poi risalire. D'altro canto non tutte le crisi finanziarie sono uguali fra loro e questa potrebbe avere un effetto diverso rispetto a quella del 1929.&lt;br /&gt;Un aspetto rilevante di questa crisi (che la rende in parte differente da quella del '29) sono stati i salvataggi di banche e Paesi, e i deficit pubblici accumulati, cosa che ha generato flussi di reddito molto complessi. Per esempio i contribuenti tedeschi (relativamente ricchi) finiranno in qualche modo per aiutare quelli greci e portoghesi (più poveri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altro lato il contribuente medio-basso irlandese finirà per garantire tutti i creditori delle banche del suo Paese, probabilmente in media più ricchi del cittadino medio irlandese. I contribuenti americani hanno salvato varie istituzioni finanziarie e i loro ricchi azionisti, ma il Tesoro americano ha poi recuperato questi fondi, spesso guadagnandoci.&lt;br /&gt;Infine, di solito durante le "normali" recessioni, cioè quelle cicliche indipendenti da crisi finanziarie, la disuguaglianza aumenta perché la disoccupazione colpisce di più i ceti meno abbienti. Ovviamente i sussidi alla disoccupazione e varie altre forme di welfare pubblico in Europa riducono, e di molto, i costi sociali della disoccupazione, per lo meno in Paesi dove lo Stato sociale funziona bene. Quindi i disoccupati di oggi sono ben più protetti di quelli della Grande Depressione. In Italia, però, il sistema di welfare è inefficiente e sbilanciato troppo sulle pensioni rispetto, per esempio, a quello dei Paesi nordici. Non solo: l'alto livello del nostro debito non ha permesso di espandere la protezione sociale. Tutto ciò, sommato a 15 anni di crescita inferiore alla media europea, ha pesato sui ceti medi italiani.&lt;br /&gt;Insomma, la risposta che possiamo dare alla domanda posta all'inizio è che a livello mondiale la disuguaglianza è probabilmente scesa, ma all'interno di ogni Paese non lo sappiamo ancora (e in ogni caso ci sono situazioni molto variabili), data la complessità di misurazione dei flussi di reddito generati dalla crisi stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberto Alesina - Il Sole 24 Ore - 28 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7843968192701405577?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7843968192701405577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7843968192701405577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7843968192701405577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7843968192701405577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/i-ceti-medi-pagano-il-conto-della-crisi.html' title='I ceti medi pagano il conto della crisi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7754837732602875678</id><published>2011-03-26T15:24:00.000+01:00</published><updated>2011-03-26T15:24:23.659+01:00</updated><title type='text'>Federalismo, Lanzillotta: «Più tasse e Sud penalizzato»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1827:federalismo-lanzillotta-lpiu-tasse-e-sud-penalizzator&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;Federalismo, Lanzillotta: «Più tasse e Sud penalizzato»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il Nuovo polo per l’Italia ha votato contro il decreto sul federalismo regionale perché, come quello municipale, non vincola gli amministratori a una gestione più efficiente della sanità, autorizza gli amministratori a tassare ancora di più i cittadini, rompe la progressività dell'Irpef, crea una vera e propria fiscalità di svantaggio per le imprese del mezzogiorno, non garantisce i livelli delle prestazioni per l'assistenza, l'istruzione e il trasporto». Questa la dichiarazione dell’on. Linda Lanzillotta, portavoce di Alleanza per l’Italia dopo il voto della Commissione Bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Infine il reintegro del taglio proposto oggi dal Governo per le Regioni e negato invece per i comuni penalizza ingiustificatamente le amministrazioni locali che versano in gravissime difficoltà e le piccole e medie imprese diffuse sul territorio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ancora una volta – ha concluso l’on. Lanzillotta - si dà alla Lega una bandiera da sventolare, si dà più potere alla casta dei suoi amministratori senza preoccuparsi dell'interesse del Paese».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7754837732602875678?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1827:federalismo-lanzillotta-lpiu-tasse-e-sud-penalizzator&amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;Itemid=23' title='Federalismo, Lanzillotta: «Più tasse e Sud penalizzato»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7754837732602875678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7754837732602875678' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7754837732602875678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7754837732602875678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/federalismo-lanzillotta-piu-tasse-e-sud.html' title='Federalismo, Lanzillotta: «Più tasse e Sud penalizzato»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-1078615459612294086</id><published>2011-03-22T09:16:00.001+01:00</published><updated>2011-03-22T09:20:32.824+01:00</updated><title type='text'>Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-XvaZDPdtnGk/TYhbyk3ZEmI/AAAAAAAAAJY/oGLLFYMT6Wc/s1600/man_libia_70x100.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 143px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-XvaZDPdtnGk/TYhbyk3ZEmI/AAAAAAAAAJY/oGLLFYMT6Wc/s200/man_libia_70x100.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586816262200693346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1783:libia-vernetti-litalia-partecipi-a-operazioni-militarir&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La gente in piazza a Bengasi - ha proseguito l’on. Vernetti - sventolava la bandiera di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Emirati Arabi Uniti: i paesi che in questo lungo mese dall’inizio della rivolta, sono stati vicino a quanti chiedevano libertà e democrazia e che sono stati i veri protagonisti dell’iniziativa diplomatica che ha portato alla storica decisione della No Fly Zone».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Purtroppo non sventolava il tricolore italiano l’altra notte a Bengasi: i troppi tentennamenti di questo mese del Governo italiano - ha proseguito Vernetti- hanno dato, fra gli oppositori libici ed anche in Europa, l’idea di un paese che ereditava una relazione troppo”speciale” con Gheddafi e quindi incapace di cogliere le rilevanti novità rappresentate dalle rivolte democratiche nel mondo arabo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-1078615459612294086?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1783:libia-vernetti-litalia-partecipi-a-operazioni-militarir&amp;amp;catid=3:politiche' title='Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/1078615459612294086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=1078615459612294086' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1078615459612294086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/1078615459612294086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/libia-vernetti-italia-partecipi_22.html' title='Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-XvaZDPdtnGk/TYhbyk3ZEmI/AAAAAAAAAJY/oGLLFYMT6Wc/s72-c/man_libia_70x100.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5035333007590638632</id><published>2011-03-22T09:15:00.000+01:00</published><updated>2011-03-22T09:15:41.920+01:00</updated><title type='text'>Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1783:libia-vernetti-litalia-partecipi-a-operazioni-militarir&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La gente in piazza a Bengasi - ha proseguito l’on. Vernetti - sventolava la bandiera di Francia, Gran Bretagna, Qatar, Emirati Arabi Uniti: i paesi che in questo lungo mese dall’inizio della rivolta, sono stati vicino a quanti chiedevano libertà e democrazia e che sono stati i veri protagonisti dell’iniziativa diplomatica che ha portato alla storica decisione della No Fly Zone».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Purtroppo non sventolava il tricolore italiano l’altra notte a Bengasi: i troppi tentennamenti di questo mese del Governo italiano - ha proseguito Vernetti- hanno dato, fra gli oppositori libici ed anche in Europa, l’idea di un paese che ereditava una relazione troppo”speciale” con Gheddafi e quindi incapace di cogliere le rilevanti novità rappresentate dalle rivolte democratiche nel mondo arabo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5035333007590638632?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1783:libia-vernetti-litalia-partecipi-a-operazioni-militarir&amp;amp;catid=3:politiche' title='Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5035333007590638632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5035333007590638632' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5035333007590638632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5035333007590638632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/libia-vernetti-italia-partecipi.html' title='Libia, Vernetti: «Italia partecipi a operazioni militari»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2439631209942529796</id><published>2011-03-20T09:15:00.000+01:00</published><updated>2011-03-20T09:15:47.669+01:00</updated><title type='text'>Libia, Rutelli: «Italia non ha più maggioranza»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1787:libia-rutelli-litalia-non-ha-piu-maggioranzar&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Libia, Rutelli: «Italia non ha più maggioranza»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rifiuto della Lega di aderire alle richieste delle Nazioni Unite rispetto alla crisi libica dimostra che il Governo Berlusconi non ha una maggioranza sulla politica estera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2439631209942529796?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1787:libia-rutelli-litalia-non-ha-piu-maggioranzar&amp;amp;catid=3:politiche' title='Libia, Rutelli: «Italia non ha più maggioranza»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2439631209942529796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2439631209942529796' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' 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«Suicida continuare così»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1755:bipolarismo-rutelli-lsuicida-continuare-con-i-due-polir&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Bipolarismo, Rutelli: «Suicida continuare così»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che dovremmo andare verso un sistema composto da 4-5 formazioni politiche principali, come avviene in Germania.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6010415328516246100?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1755:bipolarismo-rutelli-lsuicida-continuare-con-i-due-polir&amp;amp;catid=3:politiche' title='Bipolarismo, Rutelli: «Suicida continuare così»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6010415328516246100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6010415328516246100' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6010415328516246100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6010415328516246100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/bipolarismo-rutelli-suicida-continuare.html' title='Bipolarismo, Rutelli: «Suicida continuare così»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' 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href="http://3.bp.blogspot.com/-kcOm1RfRclo/TXe7ONqR2vI/AAAAAAAAAJQ/LzivNYeeMng/s1600/nuovo%252520polo%2525203.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 154px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-kcOm1RfRclo/TXe7ONqR2vI/AAAAAAAAAJQ/LzivNYeeMng/s200/nuovo%252520polo%2525203.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5582136116008573682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1715:rutelli-fini-e-casini-a-torino-per-lunita-ditalia&amp;amp;amp;catid=13:iniziative"&gt;Rutelli, Fini e Casini a Torino per l&amp;#39;Unità d&amp;#39;Italia&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3269009357046217115?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1715:rutelli-fini-e-casini-a-torino-per-lunita-ditalia&amp;amp;catid=13:iniziative' title='Rutelli, Fini e Casini a Torino per l&apos;Unità d&apos;Italia'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3269009357046217115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3269009357046217115' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3269009357046217115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3269009357046217115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/rutelli-fini-e-casini-torino-per-lunita.html' title='Rutelli, Fini e Casini a Torino per l&apos;Unità d&apos;Italia'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kcOm1RfRclo/TXe7ONqR2vI/AAAAAAAAAJQ/LzivNYeeMng/s72-c/nuovo%252520polo%2525203.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5055370789645841493</id><published>2011-03-09T11:24:00.000+01:00</published><updated>2011-03-09T11:25:45.902+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scuola'/><title type='text'>Studiare è più utile che mai</title><content type='html'>E' già abbastanza difficile essere giovani e prendere decisioni sul proprio futuro. Lo è ancora di più in contesti in cui si ricevono informazioni confuse, superficiali, o addirittura sbagliate. Questo è, purtroppo, il contesto in cui vivono e devono prendere decisioni i giovani italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un contesto incapace di guidarli ed informarli adeguatamente: solo così si spiega il significativo calo delle iscrizioni all’Università segnalato dagli ultimi dati Almalaurea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, non è la crisi il motivo di tale rinuncia. Normalmente in tempi di crisi si osserva il comportamento opposto: considerata la difficoltà di entrare nel mercato del lavoro molti preferiscono tenersi fuori ed investire in istruzione e competenze per rientrare poi, freschi di formazione, in un mercato del lavoro in ripresa. Ed è, infatti, quello che si è osservato negli Stati Uniti, dove il 2009 ha visto un record storico di diplomati iscritti all’Università (oltre il 70%), un boom che denota una voglia di investire in se stessi in attesa di tempi migliori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia no. In Italia i giovani non hanno fiducia né nella ripresa né nel valore di investire in se stessi. E non ce l’hanno perché i primi a non avercela sono i loro genitori, i loro maestri e i loro governanti. Tutte quelle persone che ormai da tempo continuano a dire che tanto studiare non serve. Che è meglio essere umili, accontentarsi magari di terminare la scuola dell’obbligo e imparare un mestiere. Un diploma è già abbastanza. Nessuno ha detto a questi giovani che la probabilità di restare disoccupati senza un titolo di studio superiore è il doppio che in presenza di un titolo. Certo, nell’ultimo anno il tasso di disoccupazione nel primo anno dopo la laurea è aumentato dal 15 al 16%. Ma questo dato è la metà del tasso medio di disoccupazione giovanile in Italia. Senza contare che, comunque, a cinque anni dalla laurea l’80% dei laureati ha un lavoro stabile, mentre chi è senza istruzione tende a cumulare precarietà. E nessuno dice ai giovani che, anche in presenza di un titolo, c’è un’enorme differenza di prospettive tra un diploma e una laurea. Dati Istat indicano che nell’arco della vita lavorativa i laureati hanno un tasso di occupazione di oltre 11 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (77% contro 66%). Non solo, guardando al lungo periodo i laureati hanno retribuzioni che in media sono superiori del 55% rispetto a quelle dei diplomati. Un gap che chiaramente si accumula con il tempo e che si reduce tra i più giovani. Ma anche nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni la retribuzione dei laureati supera del 30% quella dei diplomati. E’ sciocco quindi consigliare ai giovani di non andare all’università perché i salari di ingresso sono analoghi tra laureati e diplomati. Un salario di ingresso dura un anno, ma una vita professionale ne dura minimo 30. E l’effetto dell’istruzione nell’arco di questi 30 anni è enorme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ vero, il mito della laurea che appena conseguita ti garantisce il posto fisso e ben pagato è andato sgretolandosi - in Italia come in molti altri Paesi -, così come è vero che i nostri laureati rispetto ai loro genitori hanno una vita più difficile, ma il valore dell’istruzione resta comunque indiscusso anche per le nuove generazioni. Anzi, in un mondo sempre più qualificato studiare è più necesario che mai. E la vera scommessa per qualsiasi Paese che abbia la voglia e la forza di guardare al futuro non è istigare i giovani a deporre le armi ai primi segnali di incertezza che trovano agli inizi di carriera, ma al contrario adoperarsi ed investire per aiutarli ad orientarsi, per dargli il coraggio di guardare avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché se questi ragazzi rinunciano ad investire in se stessi a farne le spese non sarà solo il loro futuro, ma quello di tutti noi. Come pensiamo noi di riqualificare e rilanciare il nostro sistema economico e produttivo con una forza lavoro che anziché qualificarsi si dequalifica? Come pensiamo noi di sopravvivere in un mondo in cui anche la competitività di Paesi emergenti come Cina e India è sempre più trainata da scienza, cultura e tecnologia quando non riusciamo a far laureare nemmeno il 20% dei nostri giovani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quadro che emerge dal continuo calo di iscrizioni universitarie è scoraggiante. E’ il quadro di una generazione senza direzione, senza guida, senza fiducia nel futuro. Un tratto che non è tipico dei giovani, ma che è frutto di un Paese che ha perso il senso stesso della parola futuro, identificata ormai delle sue stesse classi dirigenti con la prossima tornata elettorale e con la fine o meno del proprio mandato. Ma questi giovani hanno tutta la vita davanti. Diamogli un motivo per affrontarla a testa alta, con grinta e determinazione. La loro rinuncia è una sconfitta per tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IRENE TINAGLI - La Stampa - 9 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5055370789645841493?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5055370789645841493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5055370789645841493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5055370789645841493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5055370789645841493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/studiare-e-piu-utile-che-mai.html' title='Studiare è più utile che mai'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-974485160152341389</id><published>2011-03-08T07:47:00.000+01:00</published><updated>2011-03-08T07:47:17.177+01:00</updated><title type='text'>Scuola, Tabacci: «Improvvide le parole del Premier»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1685:scuola-tabacci-limprovvide-e-sbagliate-dichiarazioni-berlusconir&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;Scuola, Tabacci: «Improvvide le parole del Premier»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Rispetto alle grandi ideologie che hanno insanguinato la storia del Novecento, oggi c'e' la prevalenza della cultura della furbizia e il trionfo dell'egoismo. Il rimedio a tutto questo e' ridare autorevolezza alla scuola», ha concluso Tabacci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-974485160152341389?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1685:scuola-tabacci-limprovvide-e-sbagliate-dichiarazioni-berlusconir&amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;Itemid=23' title='Scuola, Tabacci: «Improvvide le parole del Premier»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/974485160152341389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=974485160152341389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/974485160152341389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/974485160152341389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/scuola-tabacci-improvvide-le-parole-del.html' title='Scuola, Tabacci: «Improvvide le parole del Premier»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-7574966945632628160</id><published>2011-03-06T09:08:00.001+01:00</published><updated>2011-03-06T09:10:42.866+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica economica'/><title type='text'>Una patrimoniale per tornare a crescere</title><content type='html'>Accantonare sbrigativamente il dibattito sull’opportunità di introdurre una imposta patrimoniale è un lusso che l’Italia non si può permettere. Non se lo può permettere in rapporto alla cruciale rilevanza dei due problemi nei quali si dibatte non da anni, ma da decenni: l’immane stock di debito pubblico e la modestia del ritmo di crescita della sua economia. I due problemi sono tra loro strettamente correlati. La crisi globale degli ultimi due anni, infatti, ha accresciuto l’evidenza di questa correlazione fino a configurarla come una trappola nella quale il Paese si dibatte: la sostenibilità del debito non migliora perché l’economia non cresce; e l’economia non cresce  perché la sostenibilità del debito non migliora. Come si sa, alla fine di quest’anno il debito pubblico raggiungerà il 120% del Pil. Per quanto abnorme, questo livello è il risultato di una azione di contenimento della quale il governo mena gran vanto malgrado sia costata non solo la rinuncia ad ogni significativa politica di promozione dello sviluppo, ma addirittura una azione restrittiva svolta attraverso tagli di spesa indiscriminati. Anche questa, a ben vedere, si configura come una trappola della quale non si vede l’uscita perché una siffatta politica, tutta tesa al contenimento dei saldi puntuali, mina la principale garanzia che un debitore dovrebbe dare, ossia quella di prospettare la capacità di generare risorse che consentano il pagamento degli interessi ed il rimborso a scadenza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Strategie per avviare a soluzione questi problemi non se ne vedono se non quella dell’attesa messianica di una ripresa globale. La inconsistenza di questa strategia emerge dalla circostanza che, quand’anche questa ripresa si accentuasse e si consolidasse, l’economia italiana non appare in grado di approfittarne a motivo dei suoi ben noti deficit di competitività (dimensione delle imprese, innovazione, ricerca, e via dicendo). Posto così il problema, e prima di giungere all’ipotesi di una imposizione sui patrimoni, sono opportune alcune considerazioni di scenario sia sulla questione del debito che su quello della incapacità di crescere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il debito.&lt;br /&gt;Quando si tratta del debito non basta partire dalla sua mole; è opportuna, se non doverosa, anche una considerazione qualitativa inerente al processo attraverso il quale si è formato e alla natura del credito che ne costituisce la immagine speculare. Ebbene, la circostanza che l’Italia si distingue per una ricchezza patrimoniale delle famiglie particolarmente elevata non è un caso né può essere spiegata soltanto con il frutto di una grande propensione al risparmio come vuol far credere la sbrigativa agiografia corrente. È il frutto, piuttosto, di un periodo ormai lontano, nientemeno che di una cinquantina di anni fa. Fu allora che un indebitamento non dissimile da quello degli altri Paesi europei cominciò a crescere per il cumulo di disavanzi dovuti ad un forte aumento della spesa corrente compensato solo in piccola parte da un timido aumento delle entrate. Il mondo – va ricordato – era ancora rigorosamente bipolare ed il nostro sistema politico-istituzionale conseguentemente bloccato: la forma era quella delle grandi democrazie occidentali, con una maggioranza ed una minoranza, ma l’equilibrio geopolitico imponeva che quest’ultima rimanesse stabilmente tale per il motivo che era costituita da partiti di ispirazione marxista tra i quali, soprattutto, il Partito Comunista. Di conseguenza, salì la spesa per il welfare, al fine di assicurare la tenuta sociale, ma non fu proporzionalmente aumentata la pressione fiscale, per non compromettere il consenso elettorale attribuito alla maggioranza dalla borghesia, dagli imprenditori, dai lavoratori autonomi, da larga parte del mondo contadino.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Visto dal lato dei percettori di redditi, dunque, lo scambio era il seguente: poche tasse, da un lato, alla condizione che la spesa non coperta dal prelievo fiscale fosse finanziata, dall’altro, con la sottoscrizione di titoli pubblici. In un sistema finanziario chiuso come quello di allora era sufficiente manovrare opportunamente i tassi di interesse per assicurare il funzionamento di questo circuito. Tassi, comunque, vieppiù elevati che venivano capitalizzati come debito pubblico aggiuntivo, dal lato del passivo, e, dal lato dell’attivo, come ricchezza finanziaria delle famiglie il cui reddito consentiva di risparmiare per poter sottoscrivere i titoli dello Stato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Questo processo ha connotato soprattutto gli anni ’70. Negli anni ’80 e fino ai primi anni ’90, poi, il debito è letteralmente esploso, ma a causa soprattutto dell’aumento dei tassi di interesse che lo moltiplicò in pochi anni.  E va da sé che, quanto più andava crescendo l’onere sugli interessi, tanto più cresceva la ricchezza finanziaria delle famiglie che, direttamente o indirettamente, possedevano i titoli.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A guarnire questa torta con una corposa ciliegina provvide infine, negli anni ’90, la manovra di armonizzazione della politica monetaria italiana a quella dei Paesi che si apprestavano a formare l’Unione monetaria. In due o tre anni i tassi di mercato italiani si ridussero ad un terzo con conseguente moltiplicazione della ricchezza finanziaria delle famiglie che a quel tempo era ancora costituita prevalentemente da titoli di Stato. Chi possedeva Buoni del Tesoro a tasso fisso con scadenze medio-lunghe beneficiò, senza il benché minimo merito, di un aumento del loro valore di mercato anche di due e persino di tre volte.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non ha alcuna rilevanza il fatto che negli anni successivi quella ricchezza abbia assunto forme diverse: titoli esteri, immobili, o altro. Ciò che rileva è che larga parte di essa si è formata per motivi che nulla hanno a che fare con meriti soggettivi che vanno riconosciuti e rispettati: laboriosità, ingegno, capacità imprenditoriali, previdenza, studio, risparmio. Di conseguenza, il prelievo di una quota di questa ricchezza, che tanto massicciamente pesa sulle possibilità di crescita del nostro Paese, si può oggi configurare come la riappropriazione da parte dello Stato, e dunque dell’intera collettività nazionale, di una piccola parte di un qualcosa di molto simile ad una sopravvenienza attiva che le famiglie si sono ritrovata iscritta nel loro bilancio patrimoniale; ovvero come la chiusura di un conto rimasto fin troppo a lungo aperto con quanti, magari in buona fede, magari senza neppure accorgersene, hanno messo le mani nelle tasche dello Stato fino a fare dell’Italia un Paese con tanta gente benestante ed un settore pubblico costantemente in braghe di tela. Questa storia del debito pubblico non è irrilevante quando si discetta su una eventuale imposizione patrimoniale.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La crescita&lt;br /&gt;Per qualche considerazione sulla crescita non occorre risalire tanto indietro negli anni. Basta richiamare la svolta epocale determinata dalla partecipazione dell’Italia alla moneta unica europea. Ai fini che qui interessano, la sostituzione della lira con l’euro ha implicato la transizione da una politica monetaria indulgente nei confronti dell’inflazione, in quanto disposta a somministrare periodicamente alla competitività delle nostre produzioni una svalutazione della lira come ricostituente della competitività via via persa. La svolta avrebbe dovuto comportare anche una conversione di 180 gradi delle strategie produttive passando da una competitività impostata sul prezzo ad una basata sulla qualità, sulla esclusività, sulla innovazione, sui contenuti tecnologici. Per motivi soprattutto di dimensione media delle imprese, questa transizione è stata affrontata con successo solo da una piccola parte di esse. La maggior parte è rimasta ancorata ad una mentalità che la globalizzazione, con la conseguente concorrenza dei Paesi emergenti, ha reso antistorica e, perciò, sempre più insostenibile. Nel tentativo di reggere il mercato, complice la politica per evidenti motivi elettorali, la soluzione è stata quella di una sempre più severa compressione dei costi della quale ha fatto le spese soprattutto la remunerazione del lavoro, sia direttamente con la cosiddetta moderazione salariale, sia indirettamente con la introduzione dei contratti atipici dei quali il sistema produttivo ha usato quasi esclusivamente per poter impiegare manodopera a condizioni economiche e normative inferiori a quelle stabilite dai contratti. Così – come ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia – “i salari di ingresso dei giovani sul mercato del lavoro sono fermi, in termini reali, da oltre un decennio su livelli al disotto di quelli degli anni ‘80”. Ciò nondimeno, “il tasso di disoccupazione giovanile sfiora il 30%”. C’è bisogno di rilevare come non possa essere casuale che l’origine di questa situazione coincida con la nascita dell’Unione monetaria e la conseguente stabilizzazione del cambio?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il risultato di questa miope politica è stato quello di erodere il potere d’acquisto della maggior parte della popolazione realizzando così una ulteriore trappola: la domanda interna ristagna, l’economia non cresce perché difetta di competitività, per accrescerla si comprimono i costi, ma comprimendo i costi si deprime ancor più la domanda interna. E la spirale del declino continua ad avvitarsi giù per un pozzo del quale non si vede ancora il fondo (vedi anche Salari e produttività, il legame funesto).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’ipotesi patrimoniale&lt;br /&gt;Se quanto considerato finora può essere anche parzialmente condiviso, l’ipotesi della introduzione di una imposizione patrimoniale non può essere aprioristicamente scartata, tantomeno se per motivi di mera propaganda politica, come ha fatto il centro-destra, o di grossolana competizione, come ha fatto gran parte del centro-sinistra.&lt;br /&gt;L’ipotesi va approfondita non col fine di abbattere il debito, poiché in questo caso per ottenere un risultato significativo occorrerebbe agire con una mano talmente dura da determinare – come è stato da più parti rilevato – effetti pesanti, forse anche imprevedibili, e probabilmente incontrollabili. L’ipotesi merita di essere approfondita come tassazione dei patrimoni per alleggerire a parità di entrate, o se preferite di pressione fiscale, la tassazione dei redditi. L’obiettivo non è quello di ridurre lo stock di debito, ma di ridurre la sua dimensione in termini di Pil e, quindi, di accrescerne per questa via l’affidabilità e la sostenibilità. In altre parole, l’obiettivo è quello di dare impulso alla crescita e, con essa, all’equità distributiva, al perseguimento della evasione, e alla fin dei conti ad una reale progressività secondo il dettato costituzionale. Beninteso, con alcune avvertenze anch’esse suscettibili di approfondimento.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Prima avvertenza: i redditi da alleggerire sono quelli da lavoro e da pensione con una opportuna progressività che offra benefici tanto più tangibili quanto più l’imponibile è basso. Lo scopo, al dilà delle ragioni della perequazione distributiva, è quello di rianimare la domanda interna; e tutti i modelli econometrici, oltre all’evidenza empirica, dicono che la disponibilità di un potere d’acquisto aggiuntivo si traduce tanto più in domanda di beni e servizi quanto più integra un potere d’acquisto basso. Non sembra consigliabile, invece, detassare i redditi delle attività finanziarie ed i redditi delle imprese. Le attività finanziarie, si sa, sono già fin troppo detassate; semmai c’è un problema di elevare la loro tassazione almeno al livello medio degli altri Paesi europei. Non sembra opportuno, per altro, detassate i redditi da impresa perché ciò contrasterebbe con una politica che finalmente induca le imprese ad accrescere la competitività attraverso ricerca ed innovazione, invertendo la politica seguita finora di assisterle nella ricerca della compressione dei costi che – come si è detto sopra – è antistorica e, in tempi di globalizzazione, non può che comprimere retribuzioni e condizioni di vita e di lavoro verso i livelli dei Paesi a basso costo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Seconda avvertenza. L’imposizione sui patrimoni non è solo un possibile strumento di prelievo fiscale, ma anche – e talvolta soprattutto – uno strumento della politica economica e industriale. Può essere considerata, pertanto, non solo per sostituire le entrate che verrebbero meno con una detassazione dei redditi da lavoro e da pensione, ma anche per indurre una maggiore fluidità nella circolazione e nella allocazione della ricchezza. Una fluidità che sarebbe auspicabile in relazione sia al patrimonio immobiliare, sia soprattutto alla proprietà delle imprese, dove (specie dopo la nefasta abolizione della imposta di successione) una tassazione patrimoniale potrebbe essere congegnata in modo da allentare i vincoli tra le imprese e le famiglie proprietarie e così favorire allocazioni più efficienti della proprietà stessa, anche con accorpamenti ed aggregazioni finalizzati all’innalzamento della dimensione media delle imprese.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Terza avvertenza. Una patrimoniale così come viene qui tratteggiata è coerente con l’obiettivo enunciato dal ministro Tremonti di spostare la tassazione “dai redditi alle cose”. Un obiettivo condivisibile non solo in termini di contrasto all’evasione, essendo evidente che “le cose” possono sfuggire o occultarsi più difficilmente dei redditi, ma anche perché è del tutto iniquo che vengano tassati i redditi da lavoro più delle rendite finanziarie; la panda dell’operaio che ne usa per andare in fabbrica e non gli yacht, gli ormeggi per le imbarcazioni da diporto o le abitazioni anche di grande metratura magari situate nei più esclusivi quartieri residenziali. Ed è socialmente dirompente, come il governatore della Banca d’Italia ha rilevato, che la categoria dei giovani, anche occupati, dipenda dal reddito dei genitori quando lo stesso beneficio, in chiave di solidarietà intergenerazionale, potrebbe venire loro da una detassazione delle retribuzioni finanziata con una patrimoniale sulla ricchezza posseduta prevalentemente dalla categoria dei genitori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quarta ed ultima avvertenza. Non si dica che la ricchezza, finanziaria e non, scapperebbe all’estero o si camufferebbe da estero vestita. Questo avviene già ora in una misura che è difficile immaginare inferiore a quella che si registrerebbe nel caso di una patrimoniale che venisse applicata – con progressività, s’intende – su tutti i beni mobili e immobili che possono essere raggiunti per il solo fatto che esistono, si vedono o sono individuabili. Problemi tecnici e politici, certo, non mancano; ma perché: forse ora non ce ne sono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alfredo Recanatesi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; pubblicato anche su www.eguaglianzaeliberta.it - 4 marzo 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-7574966945632628160?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/7574966945632628160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=7574966945632628160' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7574966945632628160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/7574966945632628160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/una-patrimoniale-per-tornare-crescere.html' title='Una patrimoniale per tornare a crescere'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-2948689820955934114</id><published>2011-03-05T09:22:00.000+01:00</published><updated>2011-03-05T09:24:38.966+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rinnovamento della politica'/><title type='text'>Non si vota più</title><content type='html'>L’ipotesi delle elezioni è per ora accantonata. Ed è da qui che deve ripartire il “Nuovo Polo per l’Italia”. Per organizzarsi in modo definitivo. Fino a questo momento, considerando imminenti o potenzialmente molto vicine le elezioni, i fautori dell’alternativa al bipolarismo hanno sempre fatto prevalere l’istanza del “non c’è tempo per organizzarsi”, non procedendo nei fatti alla costruzione di quel soggetto politico nuovo, dotato di programma e di organigramma, che pure essi stessi prefiguravano. E’ stato così per il “partito della Nazione” evocato da Casini, è stato così per il “terzo polo” (che per fortuna ha subito cambiato nome): evocati ma mai costruiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi le cose sono cambiate e non solo c'è il tempo, ma anche le condizioni politiche per chi vuole percorrere attivamente questa strada. Non ultimi quei soggetti ancora esterni all’arena politica (da Montezemolo a Monti), che fossero effettivamente interessati a giocare la partita dell’alternativa al sistema. Proprio perché le elezioni non sono più dietro l’angolo, questo è il momento di parlare e prendere posizione apertamente. Davanti a noi c’è un lasso di tempo – un anno o addirittura due – sufficientemente lungo per costruire non un cartello elettorale come si profilava fin qui con il trio Casini-Fini-Rutelli, ma una vera e propria forza politica organizzata e priva di quelle caratteristiche deteriori, prima fra tutte il leaderismo, che hanno segnato i soggetti protagonisti del bipolarismo all’italiana. Adesso non ci sono più alibi.&lt;br /&gt;Terza Repubblica&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-2948689820955934114?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/2948689820955934114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=2948689820955934114' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2948689820955934114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/2948689820955934114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/non-si-vota-piu.html' title='Non si vota più'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4290473274841180504</id><published>2011-03-02T11:30:00.000+01:00</published><updated>2011-03-02T11:30:04.659+01:00</updated><title type='text'>Federalismo, Tabacci: «Spesa pubblica aumenterà»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1649:federalismo-tabacci-lspesa-pubblica-aumenterar&amp;amp;amp;catid=22:camera&amp;amp;amp;Itemid=111"&gt;Federalismo, Tabacci: «Spesa pubblica aumenterà»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo federalismo fiscale è solo una ripartizione su base territoriale delle vecchie imposte che si continueranno a pagare al centro. Gli enti locali avranno la possibilità di applicare addizionali, ma i pagamenti affluiscono sulle imposte nazionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4290473274841180504?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1649:federalismo-tabacci-lspesa-pubblica-aumenterar&amp;amp;catid=22:camera&amp;amp;Itemid=111' title='Federalismo, Tabacci: «Spesa pubblica aumenterà»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4290473274841180504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4290473274841180504' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4290473274841180504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4290473274841180504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/03/federalismo-tabacci-spesa-pubblica.html' title='Federalismo, Tabacci: «Spesa pubblica aumenterà»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4514799646298220287</id><published>2011-02-27T08:49:00.000+01:00</published><updated>2011-02-27T08:49:07.493+01:00</updated><title type='text'>Rutelli: «Nuovo Polo può diventare il primo»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1626:rutelli-lnuovo-polo-puo-diventare-il-primor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Rutelli: «Nuovo Polo può diventare il primo»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro vero spazio di crescita risiede in quel 40 per cento e oltre di italiani che oggi non si dichiarano nei sondaggi o si dicono sfiduciati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4514799646298220287?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1626:rutelli-lnuovo-polo-puo-diventare-il-primor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Rutelli: «Nuovo Polo può diventare il primo»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4514799646298220287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4514799646298220287' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4514799646298220287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4514799646298220287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/rutelli-nuovo-polo-puo-diventare-il.html' title='Rutelli: «Nuovo Polo può diventare il primo»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-3024355026373700112</id><published>2011-02-25T08:51:00.000+01:00</published><updated>2011-02-25T08:51:53.949+01:00</updated><title type='text'>Governo, Tabacci: «Italiani si ravvedano o si terranno Berlusconi»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1582:governo-tabacci-litaliani-si-ravvedano-o-si-terranno-berlusconir&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;Governo, Tabacci: «Italiani si ravvedano o si terranno Berlusconi»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Berlusconi si occupa del bunga bunga e noi saremo protagonisti di tutti i Carnevali del mondo, non solo quello Viareggio. Ma è questa la pubblicità che cerchiamo?». Lo ha detto questa mattina a Pescara Bruno Tabacci, in rappresentanza dell'ApI, parlando della situazione politica italiana. «Penso che Berlusconi - ha detto ancora Tabacci - abbia fatto più i suoi interessi che quelli degli italiani, ma se gli italiani non danno un segnale di ravvedimento se lo devono tenere. Quindi, gli italiani devono riflettere».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In base ai dati forniti da Tabacci «il 45 per cento degli interpellati non si riconosce nell'attuale assetto politico e c'è apprezzamento nei confronti del Nuovo polo da parte di chi in questo momento non andrebbe a votare. Bisogna essere in grado - ha aggiunto Tabacci- di parlare agli elettori e non agli eletti. Il terreno da coltivare è quello elettorale».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-3024355026373700112?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1582:governo-tabacci-litaliani-si-ravvedano-o-si-terranno-berlusconir&amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;Itemid=23' title='Governo, Tabacci: «Italiani si ravvedano o si terranno Berlusconi»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/3024355026373700112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=3024355026373700112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3024355026373700112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/3024355026373700112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/governo-tabacci-italiani-si-ravvedano-o.html' title='Governo, Tabacci: «Italiani si ravvedano o si terranno Berlusconi»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-6517588489573276153</id><published>2011-02-19T16:19:00.000+01:00</published><updated>2011-02-19T16:21:18.294+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evasione fiscale'/><title type='text'>In Italia sommerso tra 255 e i 275 miliardi</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Istat: nel 2008 il peso dell'economia sommersa era compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte della ricchezza italiana sfugge alla lente del Fisco. Nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico è compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che il peso dell'economia sommersa è compreso tra il 16,3% e il 17,5% del Pil (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1%). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; VALORE AGGIUNTO - Tra il 2000 e il 2008 l'ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del sommerso economico sul Pil raggiunge il picco più alto (19,7%) nel 2001, per poi decrescere fino al 2007 (17,2%) e mostrare segnali di ripresa nel 2008 (17,5%). La parte più rilevante del fenomeno dell'economia sommersa «è costituita dalla sottodichiarazione del fatturato e dal rigonfiamento dei costi impiegati nel processo di produzione del reddito. A livello settoriale l'evasione fiscale e contributiva è più diffusa nei settori dell'agricoltura e dei servizi, ma è rilevante anche nell'industria. Se si considera la sola economia di mercato, senza considerare, cioè, il valore aggiunto prodotto dai servizi non market forniti dalle amministrazioni pubbliche, il sommerso nel 2008 rappresenta il 20,6% del Pil, contro il 17,5% calcolato per l'intera economia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-6517588489573276153?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/6517588489573276153/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=6517588489573276153' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6517588489573276153'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/6517588489573276153'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/in-italia-sommerso-tra-255-e-i-275.html' title='In Italia sommerso tra 255 e i 275 miliardi'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-9159208770266755094</id><published>2011-02-19T16:16:00.000+01:00</published><updated>2011-02-19T16:18:04.546+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evasione fiscale'/><title type='text'>L'economia sommersa vale il 16-17%</title><content type='html'>Elaborazioni fatte dall'Istat su dati del 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'economia sommersa in Italia vale tra un minimo del 16,1% e un massimo del 17,8% dell'economia. Sono i dati che sono stati forniti agli esperti della commissione per la riforma fiscale che si occupa di «economia non osservata e flussi finanziari». Le elaborazioni, fatte dall'Istat su dati 2005, sono le più aggiornate e entrano nel dettaglio rispetto ai dati del sommerso diffusi lo scorso luglio per macrosettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DATI - Il record spetta al settore «alberghi e pubblici esercizi», per i quali il sommerso si aggira attorno al 56,8%, che supera anche colf e badanti che si ferma al 52,9%. Agricoltura (31,1%) e commercio (21,7%) seguono nella classifica del sommerso. La tabella è stata elaborata tenendo conto di «correzioni» statistiche sugli introiti, i costi interni delle imprese, la dissimulazione dell'attività produttiva sul lavoro non regolare, e stime indipendenti di offerta e domanda. Emerge così che il sommerso nel settore industria tocca l'11,7%. Per il comparto dell'industria il sommerso più evidente è quello delle costruzioni, che arriva al 28,4%, seguito dal tessile-abbigliamento-calzature che è al 13,7%, dagli alimentari (10,7%). Più evidente è l'economia in nero nel settore dei servizi: dopo alberghi e bar e servizi domestici, ci sono istruzione e sanità (36,8%), trasporti e comunicazioni (33,9%), commercio (32,1%); servizi alle imprese (21,5%). L'unico settore con un sommerso sotto le due cifre è il «credito e assicurazione» con 6,4%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RIFORMA - Arriveranno a fine aprile i risultati dei quattro tavoli tecnici di lavoro per la messa a punto della riforma fiscale. Slitta così di circa un mese il calendario informale dei lavori che, pur senza fissare una data precisa, aveva sempre fatto riferimento alla fine di marzo per la messa a punto delle relazioni dei singoli gruppi e, quindi, per la stesura di un documento congiunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-9159208770266755094?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/9159208770266755094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=9159208770266755094' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9159208770266755094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/9159208770266755094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/leconomia-sommersa-vale-il-16-17.html' title='L&apos;economia sommersa vale il 16-17%'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-4923168224181441863</id><published>2011-02-19T16:10:00.000+01:00</published><updated>2011-02-19T16:10:14.937+01:00</updated><title type='text'>Un provvedimento che è la negazione del federalismo.</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1538:no-al-federalismo-di-bossi&amp;amp;amp;catid=8:head-news"&gt;Un provvedimento che è la negazione del federalismo.&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-4923168224181441863?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1538:no-al-federalismo-di-bossi&amp;amp;catid=8:head-news' title='Un provvedimento che è la negazione del federalismo.'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/4923168224181441863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=4923168224181441863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4923168224181441863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/4923168224181441863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/un-provvedimento-che-e-la-negazione-del.html' title='Un provvedimento che è la negazione del federalismo.'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-5175468020488674235</id><published>2011-02-19T16:07:00.000+01:00</published><updated>2011-02-19T16:07:31.347+01:00</updated><title type='text'>Nuovo Polo, Rutelli: «Prospettiva saldissima. Defezioni Fli non lo fermeranno»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1552:nuovo-polo-rutelli-lprospettiva-saldissima-defezioni-fli-non-lo-fermerannor&amp;amp;amp;catid=3:politiche"&gt;Nuovo Polo, Rutelli: «Prospettiva saldissima. Defezioni Fli non lo fermeranno»&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; «La prospettiva del Nuovo polo è saldissima, perché saldissima é la premessa politica che sta alla base del progetto: l'evidente fallimento del bipolarismo. Per cui non sarà un parlamentare in più o in meno a cambiare questo scenario». Le fuoriuscite da “Futuro e Libertà” non preoccupano Francesco Rutelli che tuttavia riconosce la necessità che il soggetto che ha associato Udc, ApI e Fli dovrà al più presto dotarsi di un organo di coordinamento, mentre non ritiene essenziale decidere ora quale potrebbe essere il leader del terzo polo. «Se si votasse tra un mese - ha fatto notare il presidente dell'ApI - scegliere il leader dell'alleanza potrebbe essere un problema. Siccome non mi sembra siamo in queste condizioni, qualche mese in più possiamo concedercelo. Piuttosto mi sembra prioritaria l'esigenza di creare un coordinamento politico», anche per rendere più coerente e razionale l'attività in Parlamento. ApI crescerà ancora, ha assicurato. «Nei prossimi giorni - ha concluso Rutelli - avremo nuove adesioni, l'obiettivo è fare un gruppo autonomo al Senato».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-5175468020488674235?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1552:nuovo-polo-rutelli-lprospettiva-saldissima-defezioni-fli-non-lo-fermerannor&amp;amp;catid=3:politiche' title='Nuovo Polo, Rutelli: «Prospettiva saldissima. Defezioni Fli non lo fermeranno»'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.nicolasquicciarini.com/feeds/5175468020488674235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=7050250179139982465&amp;postID=5175468020488674235' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5175468020488674235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7050250179139982465/posts/default/5175468020488674235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.nicolasquicciarini.com/2011/02/nuovo-polo-rutelli-prospettiva.html' title='Nuovo Polo, Rutelli: «Prospettiva saldissima. Defezioni Fli non lo fermeranno»'/><author><name>Nicola Squicciarini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08383542997025453609</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_NHo65epoLC8/SNvOclR1VII/AAAAAAAAADw/iqP-OCWcXe0/S220/al+largo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7050250179139982465.post-1157511260562461132</id><published>2011-02-19T15:58:00.000+01:00</published><updated>2011-02-19T15:58:01.431+01:00</updated><title type='text'>Tabacci: «Sì a proposta Follini su leadership Monti»</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;amp;view=article&amp;amp;amp;id=1554:tabacci-lsi-a-proposta-follini-su-leadership-montir&amp;amp;amp;catid=6:notizie-nazionali&amp;amp;amp;Itemid=23"&gt;Tabacci: «Sì a proposta Follini su leadership Monti»&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7050250179139982465-1157511260562461132?l=www.nicolasquicciarini.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.alleanzaperlitalia.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=1554:tabacci-lsi-a-proposta-follini-su-leadership-montir&amp;amp;catid=6:notizie-nazional
